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	<title>FUTURO Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Il mio Expo a Dubai in meno di 800 caratteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 08:57:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[A green business life]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio che ha messo in discussione certezze, ma che ha aperto la mente a</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>viaggio</strong> che ha messo in discussione certezze, ma che ha aperto la mente a un orizzonte più lontano, a nuove visioni e <strong>opportunità</strong>.</p>
<p>Cosa rimane dei viaggi? Mi è servito qualche giorno per capire cosa stessi portando con me al mio ritorno da <strong>Dubai</strong>.</p>
<p>La storia, quella che traspare da mura millenarie, dalle generazioni passate che danno consistenza alle persone che incontro. Dubai questo non lo ha. È una ragazza di ultima generazione, di una bellezza innaturale, spettacolare, eccessiva, luccicante. Un ex villaggio di pescatori di perle che è diventato in meno di due secoli una delle capitali più tecnologiche al mondo, laboratorio di ingegneria e di <strong>architettura</strong>. E questo riassume la sua forza.</p>
<p>“<em>La città più felice del mondo</em>”; così la descrive lo slogan all’arrivo in aeroporto, ad indicare che attraverso il progresso tecnologico e il consumismo arrivi la felicità. È così?</p>
<p>Con 16 milioni di visitatori l’anno, è la quarta città più visitata al mondo. Ma non è solo un parco giochi per turisti, Dubai, sotto al vestito, ha della sostanza: le zone economiche particolarmente favorevoli hanno innescato un processo di delocalizzazione delle multinazionali, un’idea vincente che ha fatto nascere nuove economie di scala, di rete e di apprendimento.</p>
<p>Dubai è <strong>avanguardia</strong>, è il <strong>futuro</strong>. Un futuro che non può certo prescindere dal capitalismo, ma che ha capito come governarlo e come coniugarlo con il progresso sostenibile, con la cura del futuro, dei giovani come lei. Una società urbana nella quale materialismo e consumismo impreziosiscono le forme senza tralasciarne l’anima.</p>
<p>Un luogo frutto di una visione ben precisa, dove si realizzano le idee più ardite per il futuro. Non a caso qui ha avuto sede la prima Esposizione Universale di un Paese arabo, l’<strong>Expo</strong>. Uno spettacolo straordinario di idee e di innovazione, che dà una preview di quello che ci può riservare il futuro.</p>
<p>Esperienze, tecnologie all’avanguardia, arte e cultura in un ambiente avveniristico che ha visto coinvolti 192 Paesi. Un successo prevedibile, che neanche la pandemia ha potuto scalfire. Una manifestazione di valore, che ha sviluppato i temi della <strong>sostenibilità</strong>, dell’<strong>opportunità </strong>e della <strong>mobilità</strong>, ma anche passerella del genio creativo e delle persone, della loro vita quotidiana di oggi, del loro passato e del loro futuro.</p>
<p>Il padiglione Italia credo abbia centrato il tema. Realizzato da CRA-Carlo Ratti Associati e Italo Rota Building Office, si trovava nell’area dedicata alle opportunità e offre diversi spunti di riflessione.</p>
<p>Ha raccolto in sé il concetto di sostenibilità ambientale, senza perdere di vista le persone, raccontandone le origini attraverso la sua storia e la sua arte.</p>
<p>Un padiglione concettuale e visionario, omaggio all’umanità.</p>
<p>Un’organizzazione impeccabile, quella dell’Expo, che ha permesso d’immergersi nella visita senza ostacoli, alla scoperta dei padiglioni. Una sfida comune: il rispetto dell’ambiente, l’eco-sostenibilità e l’innovazione e anche la convivenza multietnica, con tradizioni dei diversi Paesi che s’incontrano, ritrovano e celebrano la propria cultura e la propria visione del futuro.</p>
<p>Dubai ci regala un altro esempio di come l’entertainment possa anche essere luogo di riflessione.</p>
<p><strong>Expo: e poi?</strong></p>
