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	<title>CONSUMOENERGETICO Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>CONSUMOENERGETICO Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 10:14:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità? A</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità?</p>
<p>A questa domanda ho risposto in questa intervista realizzata per <a href="https://forbes.it/">Forbes Italia</a> in cui racconto dell’importante transizione green che stiamo attuando in <a href="https://sodai.com/">Sodai</a>, investendo in ricerca, sviluppo e patrimonio umano.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo completo, disponibile anche nell&#8217;edizione di Settembre!</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-674" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-676" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>L’agricoltura di precisione: un approccio moderno e sostenibile nella coltivazione 4.0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2021 12:42:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con il decreto ministeriale 22 dicembre 2017 sono state approvate le linee guida per lo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/l-agricoltura-di-precisione-un-approccio-moderno-e-sostenibile-nella-coltivazione-4-0/">L’agricoltura di precisione: un approccio moderno e sostenibile nella coltivazione 4.0</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il<a href="https://www.mise.gov.it/index.php/it/normativa/decreti-interministeriali/2037846-decreto-interministeriale-22-dicembre-2017-fondo-nazionale-per-l-efficienza-energetica#:~:text=Il%20decreto%20interministeriale%20del%2022,comma%201%2C%20del%20decreto%20legislativo"> <strong>decreto ministeriale 22 dicembre 2017</strong></a> sono state approvate le linee guida per lo sviluppo dell&#8217;<strong>agricoltura di precisione</strong> in Italia.</p>
<p>Il <strong><em>precision farming</em></strong>, compare negli USA per la prima volta negli anni 70’, ed è una tra le più importanti rivoluzioni agricole dei nostri tempi, complice anche lo sviluppo e l’affiancamento di tecnologie sempre più avanzate e performanti.</p>
<p>Aumentare la <strong>sostenibilità</strong> del modello agricolo attraverso l&#8217;<strong>innovazione </strong>è una delle sfide più importanti del prossimo futuro per molti Paesi, anche e soprattutto per l&#8217;Italia che punta ad incrementare le produzioni agricole di qualità e allo stesso tempo tutelare l’<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>L’esigenza di migliorare la produttività, la competitività e le prestazioni ambientali non riguarda solo aspetti economici: con circa 805 milioni di persone nel mondo che soffrono di malnutrizione cronica, l&#8217;<strong>Europa</strong> ha sicuramente l&#8217;obbligo morale di ottimizzare la produzione agricola rafforzandola e di farlo nel modo più sostenibile possibile.</p>
<p>Anche per questo motivo il <strong>Ministero delle Politiche Agricole</strong> già nel settembre 2015 ha nominato un apposito Gruppo di Lavoro con l’obiettivo di approfondire le tematiche relative alle nuove <strong>tecnologie</strong> applicate in agricoltura ed individuare le azioni per promuovere l’innovazione nell’agritech nel breve e medio periodo. Il Gruppo di Lavoro, del quale sono stati chiamati a far parte anche rappresentati dei principali enti di ricerca nazionali, sotto il coordinamento del Ministero e con il supporto del CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi in Economia Agraria), si è posto l’obiettivo di fotografare lo stato di diffusione del processo innovativo nell’<strong>agricoltura italiana</strong> e creare le basi per uno sviluppo ulteriore nel prossimo futuro.</p>
<p>Il tutto nella convinzione che il futuro dell’agricoltura passi attraverso il crescente utilizzo delle nuove tecnologie che ne assicurano la competitività nel rispetto dell’ambiente. L&#8217;obiettivo dichiarato è arrivare ad una gestione “di precisione” del 10% della <strong>Sau</strong> (Superficie Agricola Utilizzata) entro la fine del 2021, partendo da un 1%. Un obiettivo che risponde a precise esigenze connesse alla minaccia dei cambiamenti climatici, ad un quadro normativo e un <em>pressing</em> dei consumatori che spingono verso la sostenibilità, intesa come riduzione degli input produttivi e maggiore tutela dell&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Insomma, dovremo produrre di più con meno.</strong></p>
