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	<title>BUSINESS Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>BUSINESS Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Fast fashion: cos’è e quanto inquina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 08:54:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fast Fashion è una tendenza della fashion industry che ha reso la moda economicamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Fast Fashion </strong>è una tendenza della fashion industry che ha reso la moda economicamente più accessibile. Il suo grande successo risiede nel fatto di aver dato la possibilità ad una platea ampissima di vestirsi secondo le tendenze del momento ad un prezzo ridotto. Certo, il fast fashion è uno strumento che appiana le differenze, dando accesso a tutti al mondo della moda. Ma a quale prezzo?</p>
<p>Uno dei problemi di questa moda è che si fonda sull’idea che gli outfit ripetitivi implichino una bassa esibizione di sé stessi. La soluzione, secondo la filosofia del fast fashion, risiede nella possibilità di effettuare continui cambi d’abito, il ché denoterebbe una personalità dinamica e versatile. Ecco, quindi, che si crea sull’acquirente una forte pressione sociale ad acquistare ancora e sempre di più.</p>
<p>Ormai siamo abituati a comprare senza riflettere sul prezzo. Il fast-fashion costa poco, perché le aziende che lo incentivano risparmiano sulla manodopera, andando a realizzare i loro abiti in Paesi in via di sviluppo, dove non vi è alcuna attenzione nei confronti dei diritti civili e sociali, e dove i lavoratori hanno paghe misere.</p>
<p>A questo si aggiunge un altro dato particolarmente problematico: l’industria della moda è responsabile del <strong>10% dell’inquinamento globale</strong> ed è il secondo settore più inquinante al mondo dopo quello del trasporto aereo. Secondo l’OCSE, il settore fashion inquina come 372 milioni di auto in un anno.</p>
<p>Tra le catene più famose di fast-fashion troviamo <strong>Shein</strong>, che con la sua sovrapproduzione di capi e la mancanza di informazioni sulla filiera di produzione e approvvigionamento dei materiali, si è guadagnata una pessima reputazione a livello mondiale.</p>
<p>Secondo l’inchiesta <em>Shein Untold: inside the Shein Machine</em> i dipendenti di questa azienda ricevono una retribuzione mensile di 4 mila yuan, che corrispondono a circa 550 euro, nonostante lavorino 18 ore al giorno con solo un giorno libero al mese. Senza contare che per ogni errore commesso dalla singola sarta, questa vede detrarsi i 2/3 della paga giornaliera. Inoltre, secondo un report di Greenpeace, i prodotti venduti non rispettano il limite UE relativo alle sostanze chimiche che possono essere contenute nei capi di abbigliamento. Eppure, molte persone ancora acquistano da questo grande marchio.</p>
<p>Shein è solo una tra le tante aziende che fa leva sui valori del fast fashion. Come fare quindi per limitare i danni sociali e ambientali prodotti da queste aziende?</p>
<p>Dobbiamo essere noi per primi ad effettuare scelte consapevoli, acquistando capi che non siano realizzati con un eccessivo sfruttamento delle risorse, non solo materiali ma anche umane, per limitare l’inquinamento ambientale. Questo non significa necessariamente acquistare abiti su misura e d’alta moda, ma piuttosto fare scelte informate e acquistare in modo etico.</p>
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		<title>Transizione green: le imprese ci credono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 15:23:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: sostenibilità e attenzione all’ambiente. Tre aziende su</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: <strong>sostenibilità e attenzione all’ambiente</strong>. Tre aziende su quattro chiedono al Governo di puntare in questa direzione, promuovendo la transizione green.</p>
<p>I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per il nostro Paese e per il mondo. Per superare queste sfide, l&#8217;UE ha adottato il <strong>Green Deal europeo</strong>, delineando una strategia di crescita che trasformerà l&#8217;Europa in un&#8217;economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva.</p>
<p>È una sfida quella della <strong>transizione ecologica</strong> che viene vista oggi dalle imprese come un’opportunità per trasformare il proprio business in chiave <strong>green</strong>. Un percorso con tanti ostacoli che si scontra in Italia con le innegabili difficoltà e rallentamenti causati dalla burocrazia.</p>
<p>Nonostante questo, dall’indagine realizzata dalla <strong>Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da EY</strong>, presentata a <strong>Ecomondo-Key Energy</strong>, “<strong>Le imprese italiane e la transizione ecologica</strong>”, emerge che: il <strong>45%</strong> delle imprese presta un livello elevato di attenzione alla transizione ecologica, il <strong>41%</strong> un livello buono e solo un <strong>14%</strong> sostiene di non essere per nulla attento.</p>
<p>La ricerca analizza un campione di 1.000 imprese italiane e fornisce una immagine di come queste ultime stiano vivendo la transizione ecologica in un periodo di incertezza sul futuro economico ed energetico. Uno dei risultati più interessanti? Le imprese percepiscono la transizione ecologica come un’<strong>opportunità strategica</strong>.</p>
