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	<title>GREEN Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>GREEN Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>Fast fashion: cos’è e quanto inquina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 08:54:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fast Fashion è una tendenza della fashion industry che ha reso la moda economicamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Fast Fashion </strong>è una tendenza della fashion industry che ha reso la moda economicamente più accessibile. Il suo grande successo risiede nel fatto di aver dato la possibilità ad una platea ampissima di vestirsi secondo le tendenze del momento ad un prezzo ridotto. Certo, il fast fashion è uno strumento che appiana le differenze, dando accesso a tutti al mondo della moda. Ma a quale prezzo?</p>
<p>Uno dei problemi di questa moda è che si fonda sull’idea che gli outfit ripetitivi implichino una bassa esibizione di sé stessi. La soluzione, secondo la filosofia del fast fashion, risiede nella possibilità di effettuare continui cambi d’abito, il ché denoterebbe una personalità dinamica e versatile. Ecco, quindi, che si crea sull’acquirente una forte pressione sociale ad acquistare ancora e sempre di più.</p>
<p>Ormai siamo abituati a comprare senza riflettere sul prezzo. Il fast-fashion costa poco, perché le aziende che lo incentivano risparmiano sulla manodopera, andando a realizzare i loro abiti in Paesi in via di sviluppo, dove non vi è alcuna attenzione nei confronti dei diritti civili e sociali, e dove i lavoratori hanno paghe misere.</p>
<p>A questo si aggiunge un altro dato particolarmente problematico: l’industria della moda è responsabile del <strong>10% dell’inquinamento globale</strong> ed è il secondo settore più inquinante al mondo dopo quello del trasporto aereo. Secondo l’OCSE, il settore fashion inquina come 372 milioni di auto in un anno.</p>
<p>Tra le catene più famose di fast-fashion troviamo <strong>Shein</strong>, che con la sua sovrapproduzione di capi e la mancanza di informazioni sulla filiera di produzione e approvvigionamento dei materiali, si è guadagnata una pessima reputazione a livello mondiale.</p>
<p>Secondo l’inchiesta <em>Shein Untold: inside the Shein Machine</em> i dipendenti di questa azienda ricevono una retribuzione mensile di 4 mila yuan, che corrispondono a circa 550 euro, nonostante lavorino 18 ore al giorno con solo un giorno libero al mese. Senza contare che per ogni errore commesso dalla singola sarta, questa vede detrarsi i 2/3 della paga giornaliera. Inoltre, secondo un report di Greenpeace, i prodotti venduti non rispettano il limite UE relativo alle sostanze chimiche che possono essere contenute nei capi di abbigliamento. Eppure, molte persone ancora acquistano da questo grande marchio.</p>
<p>Shein è solo una tra le tante aziende che fa leva sui valori del fast fashion. Come fare quindi per limitare i danni sociali e ambientali prodotti da queste aziende?</p>
<p>Dobbiamo essere noi per primi ad effettuare scelte consapevoli, acquistando capi che non siano realizzati con un eccessivo sfruttamento delle risorse, non solo materiali ma anche umane, per limitare l’inquinamento ambientale. Questo non significa necessariamente acquistare abiti su misura e d’alta moda, ma piuttosto fare scelte informate e acquistare in modo etico.</p>
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		<title>Transizione green: le imprese ci credono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 15:23:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: sostenibilità e attenzione all’ambiente. Tre aziende su</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro delle realtà imprenditoriali italiane vi sono: <strong>sostenibilità e attenzione all’ambiente</strong>. Tre aziende su quattro chiedono al Governo di puntare in questa direzione, promuovendo la transizione green.</p>
<p>I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per il nostro Paese e per il mondo. Per superare queste sfide, l&#8217;UE ha adottato il <strong>Green Deal europeo</strong>, delineando una strategia di crescita che trasformerà l&#8217;Europa in un&#8217;economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva.</p>
<p>È una sfida quella della <strong>transizione ecologica</strong> che viene vista oggi dalle imprese come un’opportunità per trasformare il proprio business in chiave <strong>green</strong>. Un percorso con tanti ostacoli che si scontra in Italia con le innegabili difficoltà e rallentamenti causati dalla burocrazia.</p>
<p>Nonostante questo, dall’indagine realizzata dalla <strong>Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da EY</strong>, presentata a <strong>Ecomondo-Key Energy</strong>, “<strong>Le imprese italiane e la transizione ecologica</strong>”, emerge che: il <strong>45%</strong> delle imprese presta un livello elevato di attenzione alla transizione ecologica, il <strong>41%</strong> un livello buono e solo un <strong>14%</strong> sostiene di non essere per nulla attento.</p>
<p>La ricerca analizza un campione di 1.000 imprese italiane e fornisce una immagine di come queste ultime stiano vivendo la transizione ecologica in un periodo di incertezza sul futuro economico ed energetico. Uno dei risultati più interessanti? Le imprese percepiscono la transizione ecologica come un’<strong>opportunità strategica</strong>.</p>
<p>Stiamo parlando di un <strong>processo reale che coinvolge le imprese italiane</strong>, e che pone alla propria base i temi della transizione climatica e dell’economia circolare. Tematiche ambientali epocali e sfide di competitività e mercato, che interessano più che mai le imprese italiane.</p>
<p>I principali benefici riscontrati con la transizione ecologica riguardano, secondo il parere delle imprese, la <strong>riduzione dei costi operativi</strong> (27%), il <strong>miglioramento reputazionale</strong> (24%) e il <strong>consolidamento di partnership</strong> (15%).</p>
<p>Tuttavia, i benefici più grandi che rischiano di cadere in secondo piano sono la <strong>tutela ambientale</strong> e la <strong>salvaguardia delle</strong> <strong>risorse</strong>, per assicurare un futuro green e sostenibile.</p>
