Il recente voto al Parlamento europeo per una nuova Direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese in materia di diritti umani e ambientali segna un importante passo avanti verso la responsabilizzazione delle aziende per i danni causati a persone, comunità e ambiente. Tuttavia, nonostante i progressi fatti, c’è ancora molta strada da percorrere.
La nuova misura mira a rendere le imprese legalmente responsabili dei danni causati sia direttamente che lungo tutta la catena di produzione. L’obiettivo è quello di indurre le aziende a valutare i rischi e ad adottare misure per prevenire, mitigare e rimediare agli impatti negativi da queste causati. La direttiva è in linea con il Green Deal europeo, che mira a migliorare la sostenibilità non solo all’interno dell’Unione europea, ma anche al di là dei suoi confini.
Nonostante l’estensione dell’ambito di applicazione della normativa a un maggior numero di aziende, ancora solo una piccola percentuale delle imprese europee ne verrebbe coinvolta. Inoltre, l’onere di provare i danni e le violazioni rimane a carico delle vittime, contrastando il concetto stesso di due diligence aziendale. Questo compromesso politico, sebbene rappresenti un primo passo verso regole comuni, non garantisce un pieno accesso alla giustizia per le vittime.
Un recente sondaggio condotto da Oxfam e Collectibus ha analizzato l’approccio delle aziende italiane alla tutela dei diritti umani. I risultati indicano che ancora quasi un terzo delle aziende del paese non presta sufficiente attenzione al rischio di violazioni legate alla propria attività. Sebbene il 70% delle aziende si dichiari attento al tema, c’è ancora poca consapevolezza riguardo alle risorse impiegate, ai metodi utilizzati per l’analisi e alle politiche adottate lungo la filiera di produzione.
Solo il 12% delle aziende ha adottato strumenti e processi di due diligence, e solo il 26% ha una policy aggiornata in termini di diritti umani. Inoltre, il dato preoccupante riguarda la funzione aziendale preposta al tema, con il 61% che indica le risorse umane come responsabili e solo l’1% che coinvolge il dipartimento acquisti. Questo suggerisce che l’attenzione all’ambito dei diritti umani sia ancora limitata al perimetro aziendale interno, trascurando il rischio di violazioni nelle filiere di produzione. Tuttavia, l’indagine ha evidenziato che molte aziende sentono la necessità di informazione, formazione e sensibilizzazione dei dipendenti e del management in materia di diritti umani. Inoltre, molte imprese stanno iniziando a richiedere un supporto specializzato per gestire in modo strutturato questa materia di importanza fondamentale.
È importante promuovere una maggiore sostenibilità sociale nelle aziende, per contribuire alla costruzione di un mondo meno disuguale e affrontare la sfida della sostenibilità d’impresa. È altresì fondamentale, avere una visione d’insieme della strada da percorrere.
La nuova Direttiva europea rappresenta un passo importante, ma è necessario che le aziende continuino ad impegnarsi, assumendosi la responsabilità del proprio impatto, e ad agire con diligenza, per proteggere i diritti umani e l’ambiente.