<p>Proprio da queste considerazioni parte il documento “<strong>Linee guida per lo sviluppo dell&#8217;Agricoltura di precisione</strong>”, che sottolinea come il <em>precision farming</em> offra potenziali benefici per le aziende agricole sia in termini economici sia ecologici.</p>
<p><strong>Ma cosa si intende con “agricoltura di precisione”? </strong></p>
<p>Una serie di <strong>strategie e strumenti che permettono di ottimizzare e aumentare qualità e produttività del suolo attraverso interventi mirati</strong>. Viene chiamata “di precisione” proprio perché, grazie a moderni strumenti, è possibile intervenire nel posto giusto e al momento giusto, rispondendo alle esigenze specifiche di quella coltura, in quella precisa frazione di terreno.</p>
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		<title>Perché l’economia circolare fa bene al business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 15:25:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’ultimo rapporto Legambiente, l’Economia Circolare è una scelta strategica per le aziende che decidono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/perche-leconomia-circolare-fa-bene-al-business/">Perché l’economia circolare fa bene al business</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo l’ultimo rapporto Legambiente, l’Economia Circolare è una scelta strategica per le aziende che decidono di intraprendere questo percorso. Ecco perché.</em></p>
<p>L’<strong>economia circolare </strong>costituisce un nuovo paradigma economico emergente in grado di sostituirsi a modelli di crescita incentrati su una visione lineare, puntando ad una riduzione degli <strong>sprechi</strong> e ad un radicale ripensamento nella concezione dei prodotti e nel loro uso nel tempo.</p>
<p>Una sfida importante per il sistema produttivo e per la società, che richiede di adottare attività e processi di produzione e di consumo sostenibili e in grado di gestire in modo consapevole ed efficiente le risorse del Pianeta.</p>
<p>L’<strong>Italia</strong> può fare da apripista in questa nuova rivoluzione industriale e di pensiero, con le molteplici aziende che già da tempo credono in percorsi di <strong>sostenibilità</strong> mettendo in pratica comportamenti che le rendono più responsabili e consapevoli dei loro modelli di business, nonché più competitive.</p>
<p>Se applicata ai processi aziendali l’<strong>economia circolare</strong> può creare un modello di sviluppo completamente nuovo e proficuo, in grado anche di ridurre gli sprechi attraverso l’<strong>efficienza energetica</strong> e un uso più responsabile delle<strong> materie prime</strong>.</p>
<p><strong>Riuso</strong>, <strong>riciclo</strong> e <strong>recupero </strong>sono le parole chiave intorno alle quali costruire un nuovo paradigma di <strong>sostenibilità</strong>, <strong>innovazione</strong> e <strong>competitività</strong>, in uno scenario in cui i rifiuti si trasformano da problema in risorsa.</p>
<p>A confermare questa idea, l’ultimo rapporto <a href="http://www.legambiente.i"><strong>Legambiente</strong></a> sui principali benefici che hanno ottenuto alcune aziende italiane intraprendendo un modello di business circolare, di cui riporto le notevoli percentuali che ne emergono.</p>
<p>L’88,5% delle aziende intervistate ha affermato che l’economia circolare ha comportato un miglioramento della <strong>reputazione aziendale</strong>, il 69,2% ha affermato che è migliorata la <strong>motivazione del personale </strong>e la <strong>varietà dei prodotti/servizi offerti</strong>.</p>
<p>Il 65,4% ha constatato che si è avuto un <strong>riposizionamento del brand</strong>, il 52% è entrato in <strong>nuovi mercati</strong>, il 47% ha aumentato la <strong>quota di mercato</strong>, mentre il 44% ha riscontrato una <strong>riduzione dei costi</strong>.</p>
<p>Il 34% ha affermato che uno dei principali benefici è stato una <strong>struttura dei costi più stabile</strong>, il 12,2% <strong>allineamento con la concorrenza</strong> ed infine, l’8,2% ha evidenziato un’<strong>agevolazione al credito</strong>.</p>
<p>L’<strong>economia circolare</strong> si configura dunque come una scelta strategica per le <a href="https://www.marziachiesa.it/impresa-sostenibile/">aziende</a> che decidono di avviare questa transizione essendo tra le altre cose, come detto, un potenziale vantaggio competitivo che genera un’importante valore aggiunto rispetto ai propri competitors, in una prospettiva di diversificazione, di individuazione di nuove forme di efficienza, di riduzione dei costi e di ampliamento del proprio mercato di riferimento.</p>
