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	<title>Economia circolare Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>Economia circolare Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>7 falsi miti sul riutilizzo: un dibattito europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 16:36:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando la Commissione europea ha presentato la bozza di regolamento sugli imballaggi, conosciuta come</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Da quando la Commissione europea ha presentato la bozza di regolamento sugli imballaggi, conosciuta come <a href="https://economiacircolare.com/regolamento-imballaggi-ppwr-nel-vivo/" target="_blank" rel="noopener">Packaging and Packaging Waste Regulation</a> (PPWR), il dibattito sull&#8217;economia circolare è diventato un campo di battaglia tra sostenitori del riutilizzo e del riciclo. In questa discussione accesa, emergono diversi equivoci sul riutilizzo che meritano di essere chiariti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prendendo spunto dalle argomentazioni dell&#8217;eurodeputata Delara Burkhardt, esploriamo<strong> sette falsi miti sul riutilizzo.</strong></span></p>
<h3><b>1. Il riciclo non basta</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno dei falsi miti più diffusi è che il riciclo sia sufficiente per affrontare la crisi dei rifiuti. Il riutilizzo è un complemento essenziale al riciclo ed entrambi dovrebbero essere potenziati. Le quote di riutilizzo, previste nella proposta della Commissione per il settore del cibo da asporto, sono ragionevolmente elevate e consentono alle aziende di utilizzare in modo flessibile gli imballaggi monouso quando necessario.</span></p>
<h3><b>2. Gli studi finanziati dall&#8217;industria sono sbilanciati</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti studi affermano che gli imballaggi monouso hanno una migliore performance ambientale rispetto a quelli riutilizzabili. Tuttavia, questi studi sono spesso influenzati da interessi economici e basati su ipotesi irrealistiche, ignorando importanti variabili ambientali.</span></p>
<h3><b>3. Littering e impatto ambientale</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli studi a favore degli imballaggi monouso spesso trascurano l&#8217;impatto del littering, ovvero l&#8217;abbandono irresponsabile dei rifiuti nell&#8217;ambiente. Questo comporta costi significativi per la pulizia delle città e per i contribuenti. Il riutilizzo può contribuire a ridurre il littering e i relativi costi.</span></p>
<h3><b>4. Valutazioni trasparenti del ciclo di vita</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcune valutazioni del ciclo di vita trasparenti dimostrano che l&#8217;implementazione di sistemi di riutilizzo può ridurre i rifiuti e le emissioni di CO2. Studi hanno mostrato che i contenitori riutilizzabili, dopo diverse rotazioni, sono più vantaggiosi di quelli monouso.</span></p>
<h3><b>5. Riciclabile non significa che verrà riciclato</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Molte volte gli imballaggi monouso non vengono effettivamente riciclati, ma finiscono nell&#8217;ambiente o nei cestini pubblici. In alcuni casi, gli imballaggi monouso, come quelli sporchi o i compositi con rivestimenti in plastica, sono difficili da riciclare. Il riutilizzo può contribuire a ridurre la quantità di rifiuti che finiscono in discarica.</span></p>
<h3><b>6. Igiene e sicurezza</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;igiene è spesso citata come motivo per cui il riutilizzo non è accettabile, ma se i sistemi di riutilizzo sono ben gestiti e con standard igienici adeguati possono garantire la sicurezza degli alimenti dagli imballaggi riutilizzabili. Esistono norme UE per l&#8217;igiene alimentare e regolamenti nazionali che possono essere seguiti.</span></p>
<h3><b>7. Imballaggi monouso e spreco alimentare</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni sostengono che gli imballaggi monouso siano necessari per ridurre lo spreco alimentare. Tuttavia, lo spreco alimentare è causato principalmente dall&#8217;eccesso di offerta e richiede cambiamenti sistemici nel sistema alimentare, non solo la regolamentazione degli imballaggi. L&#8217;uso di imballaggi monouso può addirittura portare a sprechi inutili favorendo l&#8217;acquisto eccessivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diversi Stati membri hanno già adottato leggi per promuovere il riutilizzo e molte iniziative di imballaggio riutilizzabile hanno dimostrato successo in tutta Europa. </span><b>Il riutilizzo contribuirà a ridurre le emissioni di CO2 e il consumo di acqua.</b><span style="font-weight: 400;"> La chiave sta nell&#8217;implementare sistemi di riutilizzo ben gestiti e nel promuovere la responsabilità ambientale.</span></p>
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		<title>Economia Circolare: una svolta sostenibile dalla plastica ai combustibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 00:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un recente progetto di ricerca condotto da scienziati croati e italiani dell&#8217;Enea ha aperto nuove</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Un recente progetto di ricerca condotto da scienziati croati e italiani dell&#8217;Enea ha aperto nuove prospettive nella gestione dei rifiuti plastici. Attraverso un processo innovativo chiamato pirolisi, oltre il 90% del materiale plastico recuperato da mari e spiagge è stato convertito in un &#8220;nuovo petrolio&#8221;. Questo materiale può essere utilizzato sia come combustibile che come materia prima per la produzione di vernici, solventi e composti organici.</span></p>
