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	<title>Lifestyle Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>Lifestyle Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Le imprenditrici italiane innovative del 2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2023 08:59:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diversi sono i contesti che continuano a confermare, numeri alla mano, che il merito di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diversi sono i contesti che continuano a confermare, numeri alla mano, che il merito di creare valore e lavoro per la collettività è genderless.</p>
<p>Per supportare il percorso delle donne, è importante raccontare e divulgare storie di imprenditrici, ricercatrici, scienziate, che stanno apportando un contributo significativo all&#8217;economia e alla società italiana e possono essere di ispirazione per tutte e tutti.</p>
<p>Progetti come <strong>GammaDonna</strong>, si propongono di rendere sempre meno rilevanti le differenze di genere, attraverso il percorso di empowerment e valorizzazione dell’imprenditoria femminile.</p>
<p>Le <strong>FAB50</strong>, annunciate dall’associazione, rappresentano le donne impegnate nel rendere l&#8217;economia più sostenibile, equa e inclusiva.</p>
<p>Le FAB50 si distinguono in diversi settori, compresa la moda sostenibile, l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale per migliorare le competenze di ascolto e comunicazione nelle organizzazioni e l&#8217;innovazione nelle aziende di famiglia. Queste imprenditrici affrontano le sfide attuali, come la creazione del primo ospedale virtuale e la gestione dei rifiuti pericolosi.</p>
<p>Non si tratta solo di innovazione tecnologica, ma anche di politiche di diversità e inclusione, responsabilità sociale d&#8217;impresa ed ESG. Le FAB50 creano fabbriche intelligenti e sostenibili e trasformano l&#8217;esperienza di acquisto digitale per garantire sicurezza nelle situazioni più vulnerabili.</p>
<p>Riconoscere e celebrare i loro successi significa promuovere e supportare la crescita delle donne nell&#8217;imprenditoria per uno sviluppo economico sostenibile. Nonostante gli sforzi, il Global Gender Gap Report 2023 ha mostrato che l&#8217;Italia presenta ancora disparità di genere nelle opportunità economiche.</p>
<p>Con la loro innovazione e l’impegno, le FAB50 rappresentano storie di successo e ispirazione per tutti, dimostrando che le donne possono essere agenti di cambiamento in tutti i settori.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Slow Fashion: la moda che rispetta l&#8217;ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 06:59:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo Slow Fashion è un movimento che promuove un modello di produzione sostenibile ed è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Lo </span><b>Slow Fashion</b><span style="font-weight: 400;"> è un movimento che promuove un modello di produzione sostenibile ed è un concetto diametralmente opposto al </span><a href="https://www.marziachiesa.it/fast-fashion-cose-e-quanto-inquina/"><span style="font-weight: 400;">fast fashion</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I suoi principi </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si basa così su quattro principi fondamentali:</span></p>
<ul>
<li><b>Qualità e durabilità</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo Slow Fashion si oppone alla moda usa e getta, puntando sulla produzione di capi di abbigliamento di alta qualità che siano fatti per durare nel tempo. Questo si traduce in materiali pregiati, artigianato accurato e attenzione ai dettagli, permettendo ai capi di essere utilizzati a lungo, fin anche di venire passati di generazione in generazione.</span></p>
<ul>
<li><b>Produzione etica</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">È la moda che si impegna a garantire che i capi di abbigliamento siano prodotti in condizioni di lavoro sicure e dignitose. Ciò significa l&#8217;eliminazione dello sfruttamento e della discriminazione, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la promozione di salari equi. Le aziende Slow Fashion spesso si avvalgono di pratiche di produzione locali e trasparenti, riducendo così l&#8217;impatto ambientale del trasporto e incoraggiando la connessione tra produttori e consumatori.</span></p>
<ul>
<li><b>Riduzione dell&#8217;impatto ambientale</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">La moda “slow” si impegna a ridurre l&#8217;impatto ambientale attraverso la scelta di materiali sostenibili e processi di produzione responsabili. Ciò include l&#8217;utilizzo di tessuti organici, riciclati o a basso impatto ambientale, la riduzione degli sprechi e il riciclo dei materiali, nonché la riduzione dell&#8217;uso di sostanze chimiche dannose.</span></p>