<p>È utile ricordare infine che tale sfida deve essere supportata da un indirizzo e un coordinamento a livello nazionale ed europeo, che metta in campo le norme e gli strumenti economici e rimuova le barriere per la nascita di una vera e propria rivoluzione circolare in Italia e in Europa.</p>
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		<title>Italia come campione europeo in economia circolare</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/italia-come-campione-europeo-in-economia-circolare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 17:54:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’ultimo Rapporto nazionale sull’economia circolare elaborato da CEN (Circular Economy Network), l’Italia è ancora</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-come-campione-europeo-in-economia-circolare/">Italia come campione europeo in economia circolare</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo l’ultimo Rapporto nazionale sull’economia circolare elaborato da CEN (Circular Economy Network), l’Italia è ancora una volta prima in Europa per circolarità</em></p>
<p>L’Italia si è classificata al primo posto tra i paesi europei attivamente impegnati in <strong>economia circolare</strong>.</p>
<p>È ciò che emerge dall’ultimo “<strong>Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021</strong>”, redatto da <strong>CEN</strong>, <strong>Circular Economy Network</strong>, la rete italiana nata con l&#8217;intento di supportare la transizione verso un nuovo modello di produzione più attento all&#8217;ambiente e all’uso di risorse.</p>
<p>Il nostro Paese nell’ambito complessivo dell’<strong>economia circolare</strong> ha infatti ottenuto 79 punti, seguito da<strong> Francia </strong>con 68 punti, <strong>Germania </strong>e <strong>Spagna</strong> con 65 e <strong>Polonia </strong>con 54.</p>
<p>Per intenderci, aumentando il tasso di circolarità, calcolato dalla quota di risorse materiali provenienti dal riciclo sul totale delle risorse utilizzate, si possono ridurre proporzionalmente i consumi di materia e, di conseguenza, le emissioni di gas serra.</p>
<p>Un settore, quello dell’economia circolare, che, ad oggi, occupa in Italia 112mila persone e fattura 70 miliardi l’anno.</p>
<p>Per dare qualche numero, per la <strong>produttività delle risorse </strong>l’Italia genera 3,3 euro di Pil, contro una media europea di 1,98 euro, per ogni chilogrammo di risorse consumate.</p>
<p>Per quanto riguarda invece l’<strong>energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia</strong>, l’Italia perde il suo primato con il 18,2%, immediatamente dietro alla Spagna che arriva al 18,4%.</p>
<p>Sul fronte dei rifiuti urbani, il riciclo è stato del 46,9%, in linea con la media europea; mentre il riciclo di tutti i rifiuti vede l’Italia primeggiare nuovamente sulla media europea di ben 11 punti percentuali, con il 68% e al primo posto tra le principali economie <strong>UE</strong>.</p>
<p>Anche il <strong>tasso di utilizzo circolare di materia</strong> in Italia nel 2019 è stato del 19,3%: superiore alla media dell’UE che si ferma solo all’11,9%.</p>
<p>L’Italia è però ultima tra le grandi economie europee per numero di brevetti. Nel 2016 risultano depositati 14 brevetti italiani su un totale di 269 in UE.</p>
<p>Ciò che emerge dal rapporto è dunque che in materia di<strong> economia circolare </strong>l’Italia ha fatto passi da gigante, tuttavia, sono ancora tanti gli interventi necessari per raggiungere tutti gli obiettivi dell’<strong>Agenda 2030 <a href="https://europa.eu/european-union/index_it">ONU</a></strong>.</p>
<p>Occorre intensificare gli investimenti sulla <strong>Green Economy </strong>per dare vita a filiere produttive e metodologie aziendali ancora più competitive e sostenibili e per rafforzare il supporto alla<strong> ricerca</strong> e alle<strong> innovazioni</strong> in materia di <strong>economia circolare</strong> e <strong>sostenibilità</strong>. Questo permetterà all’Italia di scalare anche la classifica dei brevetti in questo settore.</p>
<p>In questo senso, l’anno in corso può essere decisivo: l’accesso ai fondi del <strong>Next Generation EU </strong>e il<strong> Recovery Plan</strong> rappresentano una grande opportunità per supportare investimenti innovativi nel campo dell’economia circolare e per progetti che puntino ad un impatto positivo sull’<a href="https://www.marziachiesa.it/importanza-della-transizione-green-per-imprese-e-investitori/"><strong>ambiente</strong></a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-come-campione-europeo-in-economia-circolare/">Italia come campione europeo in economia circolare</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 16:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di economia circolare, tuttavia molte sono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di <strong>economia circolare</strong>, tuttavia molte sono ancora le potenzialità per la <strong>filiera del cemento e del calcestruzzo</strong>.</p>