<p><b>Il processo di pirolisi: trasformazione sostenibile</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il processo di pirolisi, spiegato dal ricercatore Riccardo Tuffi (ricercatore del Laboratorio di tecnologie per riuso, riciclo, recupero e valorizzazione di rifiuti e materiali, che ha realizzato la ricerca insieme ai colleghi Lorenzo Cafiero e Doina De Angelis), coinvolge il trattamento termo-chimico della plastica a temperature superiori a 400°C, in assenza di ossigeno, portando alla decomposizione del materiale plastico in olio e gas ricchi di idrocarburi. Questo processo, oltre a fornire un nuovo modo di gestire i rifiuti plastici, offre anche un&#8217;alternativa sostenibile nella produzione di nuovi combustibili e prodotti chimici.</span></p>
<p><b>Economia circolare e sostenibilità ambientale</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Elemento chiave di questo progetto è l&#8217;impiego di un catalizzatore ottenuto dalle ceneri prodotte dagli impianti di gassificazione e combustione del carbone. Questo sottoprodotto, considerato un rifiuto industriale, viene trasformato in un componente cruciale per migliorare la resa e la qualità del processo di pirolisi. L&#8217;utilizzo di questi catalizzatori rappresenta un passo significativo verso la sostenibilità dei processi produttivi, contribuendo, con l’economia circolare, a ridurre l&#8217;inquinamento ambientale associato a tali rifiuti.</span></p>
<p><b>Prospettive future</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ricercatore sottolinea che la pirolisi catalitica potrebbe superare le sfide della raccolta meccanica della plastica in mare e sulle spiagge, consentendo il trattamento di quantità significative di rifiuti altamente eterogenei. In futuro, piccoli impianti di pirolisi installati nei porti potrebbero addirittura produrre carburanti per le imbarcazioni, utilizzando la plastica recuperata in mare. Questa prospettiva apre quindi la strada a soluzioni più sostenibili per la gestione dei rifiuti plastici, contribuendo inoltre al raggiungimento dell&#8217;obiettivo di un&#8217;economia circolare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">_</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fonte: Il Sole 24 Ore</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">_</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Case Earthship: abitazioni sostenibili per un futuro eco-responsabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 11:14:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nostro mondo sempre più orientato verso la sostenibilità, l&#8217;architettura ecologica sta guadagnando terreno. Tra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/abitazioni-sostenibili/">Case Earthship: abitazioni sostenibili per un futuro eco-responsabile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Nel nostro mondo sempre più orientato verso la sostenibilità, l&#8217;architettura ecologica sta guadagnando terreno. Tra le varie soluzioni che emergono per affrontare le sfide ambientali, le </span><b>case Earthship</b><span style="font-weight: 400;"> si distinguono come una delle opzioni più innovative e interessanti. Queste abitazioni uniche stanno conquistando sempre più appassionati dell&#8217;ecologia e coloro che desiderano vivere in modo più responsabile. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Cos&#8217;è una casa Earthship?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le case Earthship sono un tipo di abitazione progettata per essere </span><b>sostenibile in modo completo e autonomo</b><span style="font-weight: 400;">. Questi edifici innovativi sono stati ideati dallo studioso e architetto Michael Reynolds negli anni &#8217;70 e sono progettati per sfruttare al massimo le risorse naturali disponibili.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Principi fondamentali delle case Earthship</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le case Earthship si basano su quattro principi fondamentali:</span></p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Materiali riciclati</b></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle caratteristiche distintive delle case Earthship è l&#8217;uso di materiali di recupero. Gomme da pneumatici vecchi, bottiglie di vetro, lattine, e persino vecchie lamiere vengono impiegate per costruire le pareti. Questi materiali, altrimenti destinati alla discarica, diventano componenti essenziali, offrendo un&#8217;alternativa ecologica ai materiali tradizionali.</span></p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Raccolta e utilizzo dell&#8217;acqua piovana</b></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste case sono dotate di sistemi avanzati di raccolta dell&#8217;acqua piovana. La quale, una volta raccolta, viene utilizzata per scopi domestici, come il lavaggio, l&#8217;irrigazione e addirittura per il rifornimento dei serbatoi dell&#8217;acqua potabile. Questo approccio riduce la dipendenza dalle risorse idriche locali.