<ul>
<li><b>Consumo Consapevole</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo Slow Fashion promuove un approccio consapevole all&#8217;acquisto dei capi di abbigliamento. Incoraggia a creare un guardaroba basato sulla propria personalità e stile individuale. Ciò significa fare scelte ponderate, acquistare indumenti di cui si è davvero innamorati e che si useranno a lungo termine, riducendo così il consumo e lo spreco.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I benefici dello Slow Fashion</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;adesione allo Slow Fashion comporta numerosi benefici, sia per l&#8217;individuo che per l&#8217;ambiente: qualità e stile duraturi, minore impatto ambientale, sostenibilità economica nel lungo termine, etica e responsabilità, nonché espressione individuale. Abbracciare questo stile di vita significa prendere decisioni informate, scegliere capi di abbigliamento di alta qualità, prodotti eticamente e con un impatto ambientale ridotto. </span><b>È un invito a rallentare il ritmo e apprezzare il valore di ciò che indossiamo</b><span style="font-weight: 400;">. Scegliere lo Slow Fashion è una scelta che fa bene a noi stessi, alla società e all&#8217;ambiente che ci circonda.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>Out of topic</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste tematiche le vedremo riprese anche la prossima settimana alla </span><b>Milano Fashion Week Settembre 2023</b><span style="font-weight: 400;">. Una settimana ricca di progetti, iniziative, talento e idee. In particolare, il </span><b>Fashion Hub di Camera Nazionale della Moda Italiana</b><span style="font-weight: 400;"> ospiterà un ricco programma di Educational Talks di approfondimento su </span><b>tematiche di sostenibilità, diversity, equity &amp; inclusion, media &amp; entertainment, artigianalità e cambiamenti culturali</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sconfiggere l&#8217;inquinamento da plastica: verso soluzioni sostenibili</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 00:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inquinamento da plastica rappresenta una delle crisi ambientali più urgenti e complesse che dobbiamo affrontare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;inquinamento da plastica rappresenta una delle crisi ambientali più urgenti e complesse che dobbiamo affrontare. La diffusione incontrollata di rifiuti plastici ha conseguenze devastanti sugli ecosistemi e sulla salute umana, e richiede una risposta globale e sistematica. In questo contesto è fondamentale agire in modo coordinato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le stime sulla quantità di plastica presente nell&#8217;ambiente sono sempre più precise. Uno studio recente ha rivelato che la </span><b>quantità di rifiuti plastici presenti negli oceani e nelle acque marine è in costante aumento</b><span style="font-weight: 400;">. Si stima che nei mari ci siano circa </span><b>171.000 miliardi di particelle di plastica</b><span style="font-weight: 400;">, la maggior parte delle quali sono microplastiche, con un peso totale di circa 2,3 milioni di tonnellate. Questo aumento può essere attribuito all&#8217;aumento della produzione e ai cambiamenti nella gestione dei rifiuti lungo la filiera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;inquinamento da plastica ha gravi effetti sulla </span><b>salute ambientale</b><span style="font-weight: 400;">. Le microplastiche sono ormai presenti in tutte le catene alimentari degli ecosistemi, ma gli effetti che hanno sulla salute e sugli organismi sono ancora poco compresi. Uno studio condotto su due specie di uccelli marini ha evidenziato come </span><b>l&#8217;ingestione di microplastiche influenzi la composizione del microbioma intestinale</b><span style="font-weight: 400;">, con un aumento dei microrganismi patogeni e antibiotico-resistenti e una diminuzione dei microrganismi benefici. Questo fenomeno ha implicazioni significative per la salute delle specie selvatiche e potrebbe rappresentare un pericolo anche per la salute umana.</span></p>