<p>Si tratta infatti di una grande opportunità per tutte le aziende della rappresentanza industriale dei processi a valle del cemento che desiderano ridurre il proprio<strong> impatto ambientale</strong>, sfruttando <a href="https://www.marziachiesa.it/la-filiera-del-cemento-come-esempio-virtuoso-di-economia-circolare/">materiali sempre più intelligenti</a> e green.</p>
<p>Ha approfondito l’argomento <strong>Antonio Buzzi</strong>, Direttore Operativo (COO) della <strong>Buzzi Unicem Italia</strong> e Vice Presidente e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare <strong>FEDERBETON</strong>, in una interessante intervista di Andrea Dari per il portale <a href="https://www.ingenio-web.it/29907-cemento-co2-costa-oggi-30t-indispensabili-meccanismi-di-carbon-border-adjustment"><strong>Ingenio</strong></a> di che riporto per voi.</p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Quanto incide oggi la CO2 sul prezzo del cemento? Negli altri Paesi in cui siete presenti cosa si sta facendo?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I conti sono presto fatti. Anche prendendo a riferimento l’ambizioso fattore emissivo di riferimento (benchmark) per il settore del cemento, recentemente definito a livello EU in 0,693 tCO2/tcemento, e tenuto conto delle ultime quotazioni dei diritti di emissione di CO2, in assenza di allocazioni gratuite di diritti di emissione (a cui progressivamente si sta tendendo), ci avviciniamo ad un extra costo di quasi 30 eur/ton di cemento, valore questo che porta a raddoppiare i costi variabili produttivi.</em></p>
<p><em>Se in aggiunta consideriamo che questo impatto economico è quadruplicato in tre anni, si può ben comprendere quanto la cosa rischi di diventare insostenibile da qui in avanti, per altro non essendo pensabile ribaltare tali extra costi sul prodotto venduto, come invece accade per esempio per l’energia elettrica. I produttori di cemento dunque subiscono un duplice impatto economico: uno diretto, legato alle proprie emissioni di CO2 ed uno indiretto connesso ai propri consumi energetici. </em></p>
<p><em>Ogni Paese ed ogni produttore, è sottoposto alle regolamentazioni locali e ciascuno decide in base alle proprie politiche di gruppo come orientare le proprie scelte. Tuttavia, proprio in virtù di orientamenti associativi virtuosi, riterrei di poter dire che il nostro settore è globalmente orientato a migliorare costantemente il proprio footprint ambientale.</em></p>
<p><strong><u>L&#8217;uso dei rifiuti solidi urbani nella produzione del Cemento</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Uno dei temi forti e più controversi &#8211; soprattutto dal punto di vista politico nazionale e locale &#8211; riguarda l’uso dei rifiuti solidi urbani all’interno del ciclo di produzione del cemento. In molti paesi questa soluzione ha risolto due problemi, la gestione dei rifiuti e il consumo di combustibili fossili. In Italia spesso viene osteggiata (così come la realizzazione di termovalorizzatori). Perché si tratta di una soluzione verde? Perché non comporta problemi di inquinamento come alcuni credono?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I combustibili derivanti dal processamento di rifiuti possono essere utilizzati nelle cementerie, quale alternativa sostenibile a quelli fossili, nel quadro più generale delle politiche europee per la creazione e promozione della c.d. “economia circolare” e nel rispetto della gerarchia europea dei rifiuti, ponendosi a valle di forme di riutilizzo e riciclaggio più virtuose, ma certamente non con queste in contraddizione, evitando in questo modo forme di smaltimento in discarica o termodistruzione.</em></p>
<p><em>Essi derivano dal recupero di quella frazione dei rifiuti che, al termine della raccolta differenziata, non può essere riutilizzata o riciclata.</em></p>
<p><em>In particolare, tali materiali, per essere impiegati quali combustibili nelle cementerie e in altri impianti (come le centrali termoelettriche), vengono attentamente selezionati, lavorati e trasformati in coerenza con la normativa vigente. Si tratta di una forma di recupero di materiali, comunque esistenti, il cui destino finale alternativo sarebbe lo smaltimento tramite l’incenerimento, il conferimento in discarica o l’export verso altri Paesi.</em></p>