<p>Chiusa la manifestazione si parte subito con i lavori per realizzare District 2020, la città del futuro, una smart city sostenibile, focalizzata sui bisogni della comunità locale, che avrà al suo interno un ecosistema di aziende orientate all’innovazione, avvicinando in un unico luogo talenti e tecnologie. Nel nome della sostenibilità, verrà riutilizzato l’80% delle costruzioni realizzate per l’Esposizione, mantenendo intatta la vocazione del luogo: l’essere umano al centro, in armonia con l’<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>Lo ha raccontato Reem Al Hashimi, volto di questa transizione verso il futuro, Donna con alle spalle anni di impegno negli Emirati Arabi Uniti per l’<strong>empowerment femminile </strong>e oggi ministro per la Cooperazione internazionale, direttore generale di questo Expo e personaggio chiave di questo progetto.</p>
<p>Strutture di livello mondiale dedicate all’istruzione, alla cultura e all’intrattenimento per sostenere il progresso verso un’economia guidata dall’innovazione e dalla sostenibilità.</p>
<p>Cosa c’è di più visionario di una parte di deserto trasformata in luogo dei sogni, con le condizioni per dar vita alla città del futuro?</p>
<p>Un piano che nasce dalla volontà, ma anche dall’esigenza, di evitare lo spreco di <strong>risorse</strong>. Un modello che ha preso ispirazione da quello vincente di Milano, Mind – Milano Innovation District, nato sul terreno che fu teatro di Expo 2020: uno dei più grandi progetti di rigenerazione urbana d’Europa, dove la tecnologia è uno strumento per migliorare la qualità della vita.</p>
<p>In questo caso mi permetto di dire, ora come un anno e mezzo fa, che <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-does-it-better-un-futuro-verso-la-sostenibilita/">“<em>Italia does it better</em>”</a>.</p>
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		<title>COP26: tutto quello che c’è da sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 18:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[CAMBIAMENTOCLIMATICO]]></category>
		<category><![CDATA[CLIMA]]></category>
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		<category><![CDATA[RISCALDAMENTOCLIMATICO]]></category>
		<category><![CDATA[RISPETTOAMBIENTALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A un mese dalla conclusione della 26esima Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico delle Nazioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A un mese dalla conclusione della 26esima <strong>Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite </strong>(<strong>COP26</strong>), l&#8217;appuntamento più importante degli ultimi anni sui cambiamenti climatici, si prende coscienza degli impegni presi e del lavoro da svolgere. Tutti insieme.</p>
<p>Un evento storico indubbiamente, quanto controverso, che ha riunito oltre 30.000 delegati, tra cui Capi di Stato, esperti climatici e attivisti, per concordare un <strong>piano d’azione </strong>coordinato per la <strong>salvaguardia dell’ambiente</strong>.</p>
<p>Per ottenere risultati concreti, tutti i Paesi dovranno impegnarsi nella riduzione della <strong>deforestazione</strong>, accelerare la <strong>transizione ecologica</strong>, abbandonando le fonti fossili e investendo in quelle <strong>rinnovabili</strong>.</p>
<p>Quattro i grandi obiettivi da perseguire:</p>
<ol>
<li><strong>Azzerare le emissioni nette a livello globale e limitare l’aumento delle temperature 1,5 °C entro il 2050</strong>.</li>
<li><strong>Salvaguardare gli ecosistemi e le comunità umane nei luoghi dove il cambiamento climatico ha e avrà un maggior impatto </strong></li>
<li><strong>Finanziare attività e progetti per il rispetto ambientale</strong>. Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere l’impegno di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in <strong>finanziamenti per il clima</strong> entro il 2030.</li>
<li><strong>Cooperare tra</strong> <strong>Stati</strong>.</li>
</ol>
<p>Cosa è stato raggiunto?</p>
<p>Significativi sono gli impegni globali presi, come quello sulla deforestazione, sulla trasparenza del reporting delle emissioni, sulla revisione annuale (anziché quinquennale) dei Nationally Determined Contributions (NDC) per la neutralità carbonica.</p>