<p>Un percorso che ha ancora bisogno di spazio per prendere forza e corpo, insomma, ma che quantomeno si è già innescato.</p>
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		<title>La moda circolare per salvare il pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 10:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La moda circolare si basa sui principi dell’economia circolare, volta a non compromettere le già</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>moda circolare</strong> si basa sui principi dell’<strong>economia circolare</strong>, volta a non compromettere le già scarse risorse del nostro pianeta. Il singolo indumento viene visto da una diversa prospettiva: viene inserito in un ciclo che lo lavora e lo trasforma dandogli una nuova vita.</p>
<p>Un’impresa è circolare quando non produce scarti e rifiuti, ma li trasforma in materie prime da impiegare nella produzione, evitando l’uso di risorse vergini.</p>
<p>Gli obiettivi della moda circolare sono</p>
<ul>
<li>ridurre il consumo delle risorse disponibili, come l’acqua;</li>
<li>ridurre i rifiuti spingendo le persone a prendere decisioni e a compiere scelte più <strong>ecologiche</strong>;</li>
<li>e di conseguenza <strong>riciclare</strong> materiale già impiegato e trasformarlo in nuovi prodotti di valore.</li>
</ul>
<p>Come gli altri settori, anche la <strong>filiera tessile</strong> e dell’abbigliamento ha una propria impronta idrica ed energetica. Ogni anno, questo settore produce emissioni di gas serra elevate ed è tra le maggiori responsabili della perdita della biodiversità, consumando grandi quantità di risorse naturali e dell’inquinamento dell’acqua.</p>
<p>Grandi sfide a cui si è chiamati a trovare delle soluzioni in breve tempo in chiave <strong>green</strong>. Ecco che allora si parla di <strong>materiali sostenibili</strong>, il cui utilizzo vuole non solo ridurre gli sprechi, ma anche aiutare l’ambiente che ci circonda.</p>
<p>Un esempio di materiale sostenibile impiegato nel settore tessile è il <strong>cotone</strong>, una fibra naturale, ecologica e riciclabile. Le <strong>coltivazioni biologiche</strong> controllate di cotone, rispetto alle coltivazioni di cotone convenzionali, consentono di risparmiare in media il 91% di H2O e il 46% di CO2. Ma le coltivazioni biologiche delle materie prime non sono sufficienti per ridurre l’impatto ambientale della moda. Il problema è che solo l&#8217;1% degli abiti usati viene riciclato, mentre l’87% finisce in discarica o all’inceneritore, rendendo più difficile ridurre la nostra impronta ecologica dei capi di abbigliamento. La percentuale di riciclo è così bassa perché troppo spesso gli abiti in questione non sono stati ideati e realizzati per essere riciclabili. È la moda circolare che si pone il problema e crea modelli che possono essere più facilmente disassemblati e riutilizzati.</p>
<p>A questo proposito, la <strong>Fondazione Ellen MacArthur</strong> ha stimato che ogni anno si perdono più di 500 miliardi di dollari a causa dell’uso insufficiente degli indumenti e della mancanza di riciclo. Con la moda circolare si punta a proteggere il prodotto, usarlo di più, rifarlo, realizzarlo con materiali rinnovabili, ma soprattutto riciclati. I modelli di business che includono la rivendita, il noleggio, le riparazioni e il rifacimento dell&#8217;abbigliamento, possono fornire grandi risparmi di gas serra e potrebbero arrivare a valere 700 miliardi di dollari entro il 2030, rappresentando il 23% del mercato globale della moda.</p>
<p>Bisogna quindi incentivare l’uso di <strong>fibre naturali biologiche</strong> che concorrono al miglioramento degli ecosistemi naturali, in favore della biodiversità. In questa direzione si sanno già muovendo diverse case di moda, come la <strong>Hessnatur</strong>: marchio fondato nel 1976 e che ha a cuore l’ambiente e il benessere.</p>
<p>Ma per arrivare a pensare in grande e abbracciare una visione globale, occorre partire dal nostro piccolo, ad esempio facendo scelte più consapevoli e trovando il modo di sfruttare i nostri vestiti più a lungo. Così facendo si diminuirebbe enormemente la richiesta e l’impiego di nuove risorse, ritardando il momento dell&#8217;Overshooting Day.</p>
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		<title>Milano si aggiudica l’Earthshot Prize</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 16:13:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Grande successo per la città di Milano, che lo scorso 17 Ottobre si è aggiudicata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grande successo per la <strong>città di Milano</strong>, che lo scorso 17 Ottobre si è aggiudicata l’<strong>Earthshot Prize</strong>, un prestigioso riconoscimento internazionale che premia le migliori soluzioni per proteggere l&#8217;<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>Ad annunciare la vittoria è stato dall&#8217;Alexandra Palace di Londra il <strong>Principe William</strong>, alla presenza della moglie <strong>Kate Middleton</strong>, dopo la valutazione di un comitato di esperti internazionale che ha scelto Milano tra oltre 700 iniziative candidate da tutto il mondo.</p>
<p>Il progetto, vincitore della <strong>categoria “Un mondo senza sprechi”</strong>, si chiama <strong>Food Policy </strong>ed è una delle eredità di Expo 2015 che si basa sull’idea di rendere più sostenibile il sistema alimentare milanese.</p>
<p>In che modo? Torniamo a qualche anno fa. Nel 2017, <strong>Comune di Milano</strong> e <strong>Fondazione Cariplo &#8211; </strong>in collaborazione con <strong>Politecnico di Milano</strong>,<strong> Assolombarda </strong>e il <strong>Programma QuBì &#8211; </strong>hanno siglato un accordo per la definizione e l’adozione di una propria Food Policy, con l’obiettivo di delineare una visione condivisa sul futuro rapporto della città con il cibo e definire alcune azioni chiave per attuarla, valorizzando il <strong>tema dell’alimentazione</strong>.</p>
