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	<title>CLIMA Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Finisce così la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 11:31:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo due settimane di lavoro, più due giorni di tempi supplementari, si è conclusa la <strong>COP27</strong>, il principale evento globale in cui Governi, imprese e rappresentanti della società civile si incontrano per affrontare l&#8217;emergenza climatica.</p>
<p>Quest’anno i leader mondiali si sono riuniti a <strong>Sharm-el-Sheik</strong> tra mille contraddizioni e scelte non centrate: un Paese, l’Egitto, che non spicca certo per il rispetto dei diritti umani, i jet privati, uno dei mezzi più inquinanti, utilizzati come mezzo di trasporto da più di 400 leader, un catering ricco di prodotti ad alto impatto ambientale e lo sponsor che, con la produzione di 110 miliardi di bottiglie di plastica l’anno (circa un quinto della produzione mondiale), risulta essere tra i più grandi inquinatori al mondo.</p>
<p>Anche le presenze destano qualche dubbio: la netta minoranza delle donne, nonostante &#8211; dati alla mano &#8211; nei Paesi in cui ricoprono ruoli di leadership, le politiche sui cambiamenti climatici siano più rigorose ed efficaci, e un sensibile incremento della presenza dei lobbisti di compagnie legate alle fonti fossili (25% in più della COP di Glasgow).</p>
<p>Anche le assenze hanno avuto il loro peso. Come quella dei leader di Paesi chiave, <strong>tra i principali emettitori di CO2,</strong> come la Cina, l’India e la Russia, e l’apparizione lampo di Joe Biden che non è bastata.</p>
<p>Una partenza, non con i migliori presupposti, insomma, ma a difesa di questa 27esima edizione del vertice, che riparte dal Patto sul Clima raggiunto lo scorso anno a Glasgow, c’è una prima, importante novità introdotta in agenda: il <strong>loss&amp;damage</strong>, ovvero il calcolo dei danni causati dalla crisi climatica, la definizione delle responsabilità e dei conseguenti finanziamenti da parte dei Paesi più industrializzati e inquinanti, per risarcire i Paesi poveri e vulnerabili, che hanno minori responsabilità sul cambiamento climatico, ma sono i più colpiti dai suoi effetti.</p>
<p>L’impegno è stato misurato in 100 miliardi di dollari l’anno, almeno fino al 2025, un target in realtà nato nel 2009, che al momento si assesta appena sopra gli 80 miliardi. Chi fa bene è soprattutto l’Europa (Italia inclusa), che paga anche più di quanto competerebbe, male invece, secondo i calcoli fatti da Carbon Brief: Stati Uniti, Canada, Australia, e Regno Unito.</p>
<p>Ruolo chiave quello delle <strong>MDBs</strong>, le Banche multilaterali di sviluppo (come la Banca Mondiale e l’Asian Development Bank) che, come evidenziato nella bozza di testo finale di questa COP, “dovranno fornire una quota significativa di risorse finanziarie, migliorare il loro potenziale di leva finanziaria dei finanziamenti privati, impiegare la gamma di strumenti dalle sovvenzioni alle garanzie e agli strumenti non di debito e risolvere la limitata propensione al rischio e capitalizzazione ridotta, triplicando i finanziamenti per il clima almeno fino al 2025”.</p>
<p>Una riforma senza precedenti che apre i prestiti verso Paesi meno industrializzati e dà sicurezza al mondo della finanza privata per investire in rinnovabili, agricoltura rigenerativa ed economia circolare.</p>
<p>Mai come oggi il mondo economico è chiamato a generare nuova finanza per il clima e l’Italia cerca di fare la sua parte. Il nuovo <strong>Fondo Italiano per il Clima </strong>presentato, che sarà gestito da Cassa Depositi e Prestiti, prevede di erogare 840 milioni l’anno dal 2022 al 2026 per finanziare interventi, anche a fondo perduto, a favore di soggetti privati e pubblici, per contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti negli accordi internazionali in materia di clima e tutela ambientale.</p>
<p>Solo qualche dubbio a riguardo: la Cina, alla guida dei Paesi emergenti e in via di sviluppo è al primo posto come emettitore di gas serra e di certo ha le spalle finanziarie per contribuire alla creazione del fondo loss&amp;damage. Sarà quindi erogatore o beneficiario di questo fondo? Che posizione prenderanno i Paesi che possiedono e usano i maggiori giacimenti petroliferi, ma che rientrano nella definizione di Paesi in via di sviluppo?</p>
<p>Sarà un comitato istituito ad hoc a decidere.</p>
<p>Altro punto trattato a COP27, ha visto ribadire il limite, stabilito nell’Accordo di Parigi, dell&#8217;aumento della temperatura a <strong>1,5 gradi</strong> entro il 2030, con la conseguente necessità di ridurre le emissioni di CO2 del 45%.</p>