<p><em>Considerato che il conferimento in discarica e l’incenerimento comportano emissioni di CO2 e/o altre sostanze, l’attività di co-combustione consente un immediato beneficio ambientale, nella misura in cui sostituire parte del combustibile fossile attualmente impiegato nei forni con combustibili di recupero, significa sottrarre rifiuti alla discarica e all’incenerimento, evitando le corrispondenti emissioni in atmosfera. Inoltre la frazione di biomassa contenuta nei combustibili di recupero &#8211; non presente invece in quelli fossili &#8211; è carbon neutral rispetto alle emissioni di CO2. Al contrario, nel caso del conferimento in discarica, si generano significative emissioni di metano dovute alla degradazione della componente organica dei rifiuti, che ha un effetto serra almeno 21 volte maggiore a quello generato dalla CO2.</em></p>
<p><em>Inoltre gli effetti di tale combustione e le sostanze che ne derivano sono perfettamente noti e determinati, in quanto costantemente monitorati in continuo (tramite sistemi SME) ed in discontinuo per i microinquinanti non riscontrabili “in diretta”, senza che residui alcuno spazio di incertezza per l’applicazione del principio di precauzione. In tal senso si è anche espresso il TAR con una recente sentenza.</em></p>
<p><strong><u>Evoluzione della composizione dei cementi</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Sempre per quanto riguarda i leganti, vi è una ricerca quanto mai attiva dedicata alle soluzioni tecnologiche che potrebbero consentire la sostituzione del clinker con altri materiali. Già oggi sono in commercio cementi di miscela in cui sono state introdotte materie prime seconde come le ceneri volanti, o le loppe. Ma ci sono studi in cui si prevede una sostituzione anche totale. Cosa ne pensi e ritieni che possa diventare una soluzione per i nuovi calcestruzzi verdi?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Le aggiunte attive come ceneri e loppe sono prodotti noti da decenni e già</em> <em>ampiamente impiegati nella produzione dei leganti idraulici e nel confezionamento dei calcestruzzi, tuttavia sono materiali “in via di estinzione”, almeno per quanto riguarda le ceneri volanti, o non sufficienti a livello globale per sostituire integralmente il clinker nei cementi. Certamente possono e continueranno a fornire un importante contributo per ridurre la componente clinker, ma non possono ritenersi l’unica soluzione. Sarebbe miope pensarlo.</em></p>
<p><em>Esistono oggi alcune soluzioni sul mercato, seppur molto di nicchia, basati prevalentemente su loppe e additivazioni alcaline, ma tali prodotti non rispondono ad alcuna norma europea, specialmente la EN 197-1, e non dispongono – a mia conoscenza – della marcatura CE. Non sono prodotti che possano rimpiazzare i normali cementi Portland ed il loro utilizzo è limitato ad applicazioni non strutturali.</em></p>
<p><em>Credo che si debba guardare in altre direzioni se pensiamo a produzioni globali, oggi già superiori a 4 miliardi di ton/anno. Non va inoltre dimenticato che nei calcestruzzi dovranno crescere significativamente le componenti di riciclato al proprio interno, agevolandone il mercato.</em></p>
<p><strong><u>Lo stato della produzione del calcestruzzo</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Nel nostro settore spesso l&#8217;attenzione verde viene dedicata solo alla produzione di cemento, anche se sappiamo che le cementerie di oggi sono impianti industriali ad altissima tecnologia, con livelli di gestione delle emissioni che probabilmente nessun altro settore industriale ha raggiunto. Minore attenzione viene, a mio parere, dedicata però alla produzione del componente che più utilizza il cemento, ovvero il calcestruzzo. Vediamo così presenti sul mercato impianti di betonaggio con piazzali cementati, sistemi efficienti di raccolta d’acqua e abbattimento delle polveri, impianti tecnologici dotati di ogni sistema di protezione ambientale (e del rumore, e della sicurezza) e altri impianti in cui forse il componente più sano è la ruggine che pervade ogni struttura metallica. Non ritieni che per un settore così strategico (non esiste costruzione che possa essere realizzata senza usare il calcestruzzo, almeno per le fondazioni) si dovrebbero definire normative tali da consentire la permanenza sul mercato di impianti con un livello qualitativo più uniforme? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Così come per le cementerie, anche per il calcestruzzo esiste un quadro normativo, seppur ancora migliorabile. Alla necessità del pieno rispetto delle norme, va aggiunto che essere sostenibili significa anche saper stare sul mercato effettuando investimenti orientati all’ambiente, al contenimento delle emissioni, al recupero completo delle acque, al contenimento del rumore, tutto in piena sicurezza per gli operatori di centrale e per l’indotto connesso. </em></p>