<p>Al fine di creare valore condiviso per la cittadinanza, sono stati quindi creati degli <strong>Hub di quartiere </strong>(Isola, Gallaratese e Lambrate) contro lo <strong>spreco alimentare</strong>, che permettono di salvare quotidianamente migliaia di tonnellate di cibo al mese, assicurando flussi di pasti equivalenti grazie al contributo di supermercati, mense aziendali e altri enti del Terzo settore.</p>
<p>Un progetto che permette così di sviluppare un<strong> sistema alimentare </strong>in grado di garantire <a href="https://www.marziachiesa.it/l-agricoltura-di-precisione-un-approccio-moderno-e-sostenibile-nella-coltivazione-4-0/"><strong>cibo sano</strong></a> e <strong>acqua potabile</strong> in quantità sufficiente e accessibile a tutti, in un’ottica di equità, resilienza e sostenibilità articolata nelle sue componenti sociali, economiche e ambientali.</p>
<p>La vincita dell’<a href="https://earthshotprize.org/"><strong>Earthshot Prize</strong></a>, con un valore pari a 1,17 milioni di euro, darà la possibilità di potenziare sempre più questi Hub e aprirne di nuovi garantendone la <strong>sostenibilità </strong>sul lungo periodo e di replicare questa virtuosa buona pratica nella rete delle città che lavorano con Milano sulle Food policy.</p>
<p>Un esempio virtuoso di come istituzioni e stakeholder possono promuove in sinergia processi di corresponsabilizzazione degli attori del sistema alimentare attraverso una cultura partecipativa che abbia un carattere inclusivo.</p>
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		<title>La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 10:14:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità? A</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità?</p>
<p>A questa domanda ho risposto in questa intervista realizzata per <a href="https://forbes.it/">Forbes Italia</a> in cui racconto dell’importante transizione green che stiamo attuando in <a href="https://sodai.com/">Sodai</a>, investendo in ricerca, sviluppo e patrimonio umano.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo completo, disponibile anche nell&#8217;edizione di Settembre!</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-674" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-676" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 16:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di economia circolare, tuttavia molte sono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di <strong>economia circolare</strong>, tuttavia molte sono ancora le potenzialità per la <strong>filiera del cemento e del calcestruzzo</strong>.</p>
<p>Si tratta infatti di una grande opportunità per tutte le aziende della rappresentanza industriale dei processi a valle del cemento che desiderano ridurre il proprio<strong> impatto ambientale</strong>, sfruttando <a href="https://www.marziachiesa.it/la-filiera-del-cemento-come-esempio-virtuoso-di-economia-circolare/">materiali sempre più intelligenti</a> e green.</p>
<p>Ha approfondito l’argomento <strong>Antonio Buzzi</strong>, Direttore Operativo (COO) della <strong>Buzzi Unicem Italia</strong> e Vice Presidente e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare <strong>FEDERBETON</strong>, in una interessante intervista di Andrea Dari per il portale <a href="https://www.ingenio-web.it/29907-cemento-co2-costa-oggi-30t-indispensabili-meccanismi-di-carbon-border-adjustment"><strong>Ingenio</strong></a> di che riporto per voi.</p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Quanto incide oggi la CO2 sul prezzo del cemento? Negli altri Paesi in cui siete presenti cosa si sta facendo?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I conti sono presto fatti. Anche prendendo a riferimento l’ambizioso fattore emissivo di riferimento (benchmark) per il settore del cemento, recentemente definito a livello EU in 0,693 tCO2/tcemento, e tenuto conto delle ultime quotazioni dei diritti di emissione di CO2, in assenza di allocazioni gratuite di diritti di emissione (a cui progressivamente si sta tendendo), ci avviciniamo ad un extra costo di quasi 30 eur/ton di cemento, valore questo che porta a raddoppiare i costi variabili produttivi.</em></p>
<p><em>Se in aggiunta consideriamo che questo impatto economico è quadruplicato in tre anni, si può ben comprendere quanto la cosa rischi di diventare insostenibile da qui in avanti, per altro non essendo pensabile ribaltare tali extra costi sul prodotto venduto, come invece accade per esempio per l’energia elettrica. I produttori di cemento dunque subiscono un duplice impatto economico: uno diretto, legato alle proprie emissioni di CO2 ed uno indiretto connesso ai propri consumi energetici. </em></p>
<p><em>Ogni Paese ed ogni produttore, è sottoposto alle regolamentazioni locali e ciascuno decide in base alle proprie politiche di gruppo come orientare le proprie scelte. Tuttavia, proprio in virtù di orientamenti associativi virtuosi, riterrei di poter dire che il nostro settore è globalmente orientato a migliorare costantemente il proprio footprint ambientale.</em></p>
<p><strong><u>L&#8217;uso dei rifiuti solidi urbani nella produzione del Cemento</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Uno dei temi forti e più controversi &#8211; soprattutto dal punto di vista politico nazionale e locale &#8211; riguarda l’uso dei rifiuti solidi urbani all’interno del ciclo di produzione del cemento. In molti paesi questa soluzione ha risolto due problemi, la gestione dei rifiuti e il consumo di combustibili fossili. In Italia spesso viene osteggiata (così come la realizzazione di termovalorizzatori). Perché si tratta di una soluzione verde? Perché non comporta problemi di inquinamento come alcuni credono?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I combustibili derivanti dal processamento di rifiuti possono essere utilizzati nelle cementerie, quale alternativa sostenibile a quelli fossili, nel quadro più generale delle politiche europee per la creazione e promozione della c.d. “economia circolare” e nel rispetto della gerarchia europea dei rifiuti, ponendosi a valle di forme di riutilizzo e riciclaggio più virtuose, ma certamente non con queste in contraddizione, evitando in questo modo forme di smaltimento in discarica o termodistruzione.</em></p>
