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	<title>AZIENDAGREEN Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>AZIENDAGREEN Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 10:14:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità? A</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità?</p>
<p>A questa domanda ho risposto in questa intervista realizzata per <a href="https://forbes.it/">Forbes Italia</a> in cui racconto dell’importante transizione green che stiamo attuando in <a href="https://sodai.com/">Sodai</a>, investendo in ricerca, sviluppo e patrimonio umano.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo completo, disponibile anche nell&#8217;edizione di Settembre!</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-674" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-676" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Italia come campione europeo in economia circolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 17:54:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’ultimo Rapporto nazionale sull’economia circolare elaborato da CEN (Circular Economy Network), l’Italia è ancora</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-come-campione-europeo-in-economia-circolare/">Italia come campione europeo in economia circolare</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo l’ultimo Rapporto nazionale sull’economia circolare elaborato da CEN (Circular Economy Network), l’Italia è ancora una volta prima in Europa per circolarità</em></p>
<p>L’Italia si è classificata al primo posto tra i paesi europei attivamente impegnati in <strong>economia circolare</strong>.</p>
<p>È ciò che emerge dall’ultimo “<strong>Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021</strong>”, redatto da <strong>CEN</strong>, <strong>Circular Economy Network</strong>, la rete italiana nata con l&#8217;intento di supportare la transizione verso un nuovo modello di produzione più attento all&#8217;ambiente e all’uso di risorse.</p>
<p>Il nostro Paese nell’ambito complessivo dell’<strong>economia circolare</strong> ha infatti ottenuto 79 punti, seguito da<strong> Francia </strong>con 68 punti, <strong>Germania </strong>e <strong>Spagna</strong> con 65 e <strong>Polonia </strong>con 54.</p>
<p>Per intenderci, aumentando il tasso di circolarità, calcolato dalla quota di risorse materiali provenienti dal riciclo sul totale delle risorse utilizzate, si possono ridurre proporzionalmente i consumi di materia e, di conseguenza, le emissioni di gas serra.</p>
<p>Un settore, quello dell’economia circolare, che, ad oggi, occupa in Italia 112mila persone e fattura 70 miliardi l’anno.</p>
<p>Per dare qualche numero, per la <strong>produttività delle risorse </strong>l’Italia genera 3,3 euro di Pil, contro una media europea di 1,98 euro, per ogni chilogrammo di risorse consumate.</p>
<p>Per quanto riguarda invece l’<strong>energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia</strong>, l’Italia perde il suo primato con il 18,2%, immediatamente dietro alla Spagna che arriva al 18,4%.</p>
<p>Sul fronte dei rifiuti urbani, il riciclo è stato del 46,9%, in linea con la media europea; mentre il riciclo di tutti i rifiuti vede l’Italia primeggiare nuovamente sulla media europea di ben 11 punti percentuali, con il 68% e al primo posto tra le principali economie <strong>UE</strong>.</p>
<p>Anche il <strong>tasso di utilizzo circolare di materia</strong> in Italia nel 2019 è stato del 19,3%: superiore alla media dell’UE che si ferma solo all’11,9%.</p>
<p>L’Italia è però ultima tra le grandi economie europee per numero di brevetti. Nel 2016 risultano depositati 14 brevetti italiani su un totale di 269 in UE.</p>
<p>Ciò che emerge dal rapporto è dunque che in materia di<strong> economia circolare </strong>l’Italia ha fatto passi da gigante, tuttavia, sono ancora tanti gli interventi necessari per raggiungere tutti gli obiettivi dell’<strong>Agenda 2030 <a href="https://europa.eu/european-union/index_it">ONU</a></strong>.</p>
<p>Occorre intensificare gli investimenti sulla <strong>Green Economy </strong>per dare vita a filiere produttive e metodologie aziendali ancora più competitive e sostenibili e per rafforzare il supporto alla<strong> ricerca</strong> e alle<strong> innovazioni</strong> in materia di <strong>economia circolare</strong> e <strong>sostenibilità</strong>. Questo permetterà all’Italia di scalare anche la classifica dei brevetti in questo settore.</p>