</span></p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Riscaldamento e raffreddamento passivo</b></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie alla loro struttura e posizione, le case Earthship sfruttano il riscaldamento e il raffreddamento passivo. Le pareti massicce e l&#8217;uso di terreno come isolante contribuiscono a mantenere una temperatura interna stabile senza l&#8217;uso intensivo di sistemi di riscaldamento o raffreddamento meccanici.</span></p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Produzione di energia solare</b></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di case progettate per sfruttare al massimo l&#8217;energia solare. Pannelli solari fotovoltaici sono spesso installati sul tetto o integrati nella struttura stessa per generare energia pulita e rinnovabile per l&#8217;illuminazione e gli elettrodomestici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Vantaggi delle case Earthship</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le case Earthship offrono numerosi vantaggi sia per l&#8217;ambiente che per i loro abitanti. </span><b>Riducono infatti l’impronta ecologica</b><span style="font-weight: 400;"> grazie all&#8217;uso di materiali riciclati e alla produzione di energia solare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, grazie ai sistemi di produzione energetica e di raccolta dell&#8217;acqua integrati, le case Earthship possono offrire un alto grado di </span><b>indipendenza energetica e idrica</b><span style="font-weight: 400;">, riducendo la dipendenza dalle risorse esterne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre, il riscaldamento e il raffreddamento passivo sono estremamente </span><b>efficienti dal punto di vista energetico</b><span style="font-weight: 400;">, riducendo notevolmente i costi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di case costruite per </span><b>durare </b><span style="font-weight: 400;">a lungo e </span><b>resistere </b><span style="font-weight: 400;">alle condizioni ambientali estreme, rendendole resistenti e ideali per climi difficili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vivere in una casa Earthship può ispirare uno stile di vita più consapevole dell&#8217;ambiente, più sostenibile. Promuovendo pratiche come il riciclo, il risparmio energetico e la conservazione dell&#8217;acqua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo si muove sempre più verso un</span><b> futuro eco-responsabile</b><span style="font-weight: 400;">, in cui le case Earthship rappresentano una soluzione all&#8217;avanguardia per affrontare le sfide ambientali attuali.</span></p>
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		<title>L&#8217;economia circolare conquista gli italiani anche nel tech</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 00:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ricerca Swg commissionata dalla startup degli iPhone ricondizionati Swappie, ha evidenziato che 8 persone</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Una</span><b> ricerca Swg</b><span style="font-weight: 400;"> commissionata dalla startup degli iPhone ricondizionati Swappie, ha evidenziato che 8 persone su 10 riconoscono il ruolo potenzialmente determinante delle pratiche di riuso e riciclo per la tutela dell&#8217;ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto gli smartphone ricondizionati stanno guadagnando terreno come opzione ecologica e conveniente rispetto all&#8217;acquisto di nuovi dispositivi. Questo fatto emerge da un recente sondaggio secondo il quale circa il 60% degli italiani sarebbe disposto ad acquistare uno smartphone ricondizionato. </span></p>
<p><b>Ma cosa rende gli smartphone ricondizionati una scelta sostenibile?</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">1.L&#8217;acquisto di un dispositivo ricondizionato permette di</span><b> ridurre l&#8217;impatto ambientale legato alla produzione di nuovi smartphone</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo uno studio del 2018 dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente, la produzione di un singolo smartphone richiede l&#8217;utilizzo di oltre 70 elementi diversi, la maggior parte dei quali sono risorse limitate;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">2.Gli smartphone ricondizionati sono generalmente </span><b>meno costosi</b><span style="font-weight: 400;"> rispetto ai dispositivi nuovi. Questo significa che gli acquirenti possono </span><b>risparmiare </b><span style="font-weight: 400;">denaro e allo stesso tempo fare una </span><b>scelta sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, molti produttori di smartphone ricondizionati offrono una garanzia sui loro prodotti, proteggendo così i consumatori da eventuali difetti o malfunzionamenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prestando attenzione nell’acquisto, è possibile trovare prodotti ricondizionati affidabili e di qualità, che garantiscono la sicurezza e la soddisfazione di noi clienti e garantiscono al contempo la salvaguardia ambientale.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche in questo caso l’impresa può fare la differenza, scegliendo questa opzione per i propri dipendenti: una scelta conveniente per l’ambiente, per l’economia dell’azienda e per il bilancio di sostenibilità!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>#MarziaChiesa #MarziaChiesaBlog #MClife #GreenEconomy #BusinessSostenibili #AGreenBusinessLife #GreenTransition #Sostenibilità </b><b>#economiacircolare #smartphonericondizionati #riciclo #ambiente #tech #risparmio #consumoconsapevole #prodottiricondizionati #greenchoice</b></p>