<p>C’è il piccolo particolare che le parole indicano una direzione, i numeri quella opposta. Le cifre fornite dal Global Carbon Project mostrano una crescita delle emissioni di CO2 nell’anno in corso di circa l’1% rispetto al 2021.</p>
<p>Quel che è chiaro è che, la conclusione della COP27, vede i prossimi mesi chiave per definire i nuovi obiettivi di taglio delle emissioni dei singoli Paesi.</p>
<p>Tra i timidi passi fatti e quelli non fatti nello scenario internazionale, l’Italia figura tra i Paesi più virtuosi dell’Unione, un Paese che alla transizione energetica, alla scelta delle rinnovabili, crede e ha già fatto, in molti casi, di necessità virtù. Complice anche una forte spinta dal basso: la scelta green delle imprese si diffonde con ampiezza e velocità sorprendenti. Inoltre, tra le principali proposte esposte dal nostro Paese, il sistema dello <strong>Youth4Climate</strong>, per coinvolgere in modo attivo i giovani nei negoziati.</p>
<p>“<em>È giunto il momento, in particolare per i Paesi più avanzati, di accelerare sulla via della transizione energetica, indipendentemente dagli esiti di questa o della prossima COP</em><em>”, </em>dice Edo Ronchi, presidente della <strong>Fondazione per lo sviluppo sostenibile</strong>, che sottolinea la necessità di far crescere gli attori di questa transizione, <em>Governi, imprese e città, come unico volano per avvicinarci a quegli obiettivi che oggi sembrano ancora lontanissimi.</em></p>
<p>Diversi gli interventi che fanno eco. Il primo è quello di Simon Stiell, il nuovo Segretario Esecutivo della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a cui fanno capo le COP, che ha parlato di “una nuova era”, dove tutti devono iniziare a fare le cose diversamente. Un discorso in cui ha trovato spazio anche il tema del <strong>ruolo centrale del genere femminile</strong> nell’azione climatica.</p>
<p>“Siamo sull’autostrada verso un inferno climatico, con il piede schiacciato sull’acceleratore” l’ormai celebre frase-allarme di <strong>António Guterres</strong>, il Segretario Generale Onu, “il nostro pianeta si sta avvicinando rapidamente a punti critici che renderanno il caos climatico irreversibile”, con un chiaro riferimento ai molteplici eventi climatici estremi che si sono verificati. “Abbiamo un bisogno urgente di azioni per il clima e la guerra in Ucraina non deve distogliere l&#8217;attenzione da questo problema”. Guterres ha sottolineato anche l’importanza del raggiungimento di quella cifra simbolica dei 100 miliardi di dollari da destinare ogni anno per mitigazione e adattamento dei Paesi più vulnerabili, ma anche di quanto il senso di “pagare i danni”, esista nella misura in cui ci si occupi anche delle azioni volte a ridurli.</p>
<p>Tutte considerazioni severe ma giuste, che trovano fondamenta nella citazione di Seneca: <em>“</em><em>Non esiste vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”</em><em>.</em></p>
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		<title>COP26: tutto quello che c’è da sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 18:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A un mese dalla conclusione della 26esima Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico delle Nazioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A un mese dalla conclusione della 26esima <strong>Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite </strong>(<strong>COP26</strong>), l&#8217;appuntamento più importante degli ultimi anni sui cambiamenti climatici, si prende coscienza degli impegni presi e del lavoro da svolgere. Tutti insieme.</p>
<p>Un evento storico indubbiamente, quanto controverso, che ha riunito oltre 30.000 delegati, tra cui Capi di Stato, esperti climatici e attivisti, per concordare un <strong>piano d’azione </strong>coordinato per la <strong>salvaguardia dell’ambiente</strong>.</p>
<p>Per ottenere risultati concreti, tutti i Paesi dovranno impegnarsi nella riduzione della <strong>deforestazione</strong>, accelerare la <strong>transizione ecologica</strong>, abbandonando le fonti fossili e investendo in quelle <strong>rinnovabili</strong>.</p>
<p>Quattro i grandi obiettivi da perseguire:</p>
<ol>
<li><strong>Azzerare le emissioni nette a livello globale e limitare l’aumento delle temperature 1,5 °C entro il 2050</strong>.</li>
<li><strong>Salvaguardare gli ecosistemi e le comunità umane nei luoghi dove il cambiamento climatico ha e avrà un maggior impatto </strong></li>