<p>In questo senso, l’anno in corso può essere decisivo: l’accesso ai fondi del <strong>Next Generation EU </strong>e il<strong> Recovery Plan</strong> rappresentano una grande opportunità per supportare investimenti innovativi nel campo dell’economia circolare e per progetti che puntino ad un impatto positivo sull’<a href="https://www.marziachiesa.it/importanza-della-transizione-green-per-imprese-e-investitori/"><strong>ambiente</strong></a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-come-campione-europeo-in-economia-circolare/">Italia come campione europeo in economia circolare</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 16:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di economia circolare, tuttavia molte sono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di <strong>economia circolare</strong>, tuttavia molte sono ancora le potenzialità per la <strong>filiera del cemento e del calcestruzzo</strong>.</p>
<p>Si tratta infatti di una grande opportunità per tutte le aziende della rappresentanza industriale dei processi a valle del cemento che desiderano ridurre il proprio<strong> impatto ambientale</strong>, sfruttando <a href="https://www.marziachiesa.it/la-filiera-del-cemento-come-esempio-virtuoso-di-economia-circolare/">materiali sempre più intelligenti</a> e green.</p>
<p>Ha approfondito l’argomento <strong>Antonio Buzzi</strong>, Direttore Operativo (COO) della <strong>Buzzi Unicem Italia</strong> e Vice Presidente e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare <strong>FEDERBETON</strong>, in una interessante intervista di Andrea Dari per il portale <a href="https://www.ingenio-web.it/29907-cemento-co2-costa-oggi-30t-indispensabili-meccanismi-di-carbon-border-adjustment"><strong>Ingenio</strong></a> di che riporto per voi.</p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Quanto incide oggi la CO2 sul prezzo del cemento? Negli altri Paesi in cui siete presenti cosa si sta facendo?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I conti sono presto fatti. Anche prendendo a riferimento l’ambizioso fattore emissivo di riferimento (benchmark) per il settore del cemento, recentemente definito a livello EU in 0,693 tCO2/tcemento, e tenuto conto delle ultime quotazioni dei diritti di emissione di CO2, in assenza di allocazioni gratuite di diritti di emissione (a cui progressivamente si sta tendendo), ci avviciniamo ad un extra costo di quasi 30 eur/ton di cemento, valore questo che porta a raddoppiare i costi variabili produttivi.</em></p>
<p><em>Se in aggiunta consideriamo che questo impatto economico è quadruplicato in tre anni, si può ben comprendere quanto la cosa rischi di diventare insostenibile da qui in avanti, per altro non essendo pensabile ribaltare tali extra costi sul prodotto venduto, come invece accade per esempio per l’energia elettrica. I produttori di cemento dunque subiscono un duplice impatto economico: uno diretto, legato alle proprie emissioni di CO2 ed uno indiretto connesso ai propri consumi energetici. </em></p>
<p><em>Ogni Paese ed ogni produttore, è sottoposto alle regolamentazioni locali e ciascuno decide in base alle proprie politiche di gruppo come orientare le proprie scelte. Tuttavia, proprio in virtù di orientamenti associativi virtuosi, riterrei di poter dire che il nostro settore è globalmente orientato a migliorare costantemente il proprio footprint ambientale.</em></p>
<p><strong><u>L&#8217;uso dei rifiuti solidi urbani nella produzione del Cemento</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Uno dei temi forti e più controversi &#8211; soprattutto dal punto di vista politico nazionale e locale &#8211; riguarda l’uso dei rifiuti solidi urbani all’interno del ciclo di produzione del cemento. In molti paesi questa soluzione ha risolto due problemi, la gestione dei rifiuti e il consumo di combustibili fossili. In Italia spesso viene osteggiata (così come la realizzazione di termovalorizzatori). Perché si tratta di una soluzione verde? Perché non comporta problemi di inquinamento come alcuni credono?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I combustibili derivanti dal processamento di rifiuti possono essere utilizzati nelle cementerie, quale alternativa sostenibile a quelli fossili, nel quadro più generale delle politiche europee per la creazione e promozione della c.d. “economia circolare” e nel rispetto della gerarchia europea dei rifiuti, ponendosi a valle di forme di riutilizzo e riciclaggio più virtuose, ma certamente non con queste in contraddizione, evitando in questo modo forme di smaltimento in discarica o termodistruzione.</em></p>