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		<title>Il mondo del lavoro punta ad una leadership sostenibile</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/il-mondo-del-lavoro-punta-ad-una-leadership-sostenibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 09:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La leadership di oggi richiede nuove e specifiche competenze per guidare la transizione della propria</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-mondo-del-lavoro-punta-ad-una-leadership-sostenibile/">Il mondo del lavoro punta ad una leadership sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La leadership di oggi richiede nuove e specifiche competenze per guidare la transizione della propria azienda verso un’</span><b>economia inclusiva e net zero</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le sfide che si presentano oggi sono tra loro interconnesse e legate al raggiungimento degli </span><b>Obiettivi di sviluppo sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">. Per questo si parla di </span><b>leadership sostenibile</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Ma a che punto siamo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo lo </span><b>Studio Leadership sostenibile in Europa</b><span style="font-weight: 400;">, commissionato nel 2020 dalla Confederazione europea dei manager (Cec european managers) all’Università La Sapienza di Roma, che ha coinvolto </span><b>1.500 manager di sei Paesi UE</b><span style="font-weight: 400;">, molti dei manager europei hanno una conoscenza superficiale dei principi e dei temi della sostenibilità. Si evidenzia quindi un divario tra le ambizioni del leader e la realtà. Non a caso, i valori e le competenze di sostenibilità non sono ancora del tutto integrati nell’ambiente aziendale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La leadership sostenibile</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni giorno, milioni di manager prendono decisioni che hanno un </span><b>impatto ambientale, sociale ed economico.</b><span style="font-weight: 400;"> Per questo questi decision maker dovrebbero acquisire nuove e specifiche competenze per limitare l’impatto negativo che le loro decisioni possono avere sull’ambiente e sulla società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È necessaria una strategia in grado di </span><b>gestire i cambiamenti</b><span style="font-weight: 400;"> in atto ed incentrata </span><b>sui valori della sostenibilità</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una leadership sostenibile è anche la chiave per acquisire un </span><b>vantaggio economico</b><span style="font-weight: 400;">. Infatti, diversi studi dimostrano come le imprese sostenibili siano più </span><b>resilienti, innovative e competitive</b><span style="font-weight: 400;">, nonché capaci di soddisfare le </span><b>esigenze delle nuove generazioni</b><span style="font-weight: 400;"> più attente ai valori e alle prospettive sostenibili. Questo trend è confermato dai dati Accenture, che dimostrano come acquistare servizi o prodotti in </span><b>modo etico</b><span style="font-weight: 400;"> fidelizzi la new generation.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quindi fondamentale investire su </span><b>istruzione e formazione </b><span style="font-weight: 400;">di manager e dirigenti, in modo che dispongano degli strumenti necessari ad </span><b>integrare leadership e governance sostenibile</b><span style="font-weight: 400;"> nelle proprie organizzazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La transizione sostenibile è un compito che riguarda tutti e sicuramente gli imprenditori rivestono un ruolo chiave in questo percorso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di transizione da un’economia della “distruzione”, verso un’economia più responsabile e generativa basata su pratiche sostenibili e innovative, che vede soluzioni destinate ad avere successo sia per l’ambiente che per il business. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia è, per la sua storia e vocazione naturale, attore principale di questo nuovo “</span><b>capitalismo umanistico</b><span style="font-weight: 400;">” attento agli interessi di tutti, che si contrappone al modello di capitalismo distruttivo basato esclusivamente sull’incremento dei profitti. La storia ci insegna che è stato proprio il nostro Paese il luogo dove l’innovazione nelle scienze e nelle tecnologie si è sposata ai principi dell’umanesimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una priorità che deve avere una </span><i><span style="font-weight: 400;">vision</span></i><span style="font-weight: 400;"> e una </span><i><span style="font-weight: 400;">mission</span></i><span style="font-weight: 400;"> di lungo periodo, mettendo al centro l’uomo per generare </span><b>benessere</b> <b>collettivo</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