<p><em>Essi derivano dal recupero di quella frazione dei rifiuti che, al termine della raccolta differenziata, non può essere riutilizzata o riciclata.</em></p>
<p><em>In particolare, tali materiali, per essere impiegati quali combustibili nelle cementerie e in altri impianti (come le centrali termoelettriche), vengono attentamente selezionati, lavorati e trasformati in coerenza con la normativa vigente. Si tratta di una forma di recupero di materiali, comunque esistenti, il cui destino finale alternativo sarebbe lo smaltimento tramite l’incenerimento, il conferimento in discarica o l’export verso altri Paesi.</em></p>
<p><em>Considerato che il conferimento in discarica e l’incenerimento comportano emissioni di CO2 e/o altre sostanze, l’attività di co-combustione consente un immediato beneficio ambientale, nella misura in cui sostituire parte del combustibile fossile attualmente impiegato nei forni con combustibili di recupero, significa sottrarre rifiuti alla discarica e all’incenerimento, evitando le corrispondenti emissioni in atmosfera. Inoltre la frazione di biomassa contenuta nei combustibili di recupero &#8211; non presente invece in quelli fossili &#8211; è carbon neutral rispetto alle emissioni di CO2. Al contrario, nel caso del conferimento in discarica, si generano significative emissioni di metano dovute alla degradazione della componente organica dei rifiuti, che ha un effetto serra almeno 21 volte maggiore a quello generato dalla CO2.</em></p>
<p><em>Inoltre gli effetti di tale combustione e le sostanze che ne derivano sono perfettamente noti e determinati, in quanto costantemente monitorati in continuo (tramite sistemi SME) ed in discontinuo per i microinquinanti non riscontrabili “in diretta”, senza che residui alcuno spazio di incertezza per l’applicazione del principio di precauzione. In tal senso si è anche espresso il TAR con una recente sentenza.</em></p>
<p><strong><u>Evoluzione della composizione dei cementi</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Sempre per quanto riguarda i leganti, vi è una ricerca quanto mai attiva dedicata alle soluzioni tecnologiche che potrebbero consentire la sostituzione del clinker con altri materiali. Già oggi sono in commercio cementi di miscela in cui sono state introdotte materie prime seconde come le ceneri volanti, o le loppe. Ma ci sono studi in cui si prevede una sostituzione anche totale. Cosa ne pensi e ritieni che possa diventare una soluzione per i nuovi calcestruzzi verdi?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Le aggiunte attive come ceneri e loppe sono prodotti noti da decenni e già</em> <em>ampiamente impiegati nella produzione dei leganti idraulici e nel confezionamento dei calcestruzzi, tuttavia sono materiali “in via di estinzione”, almeno per quanto riguarda le ceneri volanti, o non sufficienti a livello globale per sostituire integralmente il clinker nei cementi. Certamente possono e continueranno a fornire un importante contributo per ridurre la componente clinker, ma non possono ritenersi l’unica soluzione. Sarebbe miope pensarlo.</em></p>
<p><em>Esistono oggi alcune soluzioni sul mercato, seppur molto di nicchia, basati prevalentemente su loppe e additivazioni alcaline, ma tali prodotti non rispondono ad alcuna norma europea, specialmente la EN 197-1, e non dispongono – a mia conoscenza – della marcatura CE. Non sono prodotti che possano rimpiazzare i normali cementi Portland ed il loro utilizzo è limitato ad applicazioni non strutturali.</em></p>
<p><em>Credo che si debba guardare in altre direzioni se pensiamo a produzioni globali, oggi già superiori a 4 miliardi di ton/anno. Non va inoltre dimenticato che nei calcestruzzi dovranno crescere significativamente le componenti di riciclato al proprio interno, agevolandone il mercato.</em></p>
<p><strong><u>Lo stato della produzione del calcestruzzo</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Nel nostro settore spesso l&#8217;attenzione verde viene dedicata solo alla produzione di cemento, anche se sappiamo che le cementerie di oggi sono impianti industriali ad altissima tecnologia, con livelli di gestione delle emissioni che probabilmente nessun altro settore industriale ha raggiunto. Minore attenzione viene, a mio parere, dedicata però alla produzione del componente che più utilizza il cemento, ovvero il calcestruzzo. Vediamo così presenti sul mercato impianti di betonaggio con piazzali cementati, sistemi efficienti di raccolta d’acqua e abbattimento delle polveri, impianti tecnologici dotati di ogni sistema di protezione ambientale (e del rumore, e della sicurezza) e altri impianti in cui forse il componente più sano è la ruggine che pervade ogni struttura metallica. Non ritieni che per un settore così strategico (non esiste costruzione che possa essere realizzata senza usare il calcestruzzo, almeno per le fondazioni) si dovrebbero definire normative tali da consentire la permanenza sul mercato di impianti con un livello qualitativo più uniforme? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Così come per le cementerie, anche per il calcestruzzo esiste un quadro normativo, seppur ancora migliorabile. Alla necessità del pieno rispetto delle norme, va aggiunto che essere sostenibili significa anche saper stare sul mercato effettuando investimenti orientati all’ambiente, al contenimento delle emissioni, al recupero completo delle acque, al contenimento del rumore, tutto in piena sicurezza per gli operatori di centrale e per l’indotto connesso. </em></p>
<p><em>Il quadro fornito dal Rapporto di sostenibilità 2019 di Federbeton mostra buone performance ambientali da parte del settore della produzione di calcestruzzo. Il 66% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotato di sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque di processo e di conteggio delle acque riutilizzate. La totalità delle aziende è dotata nei propri impianti di un sistema di raccolta delle acque meteoriche e di sistemi di raccolta e contenimento delle polveri. Infine oltre l’82% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotata di sistemi di mitigazione del rumore in impianto, previsti dalle norme solo laddove necessario.</em></p>