<p><em>Essi derivano dal recupero di quella frazione dei rifiuti che, al termine della raccolta differenziata, non può essere riutilizzata o riciclata.</em></p>
<p><em>In particolare, tali materiali, per essere impiegati quali combustibili nelle cementerie e in altri impianti (come le centrali termoelettriche), vengono attentamente selezionati, lavorati e trasformati in coerenza con la normativa vigente. Si tratta di una forma di recupero di materiali, comunque esistenti, il cui destino finale alternativo sarebbe lo smaltimento tramite l’incenerimento, il conferimento in discarica o l’export verso altri Paesi.</em></p>
<p><em>Considerato che il conferimento in discarica e l’incenerimento comportano emissioni di CO2 e/o altre sostanze, l’attività di co-combustione consente un immediato beneficio ambientale, nella misura in cui sostituire parte del combustibile fossile attualmente impiegato nei forni con combustibili di recupero, significa sottrarre rifiuti alla discarica e all’incenerimento, evitando le corrispondenti emissioni in atmosfera. Inoltre la frazione di biomassa contenuta nei combustibili di recupero &#8211; non presente invece in quelli fossili &#8211; è carbon neutral rispetto alle emissioni di CO2. Al contrario, nel caso del conferimento in discarica, si generano significative emissioni di metano dovute alla degradazione della componente organica dei rifiuti, che ha un effetto serra almeno 21 volte maggiore a quello generato dalla CO2.</em></p>
<p><em>Inoltre gli effetti di tale combustione e le sostanze che ne derivano sono perfettamente noti e determinati, in quanto costantemente monitorati in continuo (tramite sistemi SME) ed in discontinuo per i microinquinanti non riscontrabili “in diretta”, senza che residui alcuno spazio di incertezza per l’applicazione del principio di precauzione. In tal senso si è anche espresso il TAR con una recente sentenza.</em></p>
<p><strong><u>Evoluzione della composizione dei cementi</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Sempre per quanto riguarda i leganti, vi è una ricerca quanto mai attiva dedicata alle soluzioni tecnologiche che potrebbero consentire la sostituzione del clinker con altri materiali. Già oggi sono in commercio cementi di miscela in cui sono state introdotte materie prime seconde come le ceneri volanti, o le loppe. Ma ci sono studi in cui si prevede una sostituzione anche totale. Cosa ne pensi e ritieni che possa diventare una soluzione per i nuovi calcestruzzi verdi?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Le aggiunte attive come ceneri e loppe sono prodotti noti da decenni e già</em> <em>ampiamente impiegati nella produzione dei leganti idraulici e nel confezionamento dei calcestruzzi, tuttavia sono materiali “in via di estinzione”, almeno per quanto riguarda le ceneri volanti, o non sufficienti a livello globale per sostituire integralmente il clinker nei cementi. Certamente possono e continueranno a fornire un importante contributo per ridurre la componente clinker, ma non possono ritenersi l’unica soluzione. Sarebbe miope pensarlo.</em></p>
<p><em>Esistono oggi alcune soluzioni sul mercato, seppur molto di nicchia, basati prevalentemente su loppe e additivazioni alcaline, ma tali prodotti non rispondono ad alcuna norma europea, specialmente la EN 197-1, e non dispongono – a mia conoscenza – della marcatura CE. Non sono prodotti che possano rimpiazzare i normali cementi Portland ed il loro utilizzo è limitato ad applicazioni non strutturali.</em></p>
<p><em>Credo che si debba guardare in altre direzioni se pensiamo a produzioni globali, oggi già superiori a 4 miliardi di ton/anno. Non va inoltre dimenticato che nei calcestruzzi dovranno crescere significativamente le componenti di riciclato al proprio interno, agevolandone il mercato.</em></p>