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		<title>Fast fashion: cos’è e quanto inquina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 08:54:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fast Fashion è una tendenza della fashion industry che ha reso la moda economicamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Fast Fashion </strong>è una tendenza della fashion industry che ha reso la moda economicamente più accessibile. Il suo grande successo risiede nel fatto di aver dato la possibilità ad una platea ampissima di vestirsi secondo le tendenze del momento ad un prezzo ridotto. Certo, il fast fashion è uno strumento che appiana le differenze, dando accesso a tutti al mondo della moda. Ma a quale prezzo?</p>
<p>Uno dei problemi di questa moda è che si fonda sull’idea che gli outfit ripetitivi implichino una bassa esibizione di sé stessi. La soluzione, secondo la filosofia del fast fashion, risiede nella possibilità di effettuare continui cambi d’abito, il ché denoterebbe una personalità dinamica e versatile. Ecco, quindi, che si crea sull’acquirente una forte pressione sociale ad acquistare ancora e sempre di più.</p>
<p>Ormai siamo abituati a comprare senza riflettere sul prezzo. Il fast-fashion costa poco, perché le aziende che lo incentivano risparmiano sulla manodopera, andando a realizzare i loro abiti in Paesi in via di sviluppo, dove non vi è alcuna attenzione nei confronti dei diritti civili e sociali, e dove i lavoratori hanno paghe misere.</p>
<p>A questo si aggiunge un altro dato particolarmente problematico: l’industria della moda è responsabile del <strong>10% dell’inquinamento globale</strong> ed è il secondo settore più inquinante al mondo dopo quello del trasporto aereo. Secondo l’OCSE, il settore fashion inquina come 372 milioni di auto in un anno.</p>
<p>Tra le catene più famose di fast-fashion troviamo <strong>Shein</strong>, che con la sua sovrapproduzione di capi e la mancanza di informazioni sulla filiera di produzione e approvvigionamento dei materiali, si è guadagnata una pessima reputazione a livello mondiale.</p>
<p>Secondo l’inchiesta <em>Shein Untold: inside the Shein Machine</em> i dipendenti di questa azienda ricevono una retribuzione mensile di 4 mila yuan, che corrispondono a circa 550 euro, nonostante lavorino 18 ore al giorno con solo un giorno libero al mese. Senza contare che per ogni errore commesso dalla singola sarta, questa vede detrarsi i 2/3 della paga giornaliera. Inoltre, secondo un report di Greenpeace, i prodotti venduti non rispettano il limite UE relativo alle sostanze chimiche che possono essere contenute nei capi di abbigliamento. Eppure, molte persone ancora acquistano da questo grande marchio.</p>
<p>Shein è solo una tra le tante aziende che fa leva sui valori del fast fashion. Come fare quindi per limitare i danni sociali e ambientali prodotti da queste aziende?</p>
<p>Dobbiamo essere noi per primi ad effettuare scelte consapevoli, acquistando capi che non siano realizzati con un eccessivo sfruttamento delle risorse, non solo materiali ma anche umane, per limitare l’inquinamento ambientale. Questo non significa necessariamente acquistare abiti su misura e d’alta moda, ma piuttosto fare scelte informate e acquistare in modo etico.</p>
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		<title>Il mio blog è certificato carbon neutral</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 09:42:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio blog è Carbon Neutral! Da giugno 2021, Sodai S.p.A., l’impresa di cui sono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mio blog è Carbon Neutral!</strong></p>
<p>Da giugno 2021, Sodai S.p.A., l’impresa di cui sono CEO, ha iniziato a supportare progetti sostenibili certificati secondo i più alti standard internazionali (Verified Carbon Standard e Gold Standard) con Up2You, con lo scopo di garantire la <strong>carbon neutrality</strong> aziendale.</p>
<p>Oggi il mio <strong>blog</strong> inizia questo stesso percorso <strong>entrando nel network di Up2You</strong>. Ma come siamo arrivati a questo punto?</p>
<p>Up2You è una realtà unica, che si occupa di sviluppo di soluzioni volte alla certificazione della carbon neutrality di eventi, prodotti e intere aziende. La loro mission è pienamente in linea con i miei valori. Da qui la loro idea. Perché non certificare il mio blog per garantire la <strong>compensazione dell’impatto ambientale</strong> dello stesso?</p>
<p>Come noto, ogni attività umana, online e offline, determina delle emissioni di CO2. L’attuale crisi climatica richiede necessariamente di agire con l’obiettivo di ridurre tali emissioni o, almeno, bilanciarne<strong> l’impatto</strong>. Up2You fa proprio questo.</p>
<p>Per determinare <strong>l’impatto ambientale del mio blog</strong> ho risposto ad un questionario fornitomi da Up2You, nel quale venivano richieste informazioni relative al numero di visitatori mensili, alle visualizzazioni della pagina, al tipo di interazioni che si creano con i visitatori del blog, all’utilizzo di tecnologie terze all’interno della pagina, oltre che informazioni sui server e i servizi cloud utilizzati.</p>
