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	<title>IMPATTO AMBIENTALE Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Stop alla plastica monouso in Italia: siamo davvero ad un punto di svolta?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 17:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO AMBIENTALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È scattato anche in Italia, da venerdì 14 gennaio, il decreto che recepisce la direttiva</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/stop-alla-plastica-monouso-in-italia-siamo-davvero-ad-un-punto-di-svolta/">Stop alla plastica monouso in Italia: siamo davvero ad un punto di svolta?</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È scattato anche in Italia, da venerdì 14 gennaio, il decreto che recepisce la <strong>direttiva europea SUP</strong> “<strong>Single Use Plastic</strong>” (in vigore dal 3 luglio 2021), che ha l’obiettivo di ridurre l’uso della plastica monouso e limitarne la dispersione nell&#8217;ambiente.</p>
<p>La questione ambientale riguarda l’inquinamento dell’aria, del suolo e soprattutto dei mari e la direttiva costituisce una pietra miliare per la difesa dei mari e di tutto l’<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>Con 6 mesi di ritardo, anche l’Italia abolisce i prodotti in plastica usa-e-getta come piatti, contenitori per alimenti, cannucce, posate, cottonfioc, pena <strong>sanzioni </strong>che vanno da 2.500 a 25 mila euro.</p>
<p>Il problema principale non è la plastica in sé, ma la logica del monouso.</p>
<p>Il decreto promuove anche l’utilizzo di prodotti alternativi con<strong> campagne di sensibilizzazione</strong> e <strong>regole per lo smaltimento</strong>, nonché agevolazioni per le aziende che facevano uso di plastiche, sotto forma di credito d’imposta, per i prossimi 3 anni.</p>
<p>Un passo avanti sì, ma anche (così come è scaturito da <a href="https://www.marziachiesa.it/cop26-tutto-quello-che-ce-da-sapere/"><u>Cop26</u></a>) l’ennesimo caso in cui l’obiettivo di realizzare una transizione ecologica di industria e consumi, deve confrontarsi con la ragion pratica dell’economia.</p>
<p>Parliamo di numeri.</p>
<p>L’Italia è tra i leader continentali nel settore delle <strong>plastiche</strong>. Una filiera che comprende circa 10.000 aziende, per un totale di circa 162.000 occupati e un giro d’affari da 32 miliardi di euro.</p>
<p>Ma l’Italia è anche il paese che produce più <strong>bioplastica </strong>a livello europeo, con circa 110.000 tonnellate annue, 2.800 addetti che lavorano in 280 aziende che sviluppano un mercato da 815 milioni di euro.</p>
<p>La logica di pensiero del nostro Paese è quella di tenere insieme le esigenze di <strong>industria </strong>ed<strong> ecologia</strong>, andando a proporre una modifica alla normativa. Una scelta che potrebbe però mettere l’Italia contro la Commissione europea, con la relativa procedura di infrazione.</p>
<p>Rispetto a quanto previsto dalla direttiva UE (che comunque lascia alcuni margini interpretativi), nella versione italiana del testo è prevista la commercializzazione di prodotti monouso realizzati in materiale biodegradabile e compostabile, purché certificati conformi allo standard europeo.</p>
<p>Il recepimento italiano prevede il ricorso alle <strong>soluzioni biodegradabili e compostabili</strong> solo in alcuni casi specifici: quando l’uso di alternative riutilizzabili non sia possibile o queste non offrano adeguate garanzie di igiene e sicurezza e soprattutto quando le alternative riutilizzabili abbiano un <strong>impatto ambientale </strong>peggiore delle soluzioni biodegradabili e compostabili.</p>
<p>Il <strong>presidente di Legambiente Stefano Ciafani </strong>ha dichiarato: «Per combattere lo strapotere dell’usa-e-getta in plastica è importante puntare su tre azioni: favorire una drastica e concreta riduzione attraverso un’applicazione efficace della direttiva; sensibilizzare le persone ad adottare comportamenti e stili di vita più sostenibili ricordando che la dispersione di plastica nell’ambiente può causare seri danni anche alla biodiversità». La direttiva infatti non porterà mai ai risultati attesi se i consumatori non vengono adeguatamente informati sulla presenza di plastica nei prodotti e sulle corrette modalità di smaltimento.</p>
<p>E ancora: «Infine, è fondamentale promuovere una filiera industriale che punti sempre più sulla chimica verde e sui materiali compostabili, laddove non è possibile escludere i prodotti monouso».</p>
<p>Ora bisogna attendere la posizione ufficiale dell’Unione Europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/stop-alla-plastica-monouso-in-italia-siamo-davvero-ad-un-punto-di-svolta/">Stop alla plastica monouso in Italia: siamo davvero ad un punto di svolta?</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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