<p><strong><u>Lo stato della produzione del calcestruzzo</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Nel nostro settore spesso l&#8217;attenzione verde viene dedicata solo alla produzione di cemento, anche se sappiamo che le cementerie di oggi sono impianti industriali ad altissima tecnologia, con livelli di gestione delle emissioni che probabilmente nessun altro settore industriale ha raggiunto. Minore attenzione viene, a mio parere, dedicata però alla produzione del componente che più utilizza il cemento, ovvero il calcestruzzo. Vediamo così presenti sul mercato impianti di betonaggio con piazzali cementati, sistemi efficienti di raccolta d’acqua e abbattimento delle polveri, impianti tecnologici dotati di ogni sistema di protezione ambientale (e del rumore, e della sicurezza) e altri impianti in cui forse il componente più sano è la ruggine che pervade ogni struttura metallica. Non ritieni che per un settore così strategico (non esiste costruzione che possa essere realizzata senza usare il calcestruzzo, almeno per le fondazioni) si dovrebbero definire normative tali da consentire la permanenza sul mercato di impianti con un livello qualitativo più uniforme? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Così come per le cementerie, anche per il calcestruzzo esiste un quadro normativo, seppur ancora migliorabile. Alla necessità del pieno rispetto delle norme, va aggiunto che essere sostenibili significa anche saper stare sul mercato effettuando investimenti orientati all’ambiente, al contenimento delle emissioni, al recupero completo delle acque, al contenimento del rumore, tutto in piena sicurezza per gli operatori di centrale e per l’indotto connesso. </em></p>
<p><em>Il quadro fornito dal Rapporto di sostenibilità 2019 di Federbeton mostra buone performance ambientali da parte del settore della produzione di calcestruzzo. Il 66% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotato di sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque di processo e di conteggio delle acque riutilizzate. La totalità delle aziende è dotata nei propri impianti di un sistema di raccolta delle acque meteoriche e di sistemi di raccolta e contenimento delle polveri. Infine oltre l’82% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotata di sistemi di mitigazione del rumore in impianto, previsti dalle norme solo laddove necessario.</em></p>
<p><strong><u>La certificazione CSC</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>La certificazione CSC potrà essere la soluzione per una reale qualifica degli impianti produttivi? la sua complessità la porterà ad essere una soluzione applicata solo per gli impianti strategici? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Si ritiene che questo tipo di certificazione possa fornire una svolta rispetto a soluzioni del passato che si sono dimostrate fallimentari. Come tutti i processi ambiziosi in contesti sfidanti, il rigore della certificazione CSC richiede un elevato impegno, che dovrebbe ripagare chi lo adotta degli sforzi compiuti e portare beneficio in particolare all’ambiente, a garanzia di determinati requisiti di sostenibilità richiesti da molte nuove opere innovative, che auspichiamo possano essere progressivamente più numerose. Il CSC è una certificazione di filiera e come tale dovrebbe spingere a rendere più virtuoso tutto il circuito di approvvigionamento e fornitura. Diventa dunque uno strumento per valorizzare quelle imprese che intendono investire per adattarsi all’evoluzione in corso, e stimolo per il miglioramento continuo della filiera.</em></p>