<p><b>Al contrario, gli effetti dell&#8217;ingestione di microplastiche nell’uomo sono ancora in gran parte sconosciuti.</b><span style="font-weight: 400;"> Tuttavia, è noto che le microplastiche possono veicolare agenti patogeni e rilasciare sostanze chimiche tossiche nel corpo. Uno studio condotto dalla</span><b> Commissione Minderoo-Monaco </b><span style="font-weight: 400;">sulle plastiche e la salute umana ha evidenziato i rischi associati all&#8217;esposizione ai componenti chimici aggiunti alle materie plastiche, che possono causare, tra gli altri, problemi endocrini, nascite premature, difetti congeniti e malattie cardiovascolari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per affrontare l&#8217;inquinamento da plastica, è necessario adottare </span><b>soluzioni sostenibili su vasta scala</b><span style="font-weight: 400;">. I paesi membri delle </span><b>Nazioni Unite</b><span style="font-weight: 400;"> stanno negoziando un trattato vincolante per fermare l&#8217;inquinamento da plastica, ma ci sono sfide nel conciliare le diverse esigenze e interessi delle parti coinvolte. Nel frattempo, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite ha pubblicato un </span><b>rapporto intitolato &#8220;Turning off the tap&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> che sottolinea la necessità di un &#8220;cambiamento sistemico&#8221; che coinvolga tutto il ciclo di vita della plastica e promuova un&#8217;</span><b>economia circolare</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I costi ambientali e sociali dell&#8217;attuale modello lineare di produzione e smaltimento della plastica sono enormi, mentre la transizione verso un&#8217;economia circolare offrirebbe numerosi benefici economici, ambientali e sociali. Tuttavia, l&#8217;implementazione di misure vincolanti rimane un ostacolo, con alcuni Paesi e attori privati che cercano di evitare regolamentazioni obbligatorie. Vi è la necessità che i Paesi firmatari siano legalmente obbligati a mantenere gli impegni presi.</span></p>
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		<title>Aziende e diritti umani: la sfida della sostenibilità d&#8217;impresa non è rinviabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2023 09:31:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il recente voto al Parlamento europeo per una nuova Direttiva relativa al dovere di diligenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente voto al Parlamento europeo per una nuova Direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese in materia di diritti umani e ambientali segna un importante passo avanti verso la responsabilizzazione delle aziende per i danni causati a persone, comunità e ambiente. Tuttavia, nonostante i progressi fatti, c&#8217;è ancora molta strada da percorrere.</p>
<p><strong>La nuova misura mira a rendere le imprese legalmente responsabili dei danni causati sia direttamente che lungo tutta la catena di produzione</strong>. L’obiettivo è quello di indurre le aziende a valutare i rischi e ad adottare misure per prevenire, mitigare e rimediare agli impatti negativi da queste causati. La direttiva è in linea con il <strong>Green Deal europeo</strong>, che mira a migliorare la sostenibilità non solo all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, ma anche al di là dei suoi confini.</p>
<p>Nonostante l&#8217;estensione dell&#8217;ambito di applicazione della normativa a un maggior numero di aziende, ancora solo una piccola percentuale delle imprese europee ne verrebbe coinvolta. Inoltre, l&#8217;onere di provare i danni e le violazioni rimane a carico delle vittime, contrastando il concetto stesso di <strong>due diligence aziendale</strong>. Questo compromesso politico, sebbene rappresenti un primo passo verso regole comuni, non garantisce un pieno accesso alla giustizia per le vittime.</p>
<p>Un recente <strong>sondaggio condotto da Oxfam e Collectibus</strong> ha analizzato l&#8217;approccio delle aziende italiane alla tutela dei diritti umani. I risultati indicano che ancora quasi un terzo delle aziende del paese non presta sufficiente attenzione al rischio di violazioni legate alla propria attività. Sebbene il 70% delle aziende si dichiari attento al tema, c&#8217;è ancora poca <strong>consapevolezza </strong>riguardo alle risorse impiegate, ai metodi utilizzati per l&#8217;analisi e alle politiche adottate lungo la filiera di produzione.</p>
<p>Solo il <strong>12%</strong> delle aziende ha adottato strumenti e processi di due diligence, e solo il <strong>26% </strong>ha una policy aggiornata in termini di diritti umani. Inoltre, il dato preoccupante riguarda la funzione aziendale preposta al tema, con il <strong>61%</strong> che indica le risorse umane come responsabili e solo l&#8217;<strong>1%</strong> che coinvolge il dipartimento acquisti. Questo suggerisce che l&#8217;attenzione all&#8217;ambito dei diritti umani sia ancora limitata al perimetro aziendale interno, trascurando il rischio di violazioni nelle filiere di produzione. Tuttavia,<strong> l&#8217;indagine ha evidenziato che molte aziende sentono la necessità di informazione, formazione e sensibilizzazione dei dipendenti e del management in materia di diritti umani</strong>. Inoltre, molte imprese stanno iniziando a richiedere un supporto specializzato per gestire in modo strutturato questa materia di importanza fondamentale.</p>