<p><em>Il quadro fornito dal Rapporto di sostenibilità 2019 di Federbeton mostra buone performance ambientali da parte del settore della produzione di calcestruzzo. Il 66% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotato di sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque di processo e di conteggio delle acque riutilizzate. La totalità delle aziende è dotata nei propri impianti di un sistema di raccolta delle acque meteoriche e di sistemi di raccolta e contenimento delle polveri. Infine oltre l’82% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotata di sistemi di mitigazione del rumore in impianto, previsti dalle norme solo laddove necessario.</em></p>
<p><strong><u>La certificazione CSC</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>La certificazione CSC potrà essere la soluzione per una reale qualifica degli impianti produttivi? la sua complessità la porterà ad essere una soluzione applicata solo per gli impianti strategici? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Si ritiene che questo tipo di certificazione possa fornire una svolta rispetto a soluzioni del passato che si sono dimostrate fallimentari. Come tutti i processi ambiziosi in contesti sfidanti, il rigore della certificazione CSC richiede un elevato impegno, che dovrebbe ripagare chi lo adotta degli sforzi compiuti e portare beneficio in particolare all’ambiente, a garanzia di determinati requisiti di sostenibilità richiesti da molte nuove opere innovative, che auspichiamo possano essere progressivamente più numerose. Il CSC è una certificazione di filiera e come tale dovrebbe spingere a rendere più virtuoso tutto il circuito di approvvigionamento e fornitura. Diventa dunque uno strumento per valorizzare quelle imprese che intendono investire per adattarsi all’evoluzione in corso, e stimolo per il miglioramento continuo della filiera.</em></p>
<p><strong><u>Riflessioni sulla vita utile delle opere </u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Rimaniamo sul tema del calcestruzzo e dell’economia circolare. Il calcestruzzo armato con acciaio (che sia in barre o fibre non è un problema) è un materiale facilmente riciclabile. Se una struttura è poi solo in calcestruzzo armato la frantumazione a fine ciclo porta a aggregati di riciclo di grandissima qualità e quindi molto facili per essere riutilizzati. Non ritieni quindi che si debba tenere conto in modo maggiore di questo valore quando una struttura arriva a fine ciclo di vita? oggi spesso si prolunga la vita dell’opera operando degli incamiciamenti con materiali che poi, quando si dovrà prima o poi demolire la struttura creeranno grandi problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Credo che si debbano considerare sempre tutte le soluzioni possibili. Gli “incamiciamenti” di cui parli sono probabilmente valide soluzioni di manutenzione straordinaria da adottare in talune circostanze, ad esempio in un contesto che non consenta la ricostruzione integrale di un’opera. Non lo ritengo dunque in contraddizione con la successiva eventuale demolizione e riciclaggio. Piuttosto, per agevolare correttamente il recupero di materia a partire da rifiuti di costruzione e demolizione, comprese le demolizioni del calcestruzzo stesso, diventa fondamentale agevolare e abilitare nuove tecnologie per demolizioni selettive che consentano una separazione ispirata alla “raccolta differenziata” che tutti noi facciamo a casa nostra. Altrettanto sarebbe opportuno che già in fase progettuale si pensi al fine vita dell’opera ed in conseguenza di ciò, la si progetti agevolando questo passaggio. Per fare ciò è necessario mettere al tavolo più soggetti della filiera assumendo dunque una visione olistica, anche nel settore delle costruzioni, verso una sempre maggiore circolarità dei vari business, rendendoli sempre più interconnessi. Stimoli e agevolazioni fiscali potranno essere di aiuto ad incentivare e avviare un nuovo approccio.