<p><strong><u>Riflessioni sulla vita utile delle opere </u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Rimaniamo sul tema del calcestruzzo e dell’economia circolare. Il calcestruzzo armato con acciaio (che sia in barre o fibre non è un problema) è un materiale facilmente riciclabile. Se una struttura è poi solo in calcestruzzo armato la frantumazione a fine ciclo porta a aggregati di riciclo di grandissima qualità e quindi molto facili per essere riutilizzati. Non ritieni quindi che si debba tenere conto in modo maggiore di questo valore quando una struttura arriva a fine ciclo di vita? oggi spesso si prolunga la vita dell’opera operando degli incamiciamenti con materiali che poi, quando si dovrà prima o poi demolire la struttura creeranno grandi problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Credo che si debbano considerare sempre tutte le soluzioni possibili. Gli “incamiciamenti” di cui parli sono probabilmente valide soluzioni di manutenzione straordinaria da adottare in talune circostanze, ad esempio in un contesto che non consenta la ricostruzione integrale di un’opera. Non lo ritengo dunque in contraddizione con la successiva eventuale demolizione e riciclaggio. Piuttosto, per agevolare correttamente il recupero di materia a partire da rifiuti di costruzione e demolizione, comprese le demolizioni del calcestruzzo stesso, diventa fondamentale agevolare e abilitare nuove tecnologie per demolizioni selettive che consentano una separazione ispirata alla “raccolta differenziata” che tutti noi facciamo a casa nostra. Altrettanto sarebbe opportuno che già in fase progettuale si pensi al fine vita dell’opera ed in conseguenza di ciò, la si progetti agevolando questo passaggio. Per fare ciò è necessario mettere al tavolo più soggetti della filiera assumendo dunque una visione olistica, anche nel settore delle costruzioni, verso una sempre maggiore circolarità dei vari business, rendendoli sempre più interconnessi. Stimoli e agevolazioni fiscali potranno essere di aiuto ad incentivare e avviare un nuovo approccio.</em></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Resto sulla domanda precedente per renderla più complessa. Le infrastrutture in cemento armato post guerra, soprattutto negli anni sessanta e settanta sono spesso firmate da grandi progettisti: Nervi, Cestelli Guidi, Morandi … Sto parlando di ponti, stadi, edifici pubblici. Quando deve prevalere il valore «storico» di un’opera e quando deve prevalere invece la scelta di una sostituzione?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>È una domanda a cui non so rispondere compiutamente, oltre ad essere forse più soggettiva che oggettiva. In generale potrei direi che ogni opera d’arte, se tale si tratta, è calata nel proprio momento storico e culturale di riferimento e come tale ha un valore intrinseco. Tale valore però – secondo il mio modesto parere – non si esprime solamente nella sua affermazione storica nel passato, ma deve essere “memoriale” su cui costruire il futuro, attivando nuove “sinapsi progettuali” e generando pensiero evolutivo, produttivo, ovvero arrivare a chiamare nuova arte, superamento della precedente e stimolo per chi verrà dopo, verso strutture e infrastrutture sempre più efficienti, ambientalmente integrate, socialmente utili. In una parola sempre più a misura d’Uomo.</em></p>
<p><strong>La deindustrializzazione</strong></p>
<p><strong>Andrea Dari </strong></p>
<p><em>Un’ultima domanda. Le politiche sulla CO2 richiedono investimenti. Le politiche sul contenimento delle emissioni richiedono investimenti. Le politiche di certificazione richiedono investimenti. La produzione nei Paesi virtuosi è in calo mentre crescono i mercati nei Paesi asiatici e africani. Quanto è importante la dimensione industriale di una company oggi per poter restare sul mercato e raccogliere tutte queste sfide, e quanto è importante il ruolo di sostegno che può esprimere il Paese (di sua provenienza) per restare sul mercato?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Gli investimenti sono fondamentali per “stare sul mercato”, ma il mercato è fondamentale a fornire le risorse necessario per compiere gli investimenti. Senza flussi di cassa positivi non ci sono investimenti. Può essere un circolo virtuoso o vizioso. Le aziende, indipendentemente dalla propria dimensione, arrivano fino a dove le proprie risorse interne lo consentono, dopodichè orientano le proprie scelte dove le sfide sono sostenibili e laddove il mercato sottostante è “generoso” o almeno vivace. Sta alla Politica comprendere come sostenere lo sviluppo di un Paese e sta alle imprese far comprendere alla politica in che modo e con quali investimenti i vari settori possono contribuire a favorire lo sviluppo dello stesso.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>L’importanza della transizione green per imprese e investitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 16:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco perché imprese e investitori devono trarre vantaggio da una serie di nuovi operatori finanziari</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ecco perché imprese e investitori devono trarre vantaggio da una serie di nuovi operatori finanziari che possono accompagnarli sul sentiero della transizione green</em></p>