<p>È importante promuovere una <strong>maggiore sostenibilità sociale </strong>nelle aziende, per contribuire alla costruzione di un mondo meno disuguale e affrontare la sfida della sostenibilità d&#8217;impresa. È altresì fondamentale, avere una <strong>visione d’insieme</strong> della strada da percorrere.</p>
<p>La nuova Direttiva europea rappresenta un passo importante, ma è necessario che le aziende continuino ad impegnarsi, assumendosi la responsabilità del proprio impatto, e ad agire con diligenza, per proteggere i diritti umani e l&#8217;ambiente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/aziende-e-diritti-umani-la-sfida-della-sostenibilita-dimpresa-non-e-rinviabile/">Aziende e diritti umani: la sfida della sostenibilità d&#8217;impresa non è rinviabile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Sfide e opportunità per le donne imprenditrici: la strada verso l&#8217;equità di genere nell&#8217;imprenditoria</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 08:27:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fare impresa non è mai stato facile, ma se sei una donna le sfide possono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fare impresa non è mai stato facile, ma <strong>se sei una donna le sfide possono essere ancora maggiori</strong>. Nonostante i progressi degli ultimi anni verso l&#8217;uguaglianza di genere, <strong>le donne imprenditrici devono ancora affrontare una serie di ostacoli</strong> che non si presentano ai loro colleghi uomini. Ma vediamo alcuni dati.</p>
<p>Secondo uno studio del Global Entrepreneurship Monitor, <strong>nel 2020 solo il 30% degli imprenditori a livello mondiale erano donne</strong>. Inoltre, <strong>le imprenditrici hanno maggiori difficoltà ad accedere ai finanziamenti</strong> rispetto agli uomini. Lo conferma un rapporto fornito dal Boston Consulting Group che stabilisce che <strong>le donne ricevono solo il 2,2% del finanziamento di venture capital</strong>, nonostante costituiscano il 38% di tutte le attività imprenditoriali.</p>
<p>Inoltre, le donne imprenditrici sono spesso costrette a conciliare il loro lavoro con le responsabilità familiari, il che può limitare la loro disponibilità e la loro capacità di dedicarsi completamente all&#8217;impresa. Un rapporto di McKinsey &amp; Company ha rilevato che <strong>il 70% delle donne imprenditrici cita il bilanciamento tra lavoro e famiglia come una delle principali sfide</strong> che devono affrontare.</p>
<p>Molte donne imprenditrici sono anche soggette a discriminazioni sul luogo di lavoro, inclusi il sessismo e il bullismo. Secondo uno studio dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro, <strong>il 75% delle donne imprenditrici ha dichiarato di aver subito discriminazioni di genere sul posto di lavoro</strong>.</p>
<p>Tuttavia, nonostante gli ostacoli, fortunatamente sempre più donne decidono di intraprendere la carriera imprenditoriale. Secondo uno studio di Mastercard, <strong>il numero di donne che avviano una propria attività è cresciuto del 31% a livello globale dal 2018 al 2019</strong> e la percentuale aumenta di anno in anno.</p>
<p>Molte donne imprenditrici sono motivate dalla passione e dalla determinazione di creare un impatto positivo sulla società, attraverso la creazione di prodotti e servizi innovativi e sostenibili. Secondo un rapporto di BNP Paribas, <strong>il 90% delle donne imprenditrici dichiara che l&#8217;impatto sociale è un fattore importante nell’avviamento della propria attività imprenditoriale</strong>.</p>
<p>Contestualmente, le donne imprenditrici sono spesso molto attente alla sostenibilità e alla responsabilità sociale, ponendo l&#8217;attenzione sulla creazione di un impatto positivo sull&#8217;ambiente e sulla comunità in cui operano. Secondo uno studio di B Lab Europe,<strong> il 70% delle imprese guidate da donne ha integrato la sostenibilità nelle proprie strategie di business</strong>.</p>