</em></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Resto sulla domanda precedente per renderla più complessa. Le infrastrutture in cemento armato post guerra, soprattutto negli anni sessanta e settanta sono spesso firmate da grandi progettisti: Nervi, Cestelli Guidi, Morandi … Sto parlando di ponti, stadi, edifici pubblici. Quando deve prevalere il valore «storico» di un’opera e quando deve prevalere invece la scelta di una sostituzione?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>È una domanda a cui non so rispondere compiutamente, oltre ad essere forse più soggettiva che oggettiva. In generale potrei direi che ogni opera d’arte, se tale si tratta, è calata nel proprio momento storico e culturale di riferimento e come tale ha un valore intrinseco. Tale valore però – secondo il mio modesto parere – non si esprime solamente nella sua affermazione storica nel passato, ma deve essere “memoriale” su cui costruire il futuro, attivando nuove “sinapsi progettuali” e generando pensiero evolutivo, produttivo, ovvero arrivare a chiamare nuova arte, superamento della precedente e stimolo per chi verrà dopo, verso strutture e infrastrutture sempre più efficienti, ambientalmente integrate, socialmente utili. In una parola sempre più a misura d’Uomo.</em></p>
<p><strong>La deindustrializzazione</strong></p>
<p><strong>Andrea Dari </strong></p>
<p><em>Un’ultima domanda. Le politiche sulla CO2 richiedono investimenti. Le politiche sul contenimento delle emissioni richiedono investimenti. Le politiche di certificazione richiedono investimenti. La produzione nei Paesi virtuosi è in calo mentre crescono i mercati nei Paesi asiatici e africani. Quanto è importante la dimensione industriale di una company oggi per poter restare sul mercato e raccogliere tutte queste sfide, e quanto è importante il ruolo di sostegno che può esprimere il Paese (di sua provenienza) per restare sul mercato?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Gli investimenti sono fondamentali per “stare sul mercato”, ma il mercato è fondamentale a fornire le risorse necessario per compiere gli investimenti. Senza flussi di cassa positivi non ci sono investimenti. Può essere un circolo virtuoso o vizioso. Le aziende, indipendentemente dalla propria dimensione, arrivano fino a dove le proprie risorse interne lo consentono, dopodichè orientano le proprie scelte dove le sfide sono sostenibili e laddove il mercato sottostante è “generoso” o almeno vivace. Sta alla Politica comprendere come sostenere lo sviluppo di un Paese e sta alle imprese far comprendere alla politica in che modo e con quali investimenti i vari settori possono contribuire a favorire lo sviluppo dello stesso.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Come risparmiare energia anche a Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 14:00:59 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/come-risparmiare-energia-anche-a-natale/">Come risparmiare energia anche a Natale</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si stima che ogni anno in<strong> Italia</strong> tutte le attività correlate al periodo natalizio comportino circa il 30% in più sui consumi abituali. Quali possono essere, quindi, delle soluzioni da adottare per evitare che aumentino i <strong>consumi energetici</strong>, e di conseguenza gli<strong> sprechi</strong>? Ecco alcuni <strong>consigli</strong> per <strong>risparmiare energia</strong> anche a <strong>Natale</strong>!</p>
<p><strong>Il frigorifero</strong></p>
<p>La cucina è la stanza che causa il maggior dispendio energetico. Soprattutto a Natale. È il regno degli elettrodomestici che spesso usiamo con poca attenzione. Primo fra tutti il <strong>frigorifero</strong>. Buona abitudine sarebbe aprirlo solo quando realmente serve e tenerlo lontano da fonti di calore. Si può arrivare a risparmiare fino a 23 euro all’anno staccandolo solamente di appena 10 centimetri dal muro. Un <strong>risparmio</strong> di 21 euro all’anno lo abbiamo se evitiamo distrazioni e chiudiamo sempre bene lo sportello di freezer o frigo, fino a 32 euro invece se si decide di sostituire il frigorifero passando da una classe B ad una A+, fino ad arrivare anche un risparmio più elevato se si opta per una <strong>classe energetica</strong> migliore.</p>
<p><strong>La lavastoviglie</strong></p>
<p>Sempre in cucina un altro elettrodomestico da tenere sotto osservazione è la lavastoviglie che sarebbe sempre meglio farla partire a pieno carico con un programma che si adatti al tipo di sporco e (se disponibile) utilizzare la funzione “<strong>risparmio energetico</strong>”. Anche eliminare i residui di sporco dai piatti ed evitare dunque il prelavaggio aiuta. Inoltre, se il ciclo della lavastoviglie viene bloccato prima che asciughi i piatti, si possono risparmiare fino a 18 euro all’anno.</p>