<p>A più di un anno dall’inizio dell’emergenza, la pandemia<strong> Covid-19 </strong>ha avuto tra i suoi effetti quelli di accelerare il processo di <strong>transizione green</strong>.</p>
<p>Tutto il tessuto imprenditoriale italiano, infatti, in questi mesi ha ripianificato le proprie strategie in termini di <strong>sostenibilità</strong>.</p>
<p>E, se almeno 1.000 miliardi di euro nei prossimi 7 anni saranno indirizzati dalla <a href="https://europa.eu/european-union/index_it">UE</a> a tematiche ambientali e sociali, sono ormai numerose le aziende che investono su aspetti come la<strong> tutela dell&#8217;ambiente</strong> e la salute e il benessere dei dipendenti.</p>
<p>Ciò che ne emerge è dunque che la sensibilità verso i <strong>temi di sostenibilità </strong>e <strong>cambiamento climatico </strong>è aumentata enormemente e la questione ambientale è diventata un tema centrale del dibattito politico e dello scenario manageriale italiano.</p>
<p>Al giorno d’oggi, integrare la <strong>sostenibilità</strong> nelle attività di <strong>business</strong> significa comprendere il cambiamento, cogliendo le istanze e le opportunità che derivano dal mercato e dalla società civile, e integrarlo pienamente a livello aziendale per essere preparati al futuro.</p>
<p>Questa tendenza ha una duplice finalità: quella del <strong>profitto aziendale</strong> unita a una <strong>diffusione di benessere</strong>, ottimizzando così le esternalità prodotte da un&#8217;azienda nello svolgimento della sua attività.</p>
<p>A questo si aggiunge l&#8217;evidenza che, in Borsa, le aziende che hanno migliorato il <strong>profilo di sostenibilità</strong>, hanno ottenuto performance superiori.</p>
<p>È chiaro dunque che l&#8217;interesse che questo tema suscita nei <strong>CDA </strong>delle aziende e presso gli investitori istituzionali, soprattutto per le <strong>PMI</strong>, sia da sempre maggiore ed ecco perché le aziende devono cominciare a fare impresa sostenibile, mantenendo alto il proprio <a href="https://www.marziachiesa.it/l-importanza-della-reputazione-sostenibile/"><strong>rating ESG</strong></a>.</p>
<p>Secondo le ultime statistiche, inoltre, le aziende quotate che hanno migliorato il loro profilo di sostenibilità, hanno sovraperformato il mercato del 76%.</p>
<p>Insomma, si può affermare che implementare nelle aziende italiane la transizione green in maniera autentica farà bene al sistema e ai portafogli degli investitori, contribuendo alla crescita economica e all’occupazione, per arrivare a una società più inclusiva rispettosa dell’ambiente.</p>
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		<title>Gli strumenti necessari per diventare un&#8217;azienda sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 08:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 18 febbraio si celebra la Giornata Internazionale del Risparmio Energetico, una ricorrenza utile a</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 18 febbraio si celebra la <strong>Giornata Internazionale del Risparmio Energetico</strong>, una ricorrenza utile a ricordarci che, oggi più che mai, la tutela dell’ambiente deve partire dall’uomo, l’unico in grado di fare la differenza.</p>
<p>Oggi i metodi per ridurre l’<strong>impatto ambientale</strong> sono innumerevoli e per questo motivo è sempre più facile ricorrere a energie rinnovabili che non gravino sull’ambiente anche sul lavoro.</p>
<p>Un esempio per sfruttare al meglio questa giornata è quello di utilizzare la luce naturale oppure di spegnere le illuminazioni non necessarie in ufficio, o ancora di promuovere la cultura della mobilità sostenibile, incentivando i propri dipendenti ad utilizzare la bicicletta o a camminare quando possibile, al posto di utilizzare la macchina.</p>