<p>Determinato l’impatto è possibile scegliere come effettuare la <strong>compensazione della CO2</strong>. È quindi sufficiente selezionare il progetto o i progetti certificati a cui partecipare. Questi spaziano da attività per la salvaguardia della <strong>biodiversità</strong> ad iniziative a supporto delle <strong>comunità locali</strong>, passando anche per progetti dedicati all&#8217;energia rinnovabile e ad attività di riforestazione. Questo sempre con particolare attenzione agli <strong>obiettivi ONU di sviluppo sostenibile</strong>.</p>
<p>Per saperne di più visita il <a href="https://www.u2y.io/progetti?utm_source=marziachiesa.it&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=marziachiesa_blog_gennaio2023">sito di Up2You</a> oppure <a href="https://www.u2y.io/carbon-footprint-calculator?utm_source=www.marziachiesa.it&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=marziachiesa_blog_gennaio2023">calcola la tua carbon footprint</a>.</p>
<p>Sono estremamente orgogliosa di aver instaurato questa collaborazione con Up2You e spero che altri blogger possano entrare a far parte del loro network, rendendo il proprio <strong>business carbon neutral e sostenibile</strong>.</p>
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		<title>Transizione green: le imprese ci credono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 15:23:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: sostenibilità e attenzione all’ambiente. Tre aziende su</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: <strong>sostenibilità e attenzione all’ambiente</strong>. Tre aziende su quattro chiedono al Governo di puntare in questa direzione, promuovendo la transizione green.</p>
<p>I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per il nostro Paese e per il mondo. Per superare queste sfide, l&#8217;UE ha adottato il <strong>Green Deal europeo</strong>, delineando una strategia di crescita che trasformerà l&#8217;Europa in un&#8217;economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva.</p>
<p>È una sfida quella della <strong>transizione ecologica</strong> che viene vista oggi dalle imprese come un’opportunità per trasformare il proprio business in chiave <strong>green</strong>. Un percorso con tanti ostacoli che si scontra in Italia con le innegabili difficoltà e rallentamenti causati dalla burocrazia.</p>
<p>Nonostante questo, dall’indagine realizzata dalla <strong>Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da EY</strong>, presentata a <strong>Ecomondo-Key Energy</strong>, “<strong>Le imprese italiane e la transizione ecologica</strong>”, emerge che: il <strong>45%</strong> delle imprese presta un livello elevato di attenzione alla transizione ecologica, il <strong>41%</strong> un livello buono e solo un <strong>14%</strong> sostiene di non essere per nulla attento.</p>
<p>La ricerca analizza un campione di 1.000 imprese italiane e fornisce una immagine di come queste ultime stiano vivendo la transizione ecologica in un periodo di incertezza sul futuro economico ed energetico. Uno dei risultati più interessanti? Le imprese percepiscono la transizione ecologica come un’<strong>opportunità strategica</strong>.</p>
<p>Stiamo parlando di un <strong>processo reale che coinvolge le imprese italiane</strong>, e che pone alla propria base i temi della transizione climatica e dell’economia circolare. Tematiche ambientali epocali e sfide di competitività e mercato, che interessano più che mai le imprese italiane.</p>
<p>I principali benefici riscontrati con la transizione ecologica riguardano, secondo il parere delle imprese, la <strong>riduzione dei costi operativi</strong> (27%), il <strong>miglioramento reputazionale</strong> (24%) e il <strong>consolidamento di partnership</strong> (15%).</p>
<p>Tuttavia, i benefici più grandi che rischiano di cadere in secondo piano sono la <strong>tutela ambientale</strong> e la <strong>salvaguardia delle</strong> <strong>risorse</strong>, per assicurare un futuro green e sostenibile.</p>
<p>Un percorso che ha ancora bisogno di spazio per prendere forza e corpo, insomma, ma che quantomeno si è già innescato.</p>
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		<title>Finisce così la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 11:31:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo due settimane di lavoro, più due giorni di tempi supplementari, si è conclusa la</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo due settimane di lavoro, più due giorni di tempi supplementari, si è conclusa la <strong>COP27</strong>, il principale evento globale in cui Governi, imprese e rappresentanti della società civile si incontrano per affrontare l&#8217;emergenza climatica.</p>
<p>Quest’anno i leader mondiali si sono riuniti a <strong>Sharm-el-Sheik</strong> tra mille contraddizioni e scelte non centrate: un Paese, l’Egitto, che non spicca certo per il rispetto dei diritti umani, i jet privati, uno dei mezzi più inquinanti, utilizzati come mezzo di trasporto da più di 400 leader, un catering ricco di prodotti ad alto impatto ambientale e lo sponsor che, con la produzione di 110 miliardi di bottiglie di plastica l’anno (circa un quinto della produzione mondiale), risulta essere tra i più grandi inquinatori al mondo.</p>
<p>Anche le presenze destano qualche dubbio: la netta minoranza delle donne, nonostante &#8211; dati alla mano &#8211; nei Paesi in cui ricoprono ruoli di leadership, le politiche sui cambiamenti climatici siano più rigorose ed efficaci, e un sensibile incremento della presenza dei lobbisti di compagnie legate alle fonti fossili (25% in più della COP di Glasgow).</p>