<p>Di contro, è forse mancato il coraggio di attuare misure più drastiche per contenere il riscaldamento globale: il documento finale della COP26, infatti, invita e non vincola i Paesi ad adottare fonti energetiche rinnovabili e a ridurre la presenza di centrali a carbone e di sussidi alle fonti fossili, né ha strutturato un piano centralizzato per tutti.</p>
<p>Si è sicuramente segnato un salto di qualità nella presa di coscienza della crisi climatica, ma ci si aspettava di più.</p>
<p>Tanti i grandi protagonisti che hanno animato il dibattito, anche la <strong>Regina Elisabetta di Inghilterra</strong>, che è intervenuta rivolgendosi ai leader della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow in un videomessaggio.</p>
<p>«<em>Non è più il tempo delle parole, ma il tempo dell&#8217;azione per affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici</em>» ha detto. A farle eco, <strong>Boris Johnson</strong>, Primo ministro del<strong> Regno Unito</strong>, che ha aperto il Convegno dichiarando: «<em>La meta è vicina ma dobbiamo essere più ambiziosi</em>».</p>
<p>A questo scopo, proprio la presidenza britannica ha redatto il <strong>documento finale della Cop26</strong> &#8211; che si allinea agli obiettivi dell&#8217;<strong>Accordo di Parigi </strong>sulla riduzione delle emissioni di gas serra &#8211; invitando i Paesi a &#8220;rivisitare e rafforzare&#8221; i target di riduzione delle emissioni per il 2030 nei loro piani d&#8217;azione nazionali.</p>
<p>Il documento esorta inoltre a definire piani e politiche entro la fine del prossimo anno per <strong>ridurre le emissioni di anidride carbonica</strong> del 45% al 2030 e raggiungere le <strong>zero emissioni </strong>nette entro la metà del secolo e ai Paesi sviluppati di almeno raddoppiare i finanziamenti per il clima per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici.</p>
<p>A segnare <a href="https://ukcop26.org/it/gli-obiettivi-della-cop26/">questa edizione</a> di COP26 è stato poi l’inatteso <strong>accordo tra Stati Uniti e Cina</strong>, primi Paesi emettitori di gas serra al mondo.</p>
<p>La Cina, in particolare, ha detto sì a un mercato globale delle emissioni di carbonio, uno degli obiettivi del vertice di Glasgow. <strong>John Kerry</strong>, inviato del presidente <strong>Biden</strong> per il clima, ha detto che Usa e Cina conservano le rispettive distanze, ma sulla lotta al cambiamento climatico “<em>non hanno scelta</em>” se non collaborare.</p>
<p>Ciò che è emerso in generale, dunque, è che questo decennio sarà determinante per il futuro del <strong>Pianeta</strong>, perché rappresenta l’ultima possibilità per l’umanità di agire prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Solo rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e le cittadinanze sarà possibile <strong>vincere la sfida della crisi climatica </strong>per garantire alle generazioni future modelli sostenibili di produzione e di consumo e una società inclusiva, equa ed etica.</p>
<p>È una questione di visione: è importante affrontare questa transizione come opportunità di sviluppo. Un ecosistema protetto, sostenibile e resiliente è in grado di produrre più ricchezza e reddito di un ecosistema insicuro e debole.</p>
<p>In questo scenario, il ruolo dell’imprenditore risulta essere centrale, nella realizzazione di <a href="https://www.marziachiesa.it/category/economia-circolare/">modelli di business sostenibili</a> che mantengano l’equilibrio tra sviluppo economico, equità sociale ed ecosistemi.</p>
<p>Mi rende particolarmente fiduciosa il ruolo dirompente che sta avendo la nuova generazione di giovani e giovanissimi, cosciente delle conseguenze che le azioni di oggi avranno sul loro futuro e attivi e coraggiosi nel far sentire la propria voce, riscuotendo in maniera importante l’attenzione dei media.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/cop26-tutto-quello-che-ce-da-sapere/">COP26: tutto quello che c’è da sapere</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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