Affrontare le sfide ambientali legate al settore alimentare e offrire importanti soluzioni per promuovere una trasformazione benefica per l’ambiente e la salute umana sono un’urgenza.

Il settore alimentare è uno dei principali responsabili dello sfruttamento eccessivo delle risorse del nostro pianeta. Questo problema richiede una riflessione immediata, poiché spesso i consumatori non sono consapevoli degli impatti ambientali dei prodotti alimentari che acquistano. Gli scienziati e i ricercatori del settore stanno sollevando crescenti preoccupazioni in merito alla necessità di rivedere radicalmente la produzione e il consumo alimentare per sostenere la salute del pianeta.

Uno studio guidato dal Global Footprint Network ha analizzato la sostenibilità alimentare dell’Unione Europea (UE) e ha rivelato dati cruciali, quanto allarmanti. Il rapporto sottolinea l’urgenza di sviluppare politiche mirate a livello di produzione, consumo e approvvigionamento alimentare per affrontare le sfide ecologiche e sostenere gli obiettivi del Green Deal dell’UE e della strategia Farm to Fork.

 

Il settore alimentare e l’ambiente

Il settore alimentare esercita pressioni significative sugli ecosistemi globali, contribuendo al cambiamento dell’uso del suolo, all’esaurimento delle risorse idriche, all’inquinamento e alla perdita di biodiversità, oltre alle emissioni di gas serra. L’analisi dell’impronta ecologica dell’UE ha rivelato che il consumo alimentare rappresenta il 28-31% dell’impronta ecologica pro capite e utilizza oltre la metà della capacità biologica della regione.

 

Soluzioni per ridurre l’impronta alimentare

Il rapporto identifica due misure chiave per ridurre l’impronta ecologica del cibo: la riduzione dello spreco alimentare e la diminuzione del consumo di carne bovina. Ridurre gli sprechi alimentari e favorire una transizione verso proteine meno impattanti dal punto di vista ambientale sono soluzioni che possono contribuire in modo significativo a questo obiettivo. In particolare, la riduzione del consumo di carne bovina, considerando le attuali pratiche di allevamento, può portare a miglioramenti sia per l’ambiente che per la salute umana.

 

Dipendenza dalla produzione alimentare estera

Inoltre, uno dei punti chiave emersi dallo studio è la dipendenza dell’UE dalla produzione alimentare esterna. Circa il 25% della capacità biologica necessaria per sostenere la dieta dei residenti dell’UE proviene da Paesi terzi, rendendo i sistemi alimentari dell’UE vulnerabili, minacciando la sicurezza alimentare (come dimostrato anche dalla pandemia da Covid-19) e contribuendo ulteriormente, con i lunghi trasporti necessari, alle emissioni di carbonio.

 

Si può dire che la sostenibilità alimentare inizi a tavola e per questo richiede azioni congiunte a livello di produzione, consumo e approvvigionamento. La transizione verso diete meno impattanti, la riduzione degli sprechi alimentari e un approvvigionamento più sostenibile sono passi fondamentali. È quindi essenziale conoscere ciò che finisce sulle nostre tavole, sin dalle sue origini.

Queste azioni non solo contribuiranno al benessere del pianeta, ma supporteranno anche il successo delle iniziative del Green Deal europeo e della strategia Farm to Fork. Inoltre, le lezioni apprese dalla sostenibilità alimentare dell’UE possono essere applicate globalmente per promuovere sistemi alimentari più sostenibili e resistenti. La sostenibilità inizia a tavola, ma i suoi benefici si estendono ben oltre.