<p>Si tratta di piccoli accorgimenti che possono davvero fare la differenza perché è proprio in giornate come questa che si può decidere di fare qualcosa in più partendo dalla modifica delle proprie abitudini.</p>
<p>Ma il viaggio verso la <strong>sostenibilità</strong> non deve fermarsi ad un solo gesto, né ad una sola giornata: il risparmio energetico deve essere un imperativo presente in tutte le scelte di un’azienda. Dagli approvvigionamenti, agli smaltimenti, alla scelta dei fornitori, sino agli investimenti nelle risorse interne.</p>
<p>Questo perché i clienti stanno diventando sempre più interessati a conoscere le <a href="https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/">scelte di un&#8217;azienda</a> e ora si aspettano che le organizzazioni da cui acquistano dimostrino di preoccuparsi di ciascuna fase della catena del valore.</p>
<p>Affinché le organizzazioni possano quindi prendere le giuste decisioni per sostenere l&#8217;ambiente e fornire sempre soluzioni innovative, ho individuato alcuni <strong>strumenti fondamentali</strong> che possono aiutare gli imprenditori a portare a termine la propria transizione green con successo:</p>
<ul>
<li><strong>Il codice etico</strong> che definisce le norme morali e sociali al quale tutti i dipendenti devono conformarsi e permette che non si perda mai lo spirito per il quale l’azienda è stata costituita;</li>
<li><strong>le policy</strong> che declinano i principi e i valori aziendali nel campo specifico della gestione ambientale. Include elementi che traducono gli impegni del top management nel rispetto della conformità alla normativa ambientale e del miglioramento continuo;</li>
<li><strong>le certificazioni </strong>che attestano la produzione attenta ai propri impatti ambientali <strong>(ISO 14001</strong>), la gestione e il miglioramento continuo delle condizioni di salute e sicurezza dei propri lavoratori (<strong>ISO 45001</strong>) e la creazione e il mantenimento di un sistema di gestione dell’energia (<strong>ISO 50001</strong>);</li>
<li><strong>il bilancio di Sostenibilità</strong>, un documento, certificato da ente terzo, teso a rendicontare agli stakeholder i risultati economici, sociali e ambientali generati dall’azienda nello svolgimento delle proprie attività. Non è un documento amministrativo, non riporta solo numeri e parole, ma è uno strumento di comunicazione, comprensibile a tutti. Il valore dell’attività dell’impresa non viene in questo caso misurato attraverso la capacità di creare profitti, ma attraverso il suo contributo complessivo a collettività e ambiente. Attraverso il bilancio di Sostenibilità, si può quantificare il valore generato dalla propria azienda in quanto “attivatore di sviluppo economico e sociale”.</li>
</ul>
<p>Per costruire il <strong>bilancio di sostenibilità</strong> è necessario coinvolgere tutte le aree aziendali, creando un team trasversale che possa individuare e rendicontare le tematiche relative gli aspetti ambientali, sociali e di governance. Per ogni obiettivo, serve trovare e riportare degli indicatori numerici, i KPI che misurino in modo obiettivo le performance ottenute nel tempo. Questo documento va aggiornato periodicamente, in modo da poter valutare i miglioramenti e le scelte che si possono fare in base ai cambiamenti aziendali. Essere trasparenti e chiari e la conditio sine qua non, tanto sui successi quanto sui fallimenti.</p>
<p>Con questi strumenti, gli imprenditori possono creare la necessaria credibilità della propria impresa sostenibile, sia internamente che esternamente. Una sfida futura essenziale, diventata urgente per l’evoluzione del nostro patrimonio lavorativo, ambientale ed umano.</p>
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		<title>3 step per rendere il vostro modello di business più sostenibile</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 11:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Herman Daly, padre della teoria dello sviluppo sostenibile diceva: “Sostenibilità significa giustizia estesa al futuro”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/">3 step per rendere il vostro modello di business più sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Daly"><strong>Herman Daly</strong></a>, padre della teoria dello sviluppo sostenibile diceva: “S<em>ostenibilità significa giustizia estesa al futuro</em>”.</p>