<p><strong><u>La certificazione CSC</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>La certificazione CSC potrà essere la soluzione per una reale qualifica degli impianti produttivi? la sua complessità la porterà ad essere una soluzione applicata solo per gli impianti strategici? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Si ritiene che questo tipo di certificazione possa fornire una svolta rispetto a soluzioni del passato che si sono dimostrate fallimentari. Come tutti i processi ambiziosi in contesti sfidanti, il rigore della certificazione CSC richiede un elevato impegno, che dovrebbe ripagare chi lo adotta degli sforzi compiuti e portare beneficio in particolare all’ambiente, a garanzia di determinati requisiti di sostenibilità richiesti da molte nuove opere innovative, che auspichiamo possano essere progressivamente più numerose. Il CSC è una certificazione di filiera e come tale dovrebbe spingere a rendere più virtuoso tutto il circuito di approvvigionamento e fornitura. Diventa dunque uno strumento per valorizzare quelle imprese che intendono investire per adattarsi all’evoluzione in corso, e stimolo per il miglioramento continuo della filiera.</em></p>
<p><strong><u>Riflessioni sulla vita utile delle opere </u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Rimaniamo sul tema del calcestruzzo e dell’economia circolare. Il calcestruzzo armato con acciaio (che sia in barre o fibre non è un problema) è un materiale facilmente riciclabile. Se una struttura è poi solo in calcestruzzo armato la frantumazione a fine ciclo porta a aggregati di riciclo di grandissima qualità e quindi molto facili per essere riutilizzati. Non ritieni quindi che si debba tenere conto in modo maggiore di questo valore quando una struttura arriva a fine ciclo di vita? oggi spesso si prolunga la vita dell’opera operando degli incamiciamenti con materiali che poi, quando si dovrà prima o poi demolire la struttura creeranno grandi problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Credo che si debbano considerare sempre tutte le soluzioni possibili. Gli “incamiciamenti” di cui parli sono probabilmente valide soluzioni di manutenzione straordinaria da adottare in talune circostanze, ad esempio in un contesto che non consenta la ricostruzione integrale di un’opera. Non lo ritengo dunque in contraddizione con la successiva eventuale demolizione e riciclaggio. Piuttosto, per agevolare correttamente il recupero di materia a partire da rifiuti di costruzione e demolizione, comprese le demolizioni del calcestruzzo stesso, diventa fondamentale agevolare e abilitare nuove tecnologie per demolizioni selettive che consentano una separazione ispirata alla “raccolta differenziata” che tutti noi facciamo a casa nostra. Altrettanto sarebbe opportuno che già in fase progettuale si pensi al fine vita dell’opera ed in conseguenza di ciò, la si progetti agevolando questo passaggio. Per fare ciò è necessario mettere al tavolo più soggetti della filiera assumendo dunque una visione olistica, anche nel settore delle costruzioni, verso una sempre maggiore circolarità dei vari business, rendendoli sempre più interconnessi. Stimoli e agevolazioni fiscali potranno essere di aiuto ad incentivare e avviare un nuovo approccio.</em></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Resto sulla domanda precedente per renderla più complessa. Le infrastrutture in cemento armato post guerra, soprattutto negli anni sessanta e settanta sono spesso firmate da grandi progettisti: Nervi, Cestelli Guidi, Morandi … Sto parlando di ponti, stadi, edifici pubblici. Quando deve prevalere il valore «storico» di un’opera e quando deve prevalere invece la scelta di una sostituzione?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>È una domanda a cui non so rispondere compiutamente, oltre ad essere forse più soggettiva che oggettiva. In generale potrei direi che ogni opera d’arte, se tale si tratta, è calata nel proprio momento storico e culturale di riferimento e come tale ha un valore intrinseco. Tale valore però – secondo il mio modesto parere – non si esprime solamente nella sua affermazione storica nel passato, ma deve essere “memoriale” su cui costruire il futuro, attivando nuove “sinapsi progettuali” e generando pensiero evolutivo, produttivo, ovvero arrivare a chiamare nuova arte, superamento della precedente e stimolo per chi verrà dopo, verso strutture e infrastrutture sempre più efficienti, ambientalmente integrate, socialmente utili. In una parola sempre più a misura d’Uomo.</em></p>
<p><strong>La deindustrializzazione</strong></p>
<p><strong>Andrea Dari </strong></p>
<p><em>Un’ultima domanda. Le politiche sulla CO2 richiedono investimenti. Le politiche sul contenimento delle emissioni richiedono investimenti. Le politiche di certificazione richiedono investimenti. La produzione nei Paesi virtuosi è in calo mentre crescono i mercati nei Paesi asiatici e africani. Quanto è importante la dimensione industriale di una company oggi per poter restare sul mercato e raccogliere tutte queste sfide, e quanto è importante il ruolo di sostegno che può esprimere il Paese (di sua provenienza) per restare sul mercato?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Gli investimenti sono fondamentali per “stare sul mercato”, ma il mercato è fondamentale a fornire le risorse necessario per compiere gli investimenti. Senza flussi di cassa positivi non ci sono investimenti. Può essere un circolo virtuoso o vizioso. Le aziende, indipendentemente dalla propria dimensione, arrivano fino a dove le proprie risorse interne lo consentono, dopodichè orientano le proprie scelte dove le sfide sono sostenibili e laddove il mercato sottostante è “generoso” o almeno vivace. Sta alla Politica comprendere come sostenere lo sviluppo di un Paese e sta alle imprese far comprendere alla politica in che modo e con quali investimenti i vari settori possono contribuire a favorire lo sviluppo dello stesso.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Brand etici e sostenibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 13:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dare una nuova vita agli oggetti, anziché gettarli. Sono sempre più i brand che perseguono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/brand-etici-e-sostenibili/">Brand etici e sostenibili</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dare una nuova vita agli oggetti, anziché gettarli. Sono sempre più i <strong>brand </strong>che perseguono una filosofia etica e sostenibile, orientati all’<strong>economia circolare</strong>, che scelgono di trasformare i propri scarti di produzione in nuovi prodotti con un pay back davvero interessante in termini di benefici economici, oltre che ambientali.</p>
