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	<title>recycle Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Il mio blog è certificato carbon neutral</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 09:42:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio blog è Carbon Neutral! Da giugno 2021, Sodai S.p.A., l’impresa di cui sono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-mio-blog-e-certificato-carbon-neutral/">Il mio blog è certificato carbon neutral</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mio blog è Carbon Neutral!</strong></p>
<p>Da giugno 2021, Sodai S.p.A., l’impresa di cui sono CEO, ha iniziato a supportare progetti sostenibili certificati secondo i più alti standard internazionali (Verified Carbon Standard e Gold Standard) con Up2You, con lo scopo di garantire la <strong>carbon neutrality</strong> aziendale.</p>
<p>Oggi il mio <strong>blog</strong> inizia questo stesso percorso <strong>entrando nel network di Up2You</strong>. Ma come siamo arrivati a questo punto?</p>
<p>Up2You è una realtà unica, che si occupa di sviluppo di soluzioni volte alla certificazione della carbon neutrality di eventi, prodotti e intere aziende. La loro mission è pienamente in linea con i miei valori. Da qui la loro idea. Perché non certificare il mio blog per garantire la <strong>compensazione dell’impatto ambientale</strong> dello stesso?</p>
<p>Come noto, ogni attività umana, online e offline, determina delle emissioni di CO2. L’attuale crisi climatica richiede necessariamente di agire con l’obiettivo di ridurre tali emissioni o, almeno, bilanciarne<strong> l’impatto</strong>. Up2You fa proprio questo.</p>
<p>Per determinare <strong>l’impatto ambientale del mio blog</strong> ho risposto ad un questionario fornitomi da Up2You, nel quale venivano richieste informazioni relative al numero di visitatori mensili, alle visualizzazioni della pagina, al tipo di interazioni che si creano con i visitatori del blog, all’utilizzo di tecnologie terze all’interno della pagina, oltre che informazioni sui server e i servizi cloud utilizzati.</p>
<p>Determinato l’impatto è possibile scegliere come effettuare la <strong>compensazione della CO2</strong>. È quindi sufficiente selezionare il progetto o i progetti certificati a cui partecipare. Questi spaziano da attività per la salvaguardia della <strong>biodiversità</strong> ad iniziative a supporto delle <strong>comunità locali</strong>, passando anche per progetti dedicati all&#8217;energia rinnovabile e ad attività di riforestazione. Questo sempre con particolare attenzione agli <strong>obiettivi ONU di sviluppo sostenibile</strong>.</p>
<p>Per saperne di più visita il <a href="https://www.u2y.io/progetti?utm_source=marziachiesa.it&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=marziachiesa_blog_gennaio2023">sito di Up2You</a> oppure <a href="https://www.u2y.io/carbon-footprint-calculator?utm_source=www.marziachiesa.it&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=marziachiesa_blog_gennaio2023">calcola la tua carbon footprint</a>.</p>
<p>Sono estremamente orgogliosa di aver instaurato questa collaborazione con Up2You e spero che altri blogger possano entrare a far parte del loro network, rendendo il proprio <strong>business carbon neutral e sostenibile</strong>.</p>
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		<title>Se acquisti non rendere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 13:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I resi non dovrebbero diventare la normalità! Gli acquisti online ormai sono parte integrante del</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/se-acquisti-non-rendere/">Se acquisti non rendere</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I resi non dovrebbero diventare la normalità</strong>!</p>
<p>Gli acquisti online ormai sono parte integrante del nostro modo di fare shopping e rendere i prodotti acquistati oggi è più semplice che mai. Le strategie di reso, nate come mezzo per incrementare la fiducia del consumatore all’acquisto online, hanno col tempo contribuito a sviluppare dei modelli di consumo nuovi e indubbiamente vantaggiosi per il cliente.  Eppure, queste politiche hanno un enorme <strong>impatto economico e ambientale</strong>, che spesso il consumatore finale non percepisce. La bassa percezione del consumatore circa l’impatto dei resi è confermato da una ricerca condotta in Gran Bretagna nel 2018, che identifica come il 9% dei consumatori acquisti con l’unico scopo di realizzare un contenuto social. Poi il prodotto viene immediatamente rispedito al venditore. Questo dato sale al 17% se si considerano i consumatori di età compresa tra i 35 e i 44 anni.</p>
<p><strong>L’impatto dei resi è duplice</strong>. Il primo danno è quello inflitto al pianeta. Basti pensare alle emissioni di CO2 derivanti dal trasporto e produzione di capi che non verranno mai utilizzati. Infatti, spesso i prodotti resi non possono essere rimessi in commercio. Come riportato dal Guardian con riferimento agli USA, ogni anno finiscono in discarica 2,3 miliardi di chili di resi, dato che incrementa esponenzialmente durante le festività.</p>
<p>Il secondo danno è quello arrecato all’economia. Si consideri infatti che ai brand il reso può costare fino al 66% del prezzo originario del prodotto. Questi costi sono derivanti dal mancato introito legato alla restituzione oltre che dalla necessità per l’azienda che riceve il reso di etichettare, ripulire e imballare il prodotto per una seconda o terza volta.</p>
<p>Per riassumere, nel gioco dei resi online <strong>non ci sono vincitori</strong>.</p>
<p>Il trend però sta cambiando. Le grandi imprese del fashion low cost, tra cui il brand fast fashion Zara, ma anche H&amp;M, Uniqlo e molti altri, hanno iniziato ad abbandonare la politica del reso gratuito, addebitando al consumatore un prezzo che va dai circa 3 ai 5 euro per effettuare la restituzione dei capi acquistati online. Sicuramente questa scelta è dovuta ad una necessità strategica, di cui sono complici l’aumento di costo delle materie prime e dei costi di trasporto. Eppure, queste nuove politiche di reso finiscono per essere anche amiche dell’ambiente, scoraggiando acquisti impulsivi e riducendo la quantità di emissioni e di rifiuti.</p>