<p>Per supportare le donne imprenditrici, è fondamentale che vengano create più opportunità di finanziamento e programmi di mentorship, in modo da fornire loro le risorse e le conoscenze necessarie per far crescere la loro impresa. È anche importante che venga affrontata la discriminazione di genere sul posto di lavoro, in modo da creare un ambiente più equo e inclusivo per tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/sfide-e-opportunita-per-le-donne-imprenditrici-la-strada-verso-lequita-di-genere-nellimprenditoria/">Sfide e opportunità per le donne imprenditrici: la strada verso l&#8217;equità di genere nell&#8217;imprenditoria</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Giornata mondiale della biodiversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 08:56:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La giornata mondiale della biodiversità è una celebrazione importante che ci invita a riflettere su</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La giornata mondiale della biodiversità è una celebrazione importante che ci invita a riflettere su quanto sia preziosa la natura e sulla necessità di preservare la diversità biologica del nostro pianeta. Tuttavia, nonostante i numerosi sforzi delle organizzazioni ambientaliste, la biodiversità continua a essere minacciata da molteplici fattori.</p>
<p>Uno dei principali problemi che stiamo affrontando è la <strong>perdita di habitat naturali</strong>. La deforestazione, l&#8217;urbanizzazione e l&#8217;agricoltura intensiva stanno distruggendo gli ecosistemi e causando la scomparsa di numerose specie animali e vegetali. Inoltre, il<strong> cambiamento climatico</strong> sta avendo un impatto sempre più significativo sulla biodiversità. Le temperature sempre più elevate, l&#8217;innalzamento del livello del mare e i fenomeni meteorologici estremi stanno alterando gli equilibri ecologici e mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie.</p>
<p>Per <strong>proteggere la biodiversità</strong>, dovremmo agire su diversi fronti.</p>
<p>Una prima soluzione è quella di<strong> ridurre il nostro impatto sull&#8217;ambiente</strong>, ad esempio sfruttando meno risorse naturali, riducendo i rifiuti e promuovendo l&#8217;utilizzo di energie rinnovabili.</p>
<p>Occorre poi sostenere la <strong>conservazione degli habitat naturali e delle aree protette</strong>, promuovendo la <strong>riqualificazione urbana</strong> e l&#8217;<strong>agricoltura sostenibile</strong>.</p>
<p>Ma anche, incoraggiare il <strong>cambiamento delle nostre abitudini di consumo</strong>, scegliendo <strong>prodotti eco-friendly e sostenibili</strong>, supportando le aziende che si impegnano nella protezione dell&#8217;ambiente e riducendo l&#8217;utilizzo di prodotti chimici nocivi.</p>
<p>La giornata mondiale della biodiversità ci invita a riflettere sulla nostra responsabilità nei confronti della natura e sulla necessità di agire per proteggere la diversità biologica del nostro pianeta. Ognuno di noi può fare la differenza con piccoli gesti quotidiani, contribuendo a costruire un futuro più sostenibile e rispettoso dell&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Crescono le startup tecnologiche guidate da donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 08:57:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’imprenditoria femminile cresce in Italia, mostrando dati incoraggianti: secondo i dati forniti da InfoCamere per</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>imprenditoria femminile</strong> cresce in Italia, mostrando dati incoraggianti: secondo i dati forniti da InfoCamere per l’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile sono <strong>2 mila le startup innovative femminili</strong> registrate a fine 2022, 572 in più rispetto a fine 2019.</p>
<p>L’emergenza sanitaria degli ultimi anni ha spinto molte donne a dar vita a questa tipologia d’impresa innovativa, specializzata nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di <strong>prodotti o servizi tecnologici</strong>. Infatti, il <strong>13,6%</strong> delle startup registrate nel nostro Paese è guidato da imprenditrici.</p>
<p>Ciò conferma il trend di crescita nella quota di figure femminili che vuole investire in settori tech ed innovativi, dove oggi è ancora difficile parlare di parità di genere, poiché forte è la presenza maschile. La speranza è che questo trend possa avvicinare sempre più donne alle <strong>discipline STEM</strong>, molto richieste dalle imprese.</p>
<p>Le Regioni dove è maggiore la presenza di imprenditrici donne sono: la Lombardia, seguita dal Lazio, dalla Campania e dall’Emilia Romagna. Queste regioni insieme registrano <strong>oltre il</strong> <strong>50%</strong> del totale delle imprese innovative a conduzione femminile. Mentre al Centro e nel Mezzogiorno, le donne rappresentano <strong>oltre il</strong> <strong>23%</strong> dell’imprenditoria totale.</p>