<p>In questo articolo ne citerò solo alcuni di diversi settori merceologici, ma è chiaro che la <a href="https://www.marziachiesa.it/gli-strumenti-necessari-per-diventare-unazienda-sostenibile/"><strong>transizione green</strong></a> stia diventando un’esigenza prioritaria per moltissime aziende, che, tramite progetti innovativi, non solo hanno la possibilità di mitigare l’impatto ambientale della propria attività in conformità con le migliori pratiche di <strong><em>Corporate Social Responsibility</em></strong>, ma anche di ottenere importanti risparmi in termini di risorse, siano esse naturali o economiche.</p>
<p><strong>FOOD</strong></p>
<p>Il settore del food è uno dei primi che si è mosso in termini di <strong>sviluppo sostenibile</strong> grazie all’avvento degli alimenti <strong>bio</strong> e della<strong> tracciabilità di filiera</strong>, detenendo il primato di progetti a basso impatto ambientale.</p>
<p>Alcuni studi dimostrano infatti che almeno 1/3 della produzione alimentare venga riutilizzata, trasformando i rifiuti in nuove risorse.</p>
<p>La sfida dell’<strong>Economia Circolare</strong> è quindi senza dubbio prioritaria per il sistema agroalimentare mondiale e anche nazionale. E lo dimostrano i numerosi colossi nostrani del food, tra cui <strong>Lavazza</strong>, che collabora attivamente con il Politecnico di Torino e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per creare prodotti riutilizzabili (come ad esempio le capsule); o <strong>Ferrero </strong>che ha messo a punto un processo in grado di riutilizzare in ottica circolare un materiale normalmente di scarto, il guscio delle nocciole, estraendone una fibra prebiotica molto interessante, l’Axos, che ha proprietà antiossidanti ed effetti benefici su sistema immunitario, cardiovascolare e sul metabolismo dei lipidi.</p>
<p><strong>FASHION</strong></p>
<p>Anche l’industria della moda, spinta dal desiderio di diminuire il proprio<strong> impatto ambientale</strong>, ha cercato negli ultimi anni un’alternativa ai materiali di origine fossile e animale da utilizzare nel tessile.</p>
<p>Questa tendenza ha spinto molte aziende di <strong>haute couture</strong>, ma anche di <strong>fast fashion</strong>, a realizzare collezioni di abiti e accessori partendo proprio dai materiali esistenti, mixandoli, ripensandone i volumi e le proporzioni, ispirati dalla possibilità di creare pezzi unici e irripetibili e, al tempo stesso, di avviare il proprio percorso creativo verso una strada sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e delle persone.</p>
<p>Tra i brand sostenibili più impegnati nella tecnica dell<em>‘upcycling, </em>ovvero della trasformazione di ciò che è considerato rifiuto in una nuova risorsa per un altro ciclo produttivo, vi è ad esempio <strong>Stella McCartney</strong>, che ha lanciato la sua luxury label nel 2011 con l’intento di offrire capi glam, con fibre naturali o sintetiche, partendo dai tessuti dead stock.</p>
<p>L’italiana <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-does-it-better-un-futuro-verso-la-sostenibilita/">Gucci</a>, che già dal 2015, ha iniziato il proprio percorso di Sostenibilità lanciando la propria iniziativa per ridurre l’impatto ambientale e annunciando la scelta di seguire la filosofia fur free, ha lanciato la piattaforma “Equilibrium” per monitorare e comunicare i suoi progressi sociali e ambientali, ai quali si aggiunge la scelta radicale di diventare completamente carbon neutral.</p>
<p>O ancora il brand Pangaia, che redige un report, consultabile anche dal sito, sull’impatto ambientale della produzione e sulla propria visione, in continua evoluzione, per il divenire; la mission è quella di diventare un’azienda “Earth Positive” che restituisce all’ambiente più di quanto dall’ambiente prende.</p>
<p><strong>FURNITURE</strong></p>
<p>Anche il settore dell’arredamento si è mosso in tal senso, con la nascita del <strong>design sostenibile</strong>.</p>
<p>Questo movimento creativo, conosciuto anche come <strong>ecodesign</strong>, nasce dall’urgenza di salvare il nostro Pianeta da livelli di inquinamento sempre più allarmanti.</p>
<p>La risposta dei designer contemporanei si è così concretizzata da un lato nella scelta di <strong>materiali ecosostenibili</strong> per lo sviluppo di progetti innovativi, dall’altro nel riutilizzo dei materiali.</p>
<p>L’ultimo esempio? Il colosso svedese dell’arredamento low cost, <strong>IKEA</strong>, che, nel corso del 2021, comincerà a vendere pezzi di ricambio per poter prolungare la vita dei propri articoli, contrastando lo spreco di risorse, con lo scopo di diventare, entro il 2030, <strong>un’azienda circolare</strong>, i cui prodotti possono cioè essere interamente riutilizzati, riparati o riciclati.</p>
<p>La<strong> sostenibilità</strong> è quindi un tema sempre più caro al mondo aziendale: oggi i brand che decidono di essere sostenibili ed etici, investendo in strategie green, non si limitano a essere positivi per l’ambiente e la comunità, ma si assicurano un vantaggio competitivo ed economico ormai comprovato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli strumenti necessari per diventare un&#8217;azienda sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 08:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[AZIENDAGREEN]]></category>
		<category><![CDATA[AZIENDASOSTENIBILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 18 febbraio si celebra la Giornata Internazionale del Risparmio Energetico, una ricorrenza utile a</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 18 febbraio si celebra la <strong>Giornata Internazionale del Risparmio Energetico</strong>, una ricorrenza utile a ricordarci che, oggi più che mai, la tutela dell’ambiente deve partire dall’uomo, l’unico in grado di fare la differenza.</p>