<p>Stiamo parlando di un <strong>processo reale che coinvolge le imprese italiane</strong>, e che pone alla propria base i temi della transizione climatica e dell’economia circolare. Tematiche ambientali epocali e sfide di competitività e mercato, che interessano più che mai le imprese italiane.</p>
<p>I principali benefici riscontrati con la transizione ecologica riguardano, secondo il parere delle imprese, la <strong>riduzione dei costi operativi</strong> (27%), il <strong>miglioramento reputazionale</strong> (24%) e il <strong>consolidamento di partnership</strong> (15%).</p>
<p>Tuttavia, i benefici più grandi che rischiano di cadere in secondo piano sono la <strong>tutela ambientale</strong> e la <strong>salvaguardia delle</strong> <strong>risorse</strong>, per assicurare un futuro green e sostenibile.</p>
<p>Un percorso che ha ancora bisogno di spazio per prendere forza e corpo, insomma, ma che quantomeno si è già innescato.</p>
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		<title>Perché l’economia circolare fa bene al business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 15:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’ultimo rapporto Legambiente, l’Economia Circolare è una scelta strategica per le aziende che decidono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo l’ultimo rapporto Legambiente, l’Economia Circolare è una scelta strategica per le aziende che decidono di intraprendere questo percorso. Ecco perché.</em></p>
<p>L’<strong>economia circolare </strong>costituisce un nuovo paradigma economico emergente in grado di sostituirsi a modelli di crescita incentrati su una visione lineare, puntando ad una riduzione degli <strong>sprechi</strong> e ad un radicale ripensamento nella concezione dei prodotti e nel loro uso nel tempo.</p>
<p>Una sfida importante per il sistema produttivo e per la società, che richiede di adottare attività e processi di produzione e di consumo sostenibili e in grado di gestire in modo consapevole ed efficiente le risorse del Pianeta.</p>
<p>L’<strong>Italia</strong> può fare da apripista in questa nuova rivoluzione industriale e di pensiero, con le molteplici aziende che già da tempo credono in percorsi di <strong>sostenibilità</strong> mettendo in pratica comportamenti che le rendono più responsabili e consapevoli dei loro modelli di business, nonché più competitive.</p>
<p>Se applicata ai processi aziendali l’<strong>economia circolare</strong> può creare un modello di sviluppo completamente nuovo e proficuo, in grado anche di ridurre gli sprechi attraverso l’<strong>efficienza energetica</strong> e un uso più responsabile delle<strong> materie prime</strong>.</p>
<p><strong>Riuso</strong>, <strong>riciclo</strong> e <strong>recupero </strong>sono le parole chiave intorno alle quali costruire un nuovo paradigma di <strong>sostenibilità</strong>, <strong>innovazione</strong> e <strong>competitività</strong>, in uno scenario in cui i rifiuti si trasformano da problema in risorsa.</p>
<p>A confermare questa idea, l’ultimo rapporto <a href="http://www.legambiente.i"><strong>Legambiente</strong></a> sui principali benefici che hanno ottenuto alcune aziende italiane intraprendendo un modello di business circolare, di cui riporto le notevoli percentuali che ne emergono.</p>
<p>L’88,5% delle aziende intervistate ha affermato che l’economia circolare ha comportato un miglioramento della <strong>reputazione aziendale</strong>, il 69,2% ha affermato che è migliorata la <strong>motivazione del personale </strong>e la <strong>varietà dei prodotti/servizi offerti</strong>.</p>
<p>Il 65,4% ha constatato che si è avuto un <strong>riposizionamento del brand</strong>, il 52% è entrato in <strong>nuovi mercati</strong>, il 47% ha aumentato la <strong>quota di mercato</strong>, mentre il 44% ha riscontrato una <strong>riduzione dei costi</strong>.</p>
<p>Il 34% ha affermato che uno dei principali benefici è stato una <strong>struttura dei costi più stabile</strong>, il 12,2% <strong>allineamento con la concorrenza</strong> ed infine, l’8,2% ha evidenziato un’<strong>agevolazione al credito</strong>.</p>
<p>L’<strong>economia circolare</strong> si configura dunque come una scelta strategica per le <a href="https://www.marziachiesa.it/impresa-sostenibile/">aziende</a> che decidono di avviare questa transizione essendo tra le altre cose, come detto, un potenziale vantaggio competitivo che genera un’importante valore aggiunto rispetto ai propri competitors, in una prospettiva di diversificazione, di individuazione di nuove forme di efficienza, di riduzione dei costi e di ampliamento del proprio mercato di riferimento.</p>
<p>È utile ricordare infine che tale sfida deve essere supportata da un indirizzo e un coordinamento a livello nazionale ed europeo, che metta in campo le norme e gli strumenti economici e rimuova le barriere per la nascita di una vera e propria rivoluzione circolare in Italia e in Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/perche-leconomia-circolare-fa-bene-al-business/">Perché l’economia circolare fa bene al business</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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