<p>I <strong>settori</strong> a maggior tasso di femminilizzazione sono quello dei servizi (in cui le imprese femminili sono oltre la metà), la sanità e assistenza sociale (37,21%), l’istruzione (30,92%), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (29,21%) e l’agricoltura (28,13%).</p>
<p>Numeri che spero possano crescere ulteriormente nei prossimi anni.</p>
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		<title>Se acquisti non rendere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 13:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I resi non dovrebbero diventare la normalità! Gli acquisti online ormai sono parte integrante del</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I resi non dovrebbero diventare la normalità</strong>!</p>
<p>Gli acquisti online ormai sono parte integrante del nostro modo di fare shopping e rendere i prodotti acquistati oggi è più semplice che mai. Le strategie di reso, nate come mezzo per incrementare la fiducia del consumatore all’acquisto online, hanno col tempo contribuito a sviluppare dei modelli di consumo nuovi e indubbiamente vantaggiosi per il cliente.  Eppure, queste politiche hanno un enorme <strong>impatto economico e ambientale</strong>, che spesso il consumatore finale non percepisce. La bassa percezione del consumatore circa l’impatto dei resi è confermato da una ricerca condotta in Gran Bretagna nel 2018, che identifica come il 9% dei consumatori acquisti con l’unico scopo di realizzare un contenuto social. Poi il prodotto viene immediatamente rispedito al venditore. Questo dato sale al 17% se si considerano i consumatori di età compresa tra i 35 e i 44 anni.</p>
<p><strong>L’impatto dei resi è duplice</strong>. Il primo danno è quello inflitto al pianeta. Basti pensare alle emissioni di CO2 derivanti dal trasporto e produzione di capi che non verranno mai utilizzati. Infatti, spesso i prodotti resi non possono essere rimessi in commercio. Come riportato dal Guardian con riferimento agli USA, ogni anno finiscono in discarica 2,3 miliardi di chili di resi, dato che incrementa esponenzialmente durante le festività.</p>
<p>Il secondo danno è quello arrecato all’economia. Si consideri infatti che ai brand il reso può costare fino al 66% del prezzo originario del prodotto. Questi costi sono derivanti dal mancato introito legato alla restituzione oltre che dalla necessità per l’azienda che riceve il reso di etichettare, ripulire e imballare il prodotto per una seconda o terza volta.</p>
<p>Per riassumere, nel gioco dei resi online <strong>non ci sono vincitori</strong>.</p>
<p>Il trend però sta cambiando. Le grandi imprese del fashion low cost, tra cui il brand fast fashion Zara, ma anche H&amp;M, Uniqlo e molti altri, hanno iniziato ad abbandonare la politica del reso gratuito, addebitando al consumatore un prezzo che va dai circa 3 ai 5 euro per effettuare la restituzione dei capi acquistati online. Sicuramente questa scelta è dovuta ad una necessità strategica, di cui sono complici l’aumento di costo delle materie prime e dei costi di trasporto. Eppure, queste nuove politiche di reso finiscono per essere anche amiche dell’ambiente, scoraggiando acquisti impulsivi e riducendo la quantità di emissioni e di rifiuti.</p>
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		<title>Fashion sustainability: nuovi materiali bio per una moda green e sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 08:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La moda sostenibile studia nuove possibilità eco-sostenibili per realizzare abiti e accessori fatti con tessuti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>moda sostenibile</strong> studia nuove possibilità eco-sostenibili per realizzare abiti e accessori fatti con tessuti completamente naturali e biodegradabili.</p>
<p>La <strong>fashion sustainability</strong> ambisce a realizzare abiti con materiali bio, come alghe, foglie di eucalipto, buccia d’arancia e foglie d’ananas.</p>
<p>Questa nuova frontiera del fashion non prevede solo processi produttivi, catene industriali e di distribuzione che rispettano i criteri della <strong>green economy</strong>, bensì ripensa e innova i materiali, sviluppando soluzioni a basso impatto ambientale.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>alghe</strong>, vi porto l’esempio dell’azienda israeliana <strong>Algaeing </strong>che usa questo vegetale come componente principale di tutti gli articoli del suo brand. Le alghe vengono combinate con la cellulosa così da creare una nuova fibra tessile. Per tingere i capi viene poi utilizzato un colorante &#8211; sempre a base di alghe &#8211; completamente <strong>biodegradabile</strong>.</p>