<p>Oggi i metodi per ridurre l’<strong>impatto ambientale</strong> sono innumerevoli e per questo motivo è sempre più facile ricorrere a energie rinnovabili che non gravino sull’ambiente anche sul lavoro.</p>
<p>Un esempio per sfruttare al meglio questa giornata è quello di utilizzare la luce naturale oppure di spegnere le illuminazioni non necessarie in ufficio, o ancora di promuovere la cultura della mobilità sostenibile, incentivando i propri dipendenti ad utilizzare la bicicletta o a camminare quando possibile, al posto di utilizzare la macchina.</p>
<p>Si tratta di piccoli accorgimenti che possono davvero fare la differenza perché è proprio in giornate come questa che si può decidere di fare qualcosa in più partendo dalla modifica delle proprie abitudini.</p>
<p>Ma il viaggio verso la <strong>sostenibilità</strong> non deve fermarsi ad un solo gesto, né ad una sola giornata: il risparmio energetico deve essere un imperativo presente in tutte le scelte di un’azienda. Dagli approvvigionamenti, agli smaltimenti, alla scelta dei fornitori, sino agli investimenti nelle risorse interne.</p>
<p>Questo perché i clienti stanno diventando sempre più interessati a conoscere le <a href="https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/">scelte di un&#8217;azienda</a> e ora si aspettano che le organizzazioni da cui acquistano dimostrino di preoccuparsi di ciascuna fase della catena del valore.</p>
<p>Affinché le organizzazioni possano quindi prendere le giuste decisioni per sostenere l&#8217;ambiente e fornire sempre soluzioni innovative, ho individuato alcuni <strong>strumenti fondamentali</strong> che possono aiutare gli imprenditori a portare a termine la propria transizione green con successo:</p>
<ul>
<li><strong>Il codice etico</strong> che definisce le norme morali e sociali al quale tutti i dipendenti devono conformarsi e permette che non si perda mai lo spirito per il quale l’azienda è stata costituita;</li>
<li><strong>le policy</strong> che declinano i principi e i valori aziendali nel campo specifico della gestione ambientale. Include elementi che traducono gli impegni del top management nel rispetto della conformità alla normativa ambientale e del miglioramento continuo;</li>
<li><strong>le certificazioni </strong>che attestano la produzione attenta ai propri impatti ambientali <strong>(ISO 14001</strong>), la gestione e il miglioramento continuo delle condizioni di salute e sicurezza dei propri lavoratori (<strong>ISO 45001</strong>) e la creazione e il mantenimento di un sistema di gestione dell’energia (<strong>ISO 50001</strong>);</li>
<li><strong>il bilancio di Sostenibilità</strong>, un documento, certificato da ente terzo, teso a rendicontare agli stakeholder i risultati economici, sociali e ambientali generati dall’azienda nello svolgimento delle proprie attività. Non è un documento amministrativo, non riporta solo numeri e parole, ma è uno strumento di comunicazione, comprensibile a tutti. Il valore dell’attività dell’impresa non viene in questo caso misurato attraverso la capacità di creare profitti, ma attraverso il suo contributo complessivo a collettività e ambiente. Attraverso il bilancio di Sostenibilità, si può quantificare il valore generato dalla propria azienda in quanto “attivatore di sviluppo economico e sociale”.</li>
</ul>
<p>Per costruire il <strong>bilancio di sostenibilità</strong> è necessario coinvolgere tutte le aree aziendali, creando un team trasversale che possa individuare e rendicontare le tematiche relative gli aspetti ambientali, sociali e di governance. Per ogni obiettivo, serve trovare e riportare degli indicatori numerici, i KPI che misurino in modo obiettivo le performance ottenute nel tempo. Questo documento va aggiornato periodicamente, in modo da poter valutare i miglioramenti e le scelte che si possono fare in base ai cambiamenti aziendali. Essere trasparenti e chiari e la conditio sine qua non, tanto sui successi quanto sui fallimenti.</p>
<p>Con questi strumenti, gli imprenditori possono creare la necessaria credibilità della propria impresa sostenibile, sia internamente che esternamente. Una sfida futura essenziale, diventata urgente per l’evoluzione del nostro patrimonio lavorativo, ambientale ed umano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/gli-strumenti-necessari-per-diventare-unazienda-sostenibile/">Gli strumenti necessari per diventare un&#8217;azienda sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>3 step per rendere il vostro modello di business più sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 11:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[AZIENDA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Herman Daly, padre della teoria dello sviluppo sostenibile diceva: “Sostenibilità significa giustizia estesa al futuro”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/3-step-per-rendere-il-vostro-business-sostenibile/">3 step per rendere il vostro modello di business più sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Daly"><strong>Herman Daly</strong></a>, padre della teoria dello sviluppo sostenibile diceva: “S<em>ostenibilità significa giustizia estesa al futuro</em>”.</p>
<p>Ricordo un momento in cui, pensando proprio al futuro, ho cercato di concretizzare alcuni pensieri. Come potevo definire la sostenibilità un <strong>modello di business</strong>? Come infondere il pensiero sostenibile all’interno delle aziende?</p>
<p><strong>Vivere in modo sostenibile semplifica la vita e, diciamolo, ci fa anche sentire delle persone migliori! </strong></p>
<p>Ma, da imprenditrice, non posso non pensare anche al punto di vista del leader.</p>
<p>Il vecchio approccio al tema della <strong>sostenibilità</strong> rivelava due problematiche di base: nessuna applicazione commerciale diretta e scarsa credibilità tra i team tecnici e commerciali di un’azienda.</p>
<p>Certo, fare la scelta giusta non è sempre la scelta immediatamente più conveniente per un&#8217;azienda, ma sta rapidamente diventando l&#8217;unica scelta. <strong>Esistono infatti soluzioni destinate ad avere successo sia per l&#8217;ambiente che per il business!</strong></p>