<p><strong>Forno elettrico e microonde</strong></p>
<p>Utilizzare il<strong> forno a microonde</strong> per scongelare i cibi ci potrebbe far risparmiare fino a 33 euro all’anno e potrebbe essere un’alternativa per cucina e scaldare, al forno elettrico tradizionale perché consuma meno. L’importante è non lasciarlo in stand-by; a riposo: consuma fino a 27 kWh. Ma se non possiamo rinunciare ai piatti cucinati al forno considerato il Natale possiamo spegnerlo un attimo prima che i cibi siano pronti e sfruttare il calore all’interno per terminare la cottura.</p>
<p><strong>Pentole e cottura</strong></p>
<p>«Usare la pentola a pressione invece che quella tradizionale alleggerisce la bolletta di circa 8 euro» secondo una ricerca di <strong>Facile.it</strong>, ma se siamo poco pratici o legati alle pentole tradizionali, cucinare con un coperchio, fa risparmiare 5 euro all’anno. Anche la cottura al vapore è un buon alleato del risparmio (oltre che del benessere fisico) sulla bolletta permette di cucinare più cibi su un unico fornello senza che la fiamma sia troppo alta, spegnendola anche qualche minuto prima e ultimare la cottura con il vapore ormai sviluppato.</p>
<p><strong>La lavatrice</strong></p>
<p>Anche in bagno ci sono sprechi che possiamo evitare. Lasciare che l’<strong>acqua calda</strong> scorra anche in momenti non indispensabili mentre ci si rade o ci si fa la doccia potrebbe farci perdere un risparmio che può arrivare fino a 36 euro all’anno. Per quanto riguarda la <strong>lavatrice</strong> invece, meglio scegliere con cura il programma più adatto evitando temperature troppo elevate, ad esempio lavando a 60 gradi invece che a 90 si traduce in un risparmio annuo di 25 euro. Anche qui è bene scegliere una lavatrice di classe energetica superiore, attivare il lavaggio a pieno carico (senza sovraccaricare) e (se abbiamo un piano energetico a fasce orarie) rispettare le fasce orarie serali e i festivi per i lavaggi.</p>
<p><strong>La giusta temperatura</strong></p>
<p>Agire sul <strong>riscaldamento</strong> o <strong>raffreddamento</strong> corretto degli ambienti potrebbe dare il maggior risparmio in bolletta. Abbassare di un grado la temperatura genera circa 50 euro di risparmio e spegnere totalmente l’impianto quando si è via ad 8. Programmare il riscaldamento con un timer è utile a evitare sprechi e dispersioni di calore.<br />
D’estate invece programmare con attenzione il condizionatore permette di risparmiare circa 50 euro ogni anno, come è meglio deumidificare invece che raffreddare visto che «consente di tenerne in tasca fino ad 85 — secondo lo studio di facile.it — e se si cambia il condizionatore passando da uno in classe B ad uno in classe A+++, si arriverà ad alleggerire la bolletta di circa 90 euro all’anno».</p>
<p><strong>Le luci</strong></p>
<p>Spegnere le luci non necessarie in casa fa risparmiare fino a 30 euro all’anno ma il maggior risparmio si soprattutto sulla scelta della tipologia di lampadine. Le<strong> lampadine a incandescenza</strong> sono le meno usate e raccomandate rispetto a quelle a basso consumo, ma sono le lampadine a led le migliori, che consentirebbe di eliminare dalla bolletta fino a 30 euro all’anno di costi. Visto il periodo natalizio che si avvicina, occhio alle luci dell’albero di Natale: se sono a led potremmo risparmiare 4 euro.</p>
<p><strong>Stand-by</strong></p>
<p>Quanto accennato per il forno a microonde vale anche per tutti gli altri elettrodomestici. Una buona abitudine sarebbe staccare la spina degli <strong>elettrodomestici</strong> non utilizzati. Spegnere la lucina rossa dei piccoli elettrodomestici che abbiamo in casa ci permetterebbe di risparmiare fino a 56 euro. Tra questi si può salvare il cellulare visto che il risparmio sarebbe solo di 1,5 euro.</p>
<p>Natale è certamente il periodo più magico dell’anno, ma anche il momento in cui si registrano maggiori sprechi e consumi. Seguendo questi semplici consigli sarà possibile rivedere le proprie abitudini a dar vita a <a href="https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/"><strong>tradizioni innovative</strong></a> e <strong>rispettose dell’ambiente</strong>!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/come-risparmiare-energia-anche-a-natale/">Come risparmiare energia anche a Natale</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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