<p>Ricordo un momento in cui, pensando proprio al futuro, ho cercato di concretizzare alcuni pensieri. Come potevo definire la sostenibilità un <strong>modello di business</strong>? Come infondere il pensiero sostenibile all’interno delle aziende?</p>
<p><strong>Vivere in modo sostenibile semplifica la vita e, diciamolo, ci fa anche sentire delle persone migliori! </strong></p>
<p>Ma, da imprenditrice, non posso non pensare anche al punto di vista del leader.</p>
<p>Il vecchio approccio al tema della <strong>sostenibilità</strong> rivelava due problematiche di base: nessuna applicazione commerciale diretta e scarsa credibilità tra i team tecnici e commerciali di un’azienda.</p>
<p>Certo, fare la scelta giusta non è sempre la scelta immediatamente più conveniente per un&#8217;azienda, ma sta rapidamente diventando l&#8217;unica scelta. <strong>Esistono infatti soluzioni destinate ad avere successo sia per l&#8217;ambiente che per il business!</strong></p>
<p>Una di queste è l’<strong>innovazione</strong>. Innovazione e sostenibilità non possono più viaggiare disgiunte poiché se cambia la domanda, deve cambiare anche l&#8217;offerta.</p>
<p>Al giorno d’oggi consumatori e clienti sono più consapevoli sul tema dell’<strong>economia circolare</strong> e prediligono le imprese che mostrano un forte impegno in campo sociale ed ambientale. Anche per questo per i leader diventa fondamentale attuare una<strong> transizione green aziendale</strong>.</p>
<p>Ecco <strong>3 step da seguire </strong>per trasformare il vostro <strong>modello di business</strong> e renderlo più sostenibile!</p>
<p>Per iniziare a definire un percorso verso la sostenibilità, è bene avere un’idea dello stato dell’arte. Se non misuriamo ciò che facciamo, non possiamo migliorarlo. È quindi fondamentale<strong> valutare il livello di Sostenibilità</strong> da cui stiamo partendo e definire una roadmap identificando gli obiettivi di miglioramento.</p>
<p>Quale ruolo riveste la propria azienda all’interno dell’ecosistema? Chi è, con chi lavora e cosa rappresenta? Alcune società sono fattori abilitanti di sostenibilità, altre sono generatori diretti, mentre altre ancora sono solo acceleratori.</p>
<p>È necessario quindi mettere insieme quanto già si fa ed evidenziare cosa non è sostenibile poiché la sostenibilità coinvolge tutto in azienda (persone, processi, procedure e prodotti).</p>
<p>Fatto questo, è necessario <strong>creare una cultura sostenibile aziendale</strong>. Ogni imprenditore deve partire da sé stesso e portare l’imput verso la propria struttura per dare il buon esempio.</p>
<p>Il coinvolgimento di tutte le persone dell’<a href="https://www.marziachiesa.it/impresa-sostenibile/">azienda</a> è importante. Ognuno di noi, assimilate le regole e le abitudini del nuovo stile di vita sostenibile, lo manterrà a casa propria, innescando una reazione a catena vincente.</p>
<p>Per diffondere il messaggio in tutta l&#8217;organizzazione, si possono poi utilizzare seminari, organizzare momenti dedicati, tutorial e qualsiasi tipo di strumento con cui si possano incuriosire i dipendenti. Creare lo spirito di squadra è fondamentale per il successo.</p>
<p>Il passo finale è quello di <strong>diffondere la cultura della sostenibilità</strong> anche ai soggetti che gravitano attorno alla propria società: partner, fornitori, clienti e utenti finali.</p>
<p>La <strong>sostenibilità</strong> è una delle tematiche che attualmente esercitano maggiore impatto sui conti di un&#8217;azienda.</p>
<p>Secondo un recente sondaggio , l&#8217;87% dei consumatori sarebbe disposto ad acquistare un prodotto, qualora l&#8217;azienda che lo realizza sostenga una causa che gli sta a cuore, mentre tre quarti dei consumatori (76%) non comprerebbero un articolo, se questo fosse fabbricato da un&#8217;organizzazione che agisce contro i loro principi.</p>
<p>Le organizzazioni devono quindi riflettere sulle loro <strong>pratiche sostenibili</strong> se vogliono cogliere i vantaggi di questo nuovo orientamento del mercato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/">3 step per rendere il vostro modello di business più sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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