<p>Una di queste è l’<strong>innovazione</strong>. Innovazione e sostenibilità non possono più viaggiare disgiunte poiché se cambia la domanda, deve cambiare anche l&#8217;offerta.</p>
<p>Al giorno d’oggi consumatori e clienti sono più consapevoli sul tema dell’<strong>economia circolare</strong> e prediligono le imprese che mostrano un forte impegno in campo sociale ed ambientale. Anche per questo per i leader diventa fondamentale attuare una<strong> transizione green aziendale</strong>.</p>
<p>Ecco <strong>3 step da seguire </strong>per trasformare il vostro <strong>modello di business</strong> e renderlo più sostenibile!</p>
<p>Per iniziare a definire un percorso verso la sostenibilità, è bene avere un’idea dello stato dell’arte. Se non misuriamo ciò che facciamo, non possiamo migliorarlo. È quindi fondamentale<strong> valutare il livello di Sostenibilità</strong> da cui stiamo partendo e definire una roadmap identificando gli obiettivi di miglioramento.</p>
<p>Quale ruolo riveste la propria azienda all’interno dell’ecosistema? Chi è, con chi lavora e cosa rappresenta? Alcune società sono fattori abilitanti di sostenibilità, altre sono generatori diretti, mentre altre ancora sono solo acceleratori.</p>
<p>È necessario quindi mettere insieme quanto già si fa ed evidenziare cosa non è sostenibile poiché la sostenibilità coinvolge tutto in azienda (persone, processi, procedure e prodotti).</p>
<p>Fatto questo, è necessario <strong>creare una cultura sostenibile aziendale</strong>. Ogni imprenditore deve partire da sé stesso e portare l’imput verso la propria struttura per dare il buon esempio.</p>
<p>Il coinvolgimento di tutte le persone dell’<a href="https://www.marziachiesa.it/impresa-sostenibile/">azienda</a> è importante. Ognuno di noi, assimilate le regole e le abitudini del nuovo stile di vita sostenibile, lo manterrà a casa propria, innescando una reazione a catena vincente.</p>
<p>Per diffondere il messaggio in tutta l&#8217;organizzazione, si possono poi utilizzare seminari, organizzare momenti dedicati, tutorial e qualsiasi tipo di strumento con cui si possano incuriosire i dipendenti. Creare lo spirito di squadra è fondamentale per il successo.</p>
<p>Il passo finale è quello di <strong>diffondere la cultura della sostenibilità</strong> anche ai soggetti che gravitano attorno alla propria società: partner, fornitori, clienti e utenti finali.</p>
<p>La <strong>sostenibilità</strong> è una delle tematiche che attualmente esercitano maggiore impatto sui conti di un&#8217;azienda.</p>
<p>Secondo un recente sondaggio , l&#8217;87% dei consumatori sarebbe disposto ad acquistare un prodotto, qualora l&#8217;azienda che lo realizza sostenga una causa che gli sta a cuore, mentre tre quarti dei consumatori (76%) non comprerebbero un articolo, se questo fosse fabbricato da un&#8217;organizzazione che agisce contro i loro principi.</p>
<p>Le organizzazioni devono quindi riflettere sulle loro <strong>pratiche sostenibili</strong> se vogliono cogliere i vantaggi di questo nuovo orientamento del mercato.</p>
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		<title>Il Nuovo Capitalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2021 13:12:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Digital Transformation e il sempre più crescente interesse per l&#8217;impatto ambientale hanno dato vita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Digital Transformation e il sempre più crescente interesse per l&#8217;impatto ambientale hanno dato vita ad un nuovo capitalismo più responsabile e sostenibile</em></p>
<p>Negli ultimi 40 anni, se da un lato il modello capitalista ha consentito uno sviluppo senza precedenti, dall’altro ha aggravato le disuguaglianze del Pianeta, crescendo generazioni di imprenditori poco avvezzi alla <strong>sostenibilità</strong>, con forte impatto sull’odierna<strong> crisi climatica</strong> ed <strong>economica</strong>.</p>
<p>La <strong>digitalizzazione</strong> e il grande desiderio di cambiamento correlata ad esso, tuttavia, ha recentemente dato vita ad una <strong>nuova fase</strong>, più responsabile e<a href="https://www.marziachiesa.it/l-importanza-della-reputazione-sostenibile/"> sostenibile</a>, indirizzata soprattutto a quegli imprenditori che hanno colto l’importanza del rispetto ambientale.</p>
<p>Gli investimenti green sono infatti sempre più diffusi in quanto considerati un mezzo vincente per dare vita a <strong>nuovi modelli di business</strong>, al fine di diventare competitivi nel mercato economico mondiale, sempre più attento al tema ambientale.</p>
<p><strong>Covid-19</strong> ha messo le organizzazioni davanti alla certezza che solo le imprese che hanno individuato nella <strong>sostenibilità</strong> e nell’<strong>innovazione</strong> una nuova strategia, potranno uscire vincenti da questa situazione.</p>
<p>Se è indubbio che questo 2020 abbia portato un’accelerazione esponenziale all’affermazione del <strong>digitale</strong> in tutti i settori è importante non dimenticarsi di sostenere le<strong> piccole realtà </strong>dei negozianti e degli artigiani di quartiere che hanno deciso di essere più amici dell’ambiente, dando il loro contributo alla salvaguardia del Pianeta e la possibilità a noi di compiere scelte più consapevoli.</p>
<p>In quest’ottica <a href="https://www.assolombarda.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.assolombarda.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1610628359521000&amp;usg=AFQjCNE27SnXeKzBoQ07REav0MceYheYeQ">Assolombarda</a> &#8211; l&#8217;associazione delle imprese che operano nelle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, ha promosso la<strong> campagna #SupportMadeInItaly </strong>che a Natale ci ha visti tutti protagonisti e proattivi nel supportare la nostra economia, partendo dalla quotidianità che ci circonda.</p>
<p>Un approccio nuovo dunque di intendere il <strong>capitalismo </strong>per uscire dalla crisi ridisegnando un mondo più <strong>digital</strong> e più <strong>green</strong>.</p>
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