<p>Anche le assenze hanno avuto il loro peso. Come quella dei leader di Paesi chiave, <strong>tra i principali emettitori di CO2,</strong> come la Cina, l’India e la Russia, e l’apparizione lampo di Joe Biden che non è bastata.</p>
<p>Una partenza, non con i migliori presupposti, insomma, ma a difesa di questa 27esima edizione del vertice, che riparte dal Patto sul Clima raggiunto lo scorso anno a Glasgow, c’è una prima, importante novità introdotta in agenda: il <strong>loss&amp;damage</strong>, ovvero il calcolo dei danni causati dalla crisi climatica, la definizione delle responsabilità e dei conseguenti finanziamenti da parte dei Paesi più industrializzati e inquinanti, per risarcire i Paesi poveri e vulnerabili, che hanno minori responsabilità sul cambiamento climatico, ma sono i più colpiti dai suoi effetti.</p>
<p>L’impegno è stato misurato in 100 miliardi di dollari l’anno, almeno fino al 2025, un target in realtà nato nel 2009, che al momento si assesta appena sopra gli 80 miliardi. Chi fa bene è soprattutto l’Europa (Italia inclusa), che paga anche più di quanto competerebbe, male invece, secondo i calcoli fatti da Carbon Brief: Stati Uniti, Canada, Australia, e Regno Unito.</p>
<p>Ruolo chiave quello delle <strong>MDBs</strong>, le Banche multilaterali di sviluppo (come la Banca Mondiale e l’Asian Development Bank) che, come evidenziato nella bozza di testo finale di questa COP, “dovranno fornire una quota significativa di risorse finanziarie, migliorare il loro potenziale di leva finanziaria dei finanziamenti privati, impiegare la gamma di strumenti dalle sovvenzioni alle garanzie e agli strumenti non di debito e risolvere la limitata propensione al rischio e capitalizzazione ridotta, triplicando i finanziamenti per il clima almeno fino al 2025”.</p>
<p>Una riforma senza precedenti che apre i prestiti verso Paesi meno industrializzati e dà sicurezza al mondo della finanza privata per investire in rinnovabili, agricoltura rigenerativa ed economia circolare.</p>
<p>Mai come oggi il mondo economico è chiamato a generare nuova finanza per il clima e l’Italia cerca di fare la sua parte. Il nuovo <strong>Fondo Italiano per il Clima </strong>presentato, che sarà gestito da Cassa Depositi e Prestiti, prevede di erogare 840 milioni l’anno dal 2022 al 2026 per finanziare interventi, anche a fondo perduto, a favore di soggetti privati e pubblici, per contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti negli accordi internazionali in materia di clima e tutela ambientale.</p>
<p>Solo qualche dubbio a riguardo: la Cina, alla guida dei Paesi emergenti e in via di sviluppo è al primo posto come emettitore di gas serra e di certo ha le spalle finanziarie per contribuire alla creazione del fondo loss&amp;damage. Sarà quindi erogatore o beneficiario di questo fondo? Che posizione prenderanno i Paesi che possiedono e usano i maggiori giacimenti petroliferi, ma che rientrano nella definizione di Paesi in via di sviluppo?</p>
<p>Sarà un comitato istituito ad hoc a decidere.</p>
<p>Altro punto trattato a COP27, ha visto ribadire il limite, stabilito nell’Accordo di Parigi, dell&#8217;aumento della temperatura a <strong>1,5 gradi</strong> entro il 2030, con la conseguente necessità di ridurre le emissioni di CO2 del 45%.</p>
<p>C’è il piccolo particolare che le parole indicano una direzione, i numeri quella opposta. Le cifre fornite dal Global Carbon Project mostrano una crescita delle emissioni di CO2 nell’anno in corso di circa l’1% rispetto al 2021.</p>
<p>Quel che è chiaro è che, la conclusione della COP27, vede i prossimi mesi chiave per definire i nuovi obiettivi di taglio delle emissioni dei singoli Paesi.</p>
<p>Tra i timidi passi fatti e quelli non fatti nello scenario internazionale, l’Italia figura tra i Paesi più virtuosi dell’Unione, un Paese che alla transizione energetica, alla scelta delle rinnovabili, crede e ha già fatto, in molti casi, di necessità virtù. Complice anche una forte spinta dal basso: la scelta green delle imprese si diffonde con ampiezza e velocità sorprendenti. Inoltre, tra le principali proposte esposte dal nostro Paese, il sistema dello <strong>Youth4Climate</strong>, per coinvolgere in modo attivo i giovani nei negoziati.</p>
<p>“<em>È giunto il momento, in particolare per i Paesi più avanzati, di accelerare sulla via della transizione energetica, indipendentemente dagli esiti di questa o della prossima COP</em><em>”, </em>dice Edo Ronchi, presidente della <strong>Fondazione per lo sviluppo sostenibile</strong>, che sottolinea la necessità di far crescere gli attori di questa transizione, <em>Governi, imprese e città, come unico volano per avvicinarci a quegli obiettivi che oggi sembrano ancora lontanissimi.</em></p>
<p>Diversi gli interventi che fanno eco. Il primo è quello di Simon Stiell, il nuovo Segretario Esecutivo della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a cui fanno capo le COP, che ha parlato di “una nuova era”, dove tutti devono iniziare a fare le cose diversamente. Un discorso in cui ha trovato spazio anche il tema del <strong>ruolo centrale del genere femminile</strong> nell’azione climatica.</p>
