Un viaggio che ha messo in discussione certezze, ma che ha aperto la mente a un orizzonte più lontano, a nuove visioni e opportunità.

Cosa rimane dei viaggi? Mi è servito qualche giorno per capire cosa stessi portando con me al mio ritorno da Dubai.

La storia, quella che traspare da mura millenarie, dalle generazioni passate che danno consistenza alle persone che incontro. Dubai questo non lo ha. È una ragazza di ultima generazione, di una bellezza innaturale, spettacolare, eccessiva, luccicante. Un ex villaggio di pescatori di perle che è diventato in meno di due secoli una delle capitali più tecnologiche al mondo, laboratorio di ingegneria e di architettura. E questo riassume la sua forza.

La città più felice del mondo”; così la descrive lo slogan all’arrivo in aeroporto, ad indicare che attraverso il progresso tecnologico e il consumismo arrivi la felicità. È così?

Con 16 milioni di visitatori l’anno, è la quarta città più visitata al mondo. Ma non è solo un parco giochi per turisti, Dubai, sotto al vestito, ha della sostanza: le zone economiche particolarmente favorevoli hanno innescato un processo di delocalizzazione delle multinazionali, un’idea vincente che ha fatto nascere nuove economie di scala, di rete e di apprendimento.

Dubai è avanguardia, è il futuro. Un futuro che non può certo prescindere dal capitalismo, ma che ha capito come governarlo e come coniugarlo con il progresso sostenibile, con la cura del futuro, dei giovani come lei. Una società urbana nella quale materialismo e consumismo impreziosiscono le forme senza tralasciarne l’anima.

Un luogo frutto di una visione ben precisa, dove si realizzano le idee più ardite per il futuro. Non a caso qui ha avuto sede la prima Esposizione Universale di un Paese arabo, l’Expo. Uno spettacolo straordinario di idee e di innovazione, che dà una preview di quello che ci può riservare il futuro.

Esperienze, tecnologie all’avanguardia, arte e cultura in un ambiente avveniristico che ha visto coinvolti 192 Paesi. Un successo prevedibile, che neanche la pandemia ha potuto scalfire. Una manifestazione di valore, che ha sviluppato i temi della sostenibilità, dell’opportunità e della mobilità, ma anche passerella del genio creativo e delle persone, della loro vita quotidiana di oggi, del loro passato e del loro futuro.

Il padiglione Italia credo abbia centrato il tema. Realizzato da CRA-Carlo Ratti Associati e Italo Rota Building Office, si trovava nell’area dedicata alle opportunità e offre diversi spunti di riflessione.

Ha raccolto in sé il concetto di sostenibilità ambientale, senza perdere di vista le persone, raccontandone le origini attraverso la sua storia e la sua arte.

Un padiglione concettuale e visionario, omaggio all’umanità.

Un’organizzazione impeccabile, quella dell’Expo, che ha permesso d’immergersi nella visita senza ostacoli, alla scoperta dei padiglioni. Una sfida comune: il rispetto dell’ambiente, l’eco-sostenibilità e l’innovazione e anche la convivenza multietnica, con tradizioni dei diversi Paesi che s’incontrano, ritrovano e celebrano la propria cultura e la propria visione del futuro.

Dubai ci regala un altro esempio di come l’entertainment possa anche essere luogo di riflessione.

Expo: e poi?

Chiusa la manifestazione si parte subito con i lavori per realizzare District 2020, la città del futuro, una smart city sostenibile, focalizzata sui bisogni della comunità locale, che avrà al suo interno un ecosistema di aziende orientate all’innovazione, avvicinando in un unico luogo talenti e tecnologie. Nel nome della sostenibilità, verrà riutilizzato l’80% delle costruzioni realizzate per l’Esposizione, mantenendo intatta la vocazione del luogo: l’essere umano al centro, in armonia con l’ambiente.

Lo ha raccontato Reem Al Hashimi, volto di questa transizione verso il futuro, Donna con alle spalle anni di impegno negli Emirati Arabi Uniti per l’empowerment femminile e oggi ministro per la Cooperazione internazionale, direttore generale di questo Expo e personaggio chiave di questo progetto.

Strutture di livello mondiale dedicate all’istruzione, alla cultura e all’intrattenimento per sostenere il progresso verso un’economia guidata dall’innovazione e dalla sostenibilità.

Cosa c’è di più visionario di una parte di deserto trasformata in luogo dei sogni, con le condizioni per dar vita alla città del futuro?

Un piano che nasce dalla volontà, ma anche dall’esigenza, di evitare lo spreco di risorse. Un modello che ha preso ispirazione da quello vincente di Milano, Mind – Milano Innovation District, nato sul terreno che fu teatro di Expo 2020: uno dei più grandi progetti di rigenerazione urbana d’Europa, dove la tecnologia è uno strumento per migliorare la qualità della vita.

In questo caso mi permetto di dire, ora come un anno e mezzo fa, che Italia does it better.