<p>Anche la designer <strong>Scarlett Yang</strong> è riuscita a realizzare un abito sviluppando un <strong>biomateriale</strong> derivante da acqua ed estratto di alga.</p>
<p>Con le <strong>foglie di eucalipto</strong> viene invece realizzata una fibra nota come <strong>lyocell</strong> dal marchio di abbigliamento britannico <strong>Vollebak</strong>.</p>
<p>Mentre, per gli indumenti realizzati con gli <strong>scarti di frutta</strong> richiamo l’azienda svedese H&amp;M, che, in contrasto con la tendenza poco sostenibile del fast fashion &#8211; categoria a cui appartiene -, ha creato una linea di abbigliamento partendo dai rifiuti alimentari. Si tratta della linea <strong>Conscious Exlusive</strong>, composta di capi fatti di fibre ottenute dalle bucce d’arancia. Il risultato? Un tessuto alternativo alla seta, 100% green. Inoltre, sempre nella sua linea green, l’azienda impiega <strong>foglie di ananas</strong> e il <strong>bloom foam</strong>, una schiuma che può essere utilizzata per creare suole delle scarpe partendo dalla macerazione delle alghe.</p>
<p>Semplicemente idee geniali ed innovative che danno nuova vita agli scarti alimentari e ripensano i materiali, rendendo una delle industrie più inquinanti, un po’ più sostenibile.</p>
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		<title>PNRR: oltre 400 milioni per l’imprenditoria femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 17:34:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato pubblicato nella <strong>Gazzetta Ufficiale</strong> il decreto del <strong>Ministro dello sviluppo economico</strong> Giancarlo Giorgetti, che integra le risorse a sostegno dell’<strong>imprenditoria femminile</strong> con i 400 milioni di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.</p>
<p>Si tratta di un intervento cardine del Ministero che mira a i<strong>ncentivare le donne ad entrare nel mondo delle imprese</strong>, supportando le loro competenze e creatività, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.</p>
<p>In particolare, il decreto rafforza sia il nuovo<strong> Fondo per l&#8217;imprenditoria femminile</strong>, sia le altre misure già avviate come <strong>Nuove Imprese a Tasso zero</strong>, a supporto della creazione di piccole e medie imprese e auto imprenditoria e <strong>Smart&amp;Start</strong>, che supporta start-up e PMI innovative.</p>
<p>L’obiettivo è di sostenere almeno <strong>2400 imprese femminili </strong></p>
<ul>
<li>agevolando la realizzazione di progetti imprenditoriali innovativi;</li>
<li>supportando le startup femminili attraverso attività di mentoring, assistenza tecnico-manageriale e misure per la conciliazione vita-lavoro;</li>
<li>creando un clima culturale favorevole che valorizzi l&#8217;imprenditorialità femminile attraverso misure di accompagnamento, monitoraggio e campagne di comunicazione.</li>
</ul>
<p>Un’iniziativa, quindi, straordinaria dal punto di vista delle risorse, soprattutto perché ci permetterebbe di ripristinare il tessuto imprenditoriale femminile italiano colpito duramente dalla <strong>crisi Covid-19</strong>.</p>
<p>Basti pensare che, secondo l’ultimo studio sui dati statistici relativi alle donne imprenditrici in Europa, nonostante le donne costituiscano oltre il 50 per cento della popolazione totale nell’UE, le <strong>imprenditrici </strong>rappresentano solo un terzo degli imprenditori europei (11,6 milioni).</p>
<p>Ciò a riconferma che il potenziale dell’impresa femminile resta una risorsa disponibile, ma ancora troppo poco esplorata e utilizzata.</p>
<p>Una stagione di rilancio è possibile, ma occorre ricordare che è fondamentale offrire formazione professionale adeguata, per chi vuole fare <strong><a href="https://www.marziachiesa.it/importanza-della-transizione-green-per-imprese-e-investitori/">impresa</a> al femminile </strong>ed è alle prime armi, in una formula che parta dagli incentivi messi a disposizione dal PNRR, per dare risultati ad alto valore aggiunto nel lungo periodo.</p>
<p>Per supportare il capitale umano e il talento al femminile serve più <strong>mentorship</strong>, più formazione imprenditoriale e maggiore consapevolezza dei propri obiettivi di business.</p>
<p>Ogni donna, aspirante imprenditrice, può quindi trarre vantaggio da questo momento storico difficile trasformando ogni ostacolo in una grande opportunità di successo, per <strong>reinventarsi </strong>e <strong>reinventare il concetto di impresa femminile</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/pnrr-oltre-400-milioni-per-limprenditoria-femminile/">PNRR: oltre 400 milioni per l’imprenditoria femminile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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