<p>“Siamo sull’autostrada verso un inferno climatico, con il piede schiacciato sull’acceleratore” l’ormai celebre frase-allarme di <strong>António Guterres</strong>, il Segretario Generale Onu, “il nostro pianeta si sta avvicinando rapidamente a punti critici che renderanno il caos climatico irreversibile”, con un chiaro riferimento ai molteplici eventi climatici estremi che si sono verificati. “Abbiamo un bisogno urgente di azioni per il clima e la guerra in Ucraina non deve distogliere l&#8217;attenzione da questo problema”. Guterres ha sottolineato anche l’importanza del raggiungimento di quella cifra simbolica dei 100 miliardi di dollari da destinare ogni anno per mitigazione e adattamento dei Paesi più vulnerabili, ma anche di quanto il senso di “pagare i danni”, esista nella misura in cui ci si occupi anche delle azioni volte a ridurli.</p>
<p>Tutte considerazioni severe ma giuste, che trovano fondamenta nella citazione di Seneca: <em>“</em><em>Non esiste vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”</em><em>.</em></p>
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		<title>La moda circolare per salvare il pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 10:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La moda circolare si basa sui principi dell’economia circolare, volta a non compromettere le già</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-moda-circolare-per-salvare-il-pianeta/">La moda circolare per salvare il pianeta</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>moda circolare</strong> si basa sui principi dell’<strong>economia circolare</strong>, volta a non compromettere le già scarse risorse del nostro pianeta. Il singolo indumento viene visto da una diversa prospettiva: viene inserito in un ciclo che lo lavora e lo trasforma dandogli una nuova vita.</p>
<p>Un’impresa è circolare quando non produce scarti e rifiuti, ma li trasforma in materie prime da impiegare nella produzione, evitando l’uso di risorse vergini.</p>
<p>Gli obiettivi della moda circolare sono</p>
<ul>
<li>ridurre il consumo delle risorse disponibili, come l’acqua;</li>
<li>ridurre i rifiuti spingendo le persone a prendere decisioni e a compiere scelte più <strong>ecologiche</strong>;</li>
<li>e di conseguenza <strong>riciclare</strong> materiale già impiegato e trasformarlo in nuovi prodotti di valore.</li>
</ul>
<p>Come gli altri settori, anche la <strong>filiera tessile</strong> e dell’abbigliamento ha una propria impronta idrica ed energetica. Ogni anno, questo settore produce emissioni di gas serra elevate ed è tra le maggiori responsabili della perdita della biodiversità, consumando grandi quantità di risorse naturali e dell’inquinamento dell’acqua.</p>
<p>Grandi sfide a cui si è chiamati a trovare delle soluzioni in breve tempo in chiave <strong>green</strong>. Ecco che allora si parla di <strong>materiali sostenibili</strong>, il cui utilizzo vuole non solo ridurre gli sprechi, ma anche aiutare l’ambiente che ci circonda.</p>
<p>Un esempio di materiale sostenibile impiegato nel settore tessile è il <strong>cotone</strong>, una fibra naturale, ecologica e riciclabile. Le <strong>coltivazioni biologiche</strong> controllate di cotone, rispetto alle coltivazioni di cotone convenzionali, consentono di risparmiare in media il 91% di H2O e il 46% di CO2. Ma le coltivazioni biologiche delle materie prime non sono sufficienti per ridurre l’impatto ambientale della moda. Il problema è che solo l&#8217;1% degli abiti usati viene riciclato, mentre l’87% finisce in discarica o all’inceneritore, rendendo più difficile ridurre la nostra impronta ecologica dei capi di abbigliamento. La percentuale di riciclo è così bassa perché troppo spesso gli abiti in questione non sono stati ideati e realizzati per essere riciclabili. È la moda circolare che si pone il problema e crea modelli che possono essere più facilmente disassemblati e riutilizzati.</p>
<p>A questo proposito, la <strong>Fondazione Ellen MacArthur</strong> ha stimato che ogni anno si perdono più di 500 miliardi di dollari a causa dell’uso insufficiente degli indumenti e della mancanza di riciclo. Con la moda circolare si punta a proteggere il prodotto, usarlo di più, rifarlo, realizzarlo con materiali rinnovabili, ma soprattutto riciclati. I modelli di business che includono la rivendita, il noleggio, le riparazioni e il rifacimento dell&#8217;abbigliamento, possono fornire grandi risparmi di gas serra e potrebbero arrivare a valere 700 miliardi di dollari entro il 2030, rappresentando il 23% del mercato globale della moda.</p>
<p>Bisogna quindi incentivare l’uso di <strong>fibre naturali biologiche</strong> che concorrono al miglioramento degli ecosistemi naturali, in favore della biodiversità. In questa direzione si sanno già muovendo diverse case di moda, come la <strong>Hessnatur</strong>: marchio fondato nel 1976 e che ha a cuore l’ambiente e il benessere.</p>
<p>Ma per arrivare a pensare in grande e abbracciare una visione globale, occorre partire dal nostro piccolo, ad esempio facendo scelte più consapevoli e trovando il modo di sfruttare i nostri vestiti più a lungo. Così facendo si diminuirebbe enormemente la richiesta e l’impiego di nuove risorse, ritardando il momento dell&#8217;Overshooting Day.</p>
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