<li><strong>Finanziare attività e progetti per il rispetto ambientale</strong>. Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere l’impegno di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in <strong>finanziamenti per il clima</strong> entro il 2030.</li>
<li><strong>Cooperare tra</strong> <strong>Stati</strong>.</li>
</ol>
<p>Cosa è stato raggiunto?</p>
<p>Significativi sono gli impegni globali presi, come quello sulla deforestazione, sulla trasparenza del reporting delle emissioni, sulla revisione annuale (anziché quinquennale) dei Nationally Determined Contributions (NDC) per la neutralità carbonica.</p>
<p>Di contro, è forse mancato il coraggio di attuare misure più drastiche per contenere il riscaldamento globale: il documento finale della COP26, infatti, invita e non vincola i Paesi ad adottare fonti energetiche rinnovabili e a ridurre la presenza di centrali a carbone e di sussidi alle fonti fossili, né ha strutturato un piano centralizzato per tutti.</p>
<p>Si è sicuramente segnato un salto di qualità nella presa di coscienza della crisi climatica, ma ci si aspettava di più.</p>
<p>Tanti i grandi protagonisti che hanno animato il dibattito, anche la <strong>Regina Elisabetta di Inghilterra</strong>, che è intervenuta rivolgendosi ai leader della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow in un videomessaggio.</p>
<p>«<em>Non è più il tempo delle parole, ma il tempo dell&#8217;azione per affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici</em>» ha detto. A farle eco, <strong>Boris Johnson</strong>, Primo ministro del<strong> Regno Unito</strong>, che ha aperto il Convegno dichiarando: «<em>La meta è vicina ma dobbiamo essere più ambiziosi</em>».</p>
<p>A questo scopo, proprio la presidenza britannica ha redatto il <strong>documento finale della Cop26</strong> &#8211; che si allinea agli obiettivi dell&#8217;<strong>Accordo di Parigi </strong>sulla riduzione delle emissioni di gas serra &#8211; invitando i Paesi a &#8220;rivisitare e rafforzare&#8221; i target di riduzione delle emissioni per il 2030 nei loro piani d&#8217;azione nazionali.</p>
<p>Il documento esorta inoltre a definire piani e politiche entro la fine del prossimo anno per <strong>ridurre le emissioni di anidride carbonica</strong> del 45% al 2030 e raggiungere le <strong>zero emissioni </strong>nette entro la metà del secolo e ai Paesi sviluppati di almeno raddoppiare i finanziamenti per il clima per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici.</p>
<p>A segnare <a href="https://ukcop26.org/it/gli-obiettivi-della-cop26/">questa edizione</a> di COP26 è stato poi l’inatteso <strong>accordo tra Stati Uniti e Cina</strong>, primi Paesi emettitori di gas serra al mondo.</p>
<p>La Cina, in particolare, ha detto sì a un mercato globale delle emissioni di carbonio, uno degli obiettivi del vertice di Glasgow. <strong>John Kerry</strong>, inviato del presidente <strong>Biden</strong> per il clima, ha detto che Usa e Cina conservano le rispettive distanze, ma sulla lotta al cambiamento climatico “<em>non hanno scelta</em>” se non collaborare.</p>
<p>Ciò che è emerso in generale, dunque, è che questo decennio sarà determinante per il futuro del <strong>Pianeta</strong>, perché rappresenta l’ultima possibilità per l’umanità di agire prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Solo rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e le cittadinanze sarà possibile <strong>vincere la sfida della crisi climatica </strong>per garantire alle generazioni future modelli sostenibili di produzione e di consumo e una società inclusiva, equa ed etica.</p>
<p>È una questione di visione: è importante affrontare questa transizione come opportunità di sviluppo. Un ecosistema protetto, sostenibile e resiliente è in grado di produrre più ricchezza e reddito di un ecosistema insicuro e debole.</p>
<p>In questo scenario, il ruolo dell’imprenditore risulta essere centrale, nella realizzazione di <a href="https://www.marziachiesa.it/category/economia-circolare/">modelli di business sostenibili</a> che mantengano l’equilibrio tra sviluppo economico, equità sociale ed ecosistemi.</p>
<p>Mi rende particolarmente fiduciosa il ruolo dirompente che sta avendo la nuova generazione di giovani e giovanissimi, cosciente delle conseguenze che le azioni di oggi avranno sul loro futuro e attivi e coraggiosi nel far sentire la propria voce, riscuotendo in maniera importante l’attenzione dei media.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/cop26-tutto-quello-che-ce-da-sapere/">COP26: tutto quello che c’è da sapere</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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