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		<title>Fashion sustainability: nuovi materiali bio per una moda green e sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 08:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La moda sostenibile studia nuove possibilità eco-sostenibili per realizzare abiti e accessori fatti con tessuti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/i-nuovi-materiali-della-moda-sostenibile/">Fashion sustainability: nuovi materiali bio per una moda green e sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>moda sostenibile</strong> studia nuove possibilità eco-sostenibili per realizzare abiti e accessori fatti con tessuti completamente naturali e biodegradabili.</p>
<p>La <strong>fashion sustainability</strong> ambisce a realizzare abiti con materiali bio, come alghe, foglie di eucalipto, buccia d’arancia e foglie d’ananas.</p>
<p>Questa nuova frontiera del fashion non prevede solo processi produttivi, catene industriali e di distribuzione che rispettano i criteri della <strong>green economy</strong>, bensì ripensa e innova i materiali, sviluppando soluzioni a basso impatto ambientale.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>alghe</strong>, vi porto l’esempio dell’azienda israeliana <strong>Algaeing </strong>che usa questo vegetale come componente principale di tutti gli articoli del suo brand. Le alghe vengono combinate con la cellulosa così da creare una nuova fibra tessile. Per tingere i capi viene poi utilizzato un colorante &#8211; sempre a base di alghe &#8211; completamente <strong>biodegradabile</strong>.</p>
<p>Anche la designer <strong>Scarlett Yang</strong> è riuscita a realizzare un abito sviluppando un <strong>biomateriale</strong> derivante da acqua ed estratto di alga.</p>
<p>Con le <strong>foglie di eucalipto</strong> viene invece realizzata una fibra nota come <strong>lyocell</strong> dal marchio di abbigliamento britannico <strong>Vollebak</strong>.</p>
<p>Mentre, per gli indumenti realizzati con gli <strong>scarti di frutta</strong> richiamo l’azienda svedese H&amp;M, che, in contrasto con la tendenza poco sostenibile del fast fashion &#8211; categoria a cui appartiene -, ha creato una linea di abbigliamento partendo dai rifiuti alimentari. Si tratta della linea <strong>Conscious Exlusive</strong>, composta di capi fatti di fibre ottenute dalle bucce d’arancia. Il risultato? Un tessuto alternativo alla seta, 100% green. Inoltre, sempre nella sua linea green, l’azienda impiega <strong>foglie di ananas</strong> e il <strong>bloom foam</strong>, una schiuma che può essere utilizzata per creare suole delle scarpe partendo dalla macerazione delle alghe.</p>
<p>Semplicemente idee geniali ed innovative che danno nuova vita agli scarti alimentari e ripensano i materiali, rendendo una delle industrie più inquinanti, un po’ più sostenibile.</p>
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		<title>Transizione green: le imprese ci credono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 15:23:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: sostenibilità e attenzione all’ambiente. Tre aziende su</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: <strong>sostenibilità e attenzione all’ambiente</strong>. Tre aziende su quattro chiedono al Governo di puntare in questa direzione, promuovendo la transizione green.</p>
<p>I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per il nostro Paese e per il mondo. Per superare queste sfide, l&#8217;UE ha adottato il <strong>Green Deal europeo</strong>, delineando una strategia di crescita che trasformerà l&#8217;Europa in un&#8217;economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva.</p>
<p>È una sfida quella della <strong>transizione ecologica</strong> che viene vista oggi dalle imprese come un’opportunità per trasformare il proprio business in chiave <strong>green</strong>. Un percorso con tanti ostacoli che si scontra in Italia con le innegabili difficoltà e rallentamenti causati dalla burocrazia.</p>
<p>Nonostante questo, dall’indagine realizzata dalla <strong>Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da EY</strong>, presentata a <strong>Ecomondo-Key Energy</strong>, “<strong>Le imprese italiane e la transizione ecologica</strong>”, emerge che: il <strong>45%</strong> delle imprese presta un livello elevato di attenzione alla transizione ecologica, il <strong>41%</strong> un livello buono e solo un <strong>14%</strong> sostiene di non essere per nulla attento.</p>
<p>La ricerca analizza un campione di 1.000 imprese italiane e fornisce una immagine di come queste ultime stiano vivendo la transizione ecologica in un periodo di incertezza sul futuro economico ed energetico. Uno dei risultati più interessanti? Le imprese percepiscono la transizione ecologica come un’<strong>opportunità strategica</strong>.</p>
<p>Stiamo parlando di un <strong>processo reale che coinvolge le imprese italiane</strong>, e che pone alla propria base i temi della transizione climatica e dell’economia circolare. Tematiche ambientali epocali e sfide di competitività e mercato, che interessano più che mai le imprese italiane.</p>
<p>I principali benefici riscontrati con la transizione ecologica riguardano, secondo il parere delle imprese, la <strong>riduzione dei costi operativi</strong> (27%), il <strong>miglioramento reputazionale</strong> (24%) e il <strong>consolidamento di partnership</strong> (15%).</p>
<p>Tuttavia, i benefici più grandi che rischiano di cadere in secondo piano sono la <strong>tutela ambientale</strong> e la <strong>salvaguardia delle</strong> <strong>risorse</strong>, per assicurare un futuro green e sostenibile.</p>
<p>Un percorso che ha ancora bisogno di spazio per prendere forza e corpo, insomma, ma che quantomeno si è già innescato.</p>
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