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	<title>IMPATTOAMBIENTALE Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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	<title>IMPATTOAMBIENTALE Archivi &#8212; Marzia Chiesa</title>
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		<title>La moda circolare per salvare il pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 10:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[agreenbusinesslife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moda circolare si basa sui principi dell’economia circolare, volta a non compromettere le già</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>moda circolare</strong> si basa sui principi dell’<strong>economia circolare</strong>, volta a non compromettere le già scarse risorse del nostro pianeta. Il singolo indumento viene visto da una diversa prospettiva: viene inserito in un ciclo che lo lavora e lo trasforma dandogli una nuova vita.</p>
<p>Un’impresa è circolare quando non produce scarti e rifiuti, ma li trasforma in materie prime da impiegare nella produzione, evitando l’uso di risorse vergini.</p>
<p>Gli obiettivi della moda circolare sono</p>
<ul>
<li>ridurre il consumo delle risorse disponibili, come l’acqua;</li>
<li>ridurre i rifiuti spingendo le persone a prendere decisioni e a compiere scelte più <strong>ecologiche</strong>;</li>
<li>e di conseguenza <strong>riciclare</strong> materiale già impiegato e trasformarlo in nuovi prodotti di valore.</li>
</ul>
<p>Come gli altri settori, anche la <strong>filiera tessile</strong> e dell’abbigliamento ha una propria impronta idrica ed energetica. Ogni anno, questo settore produce emissioni di gas serra elevate ed è tra le maggiori responsabili della perdita della biodiversità, consumando grandi quantità di risorse naturali e dell’inquinamento dell’acqua.</p>
<p>Grandi sfide a cui si è chiamati a trovare delle soluzioni in breve tempo in chiave <strong>green</strong>. Ecco che allora si parla di <strong>materiali sostenibili</strong>, il cui utilizzo vuole non solo ridurre gli sprechi, ma anche aiutare l’ambiente che ci circonda.</p>
<p>Un esempio di materiale sostenibile impiegato nel settore tessile è il <strong>cotone</strong>, una fibra naturale, ecologica e riciclabile. Le <strong>coltivazioni biologiche</strong> controllate di cotone, rispetto alle coltivazioni di cotone convenzionali, consentono di risparmiare in media il 91% di H2O e il 46% di CO2. Ma le coltivazioni biologiche delle materie prime non sono sufficienti per ridurre l’impatto ambientale della moda. Il problema è che solo l&#8217;1% degli abiti usati viene riciclato, mentre l’87% finisce in discarica o all’inceneritore, rendendo più difficile ridurre la nostra impronta ecologica dei capi di abbigliamento. La percentuale di riciclo è così bassa perché troppo spesso gli abiti in questione non sono stati ideati e realizzati per essere riciclabili. È la moda circolare che si pone il problema e crea modelli che possono essere più facilmente disassemblati e riutilizzati.</p>
<p>A questo proposito, la <strong>Fondazione Ellen MacArthur</strong> ha stimato che ogni anno si perdono più di 500 miliardi di dollari a causa dell’uso insufficiente degli indumenti e della mancanza di riciclo. Con la moda circolare si punta a proteggere il prodotto, usarlo di più, rifarlo, realizzarlo con materiali rinnovabili, ma soprattutto riciclati. I modelli di business che includono la rivendita, il noleggio, le riparazioni e il rifacimento dell&#8217;abbigliamento, possono fornire grandi risparmi di gas serra e potrebbero arrivare a valere 700 miliardi di dollari entro il 2030, rappresentando il 23% del mercato globale della moda.</p>
<p>Bisogna quindi incentivare l’uso di <strong>fibre naturali biologiche</strong> che concorrono al miglioramento degli ecosistemi naturali, in favore della biodiversità. In questa direzione si sanno già muovendo diverse case di moda, come la <strong>Hessnatur</strong>: marchio fondato nel 1976 e che ha a cuore l’ambiente e il benessere.</p>
<p>Ma per arrivare a pensare in grande e abbracciare una visione globale, occorre partire dal nostro piccolo, ad esempio facendo scelte più consapevoli e trovando il modo di sfruttare i nostri vestiti più a lungo. Così facendo si diminuirebbe enormemente la richiesta e l’impiego di nuove risorse, ritardando il momento dell&#8217;Overshooting Day.</p>
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		<title>L’importanza del PNRR per il rilancio dell’economia all’insegna di innovazione e sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jan 2022 18:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIACIRCOLARE]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTOAMBIENTALE]]></category>
		<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
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		<category><![CDATA[SOSTENIBILITA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel momento in cui ci si appresta ad uscire dalla pandemia da Covid-19, la direzione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Nel momento in cui ci si appresta ad uscire dalla pandemia da Covid-19, la direzione è quella di una <b>ripresa economica</b> che ci allontana dal <i>business as usual</i>, verso un “nuovo Mondo”. Un percorso in minima parte già iniziato prima della pandemia, ma che quest’ultima ha profondamente accelerato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">A influenzare radicalmente i tratti di questo “nuovo Mondo”, la <b>lotta al cambiamento climatico</b> e le linee guida tracciate nel corso della</span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;"> <b>Conferenza delle Nazioni Unite </b>sui cambiamenti climatici (</span><a href="https://www.marziachiesa.it/cop26-tutto-quello-che-ce-da-sapere/"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">COP26</span></a><span class="MsoHyperlink"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">)</span></span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;"> conclusasi un mese fa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">In questo scenario, è importante evidenziare come il PNRR del governo italiano sosterrà questa transizione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">Ma cos’è il PNRR?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Il <b>Piano di Ripresa e Resilienza </b>post-pandemica (<b>PNRR</b>) è il documento<b> </b>richiesto dalla Commissione Europea a ciascuno degli Stati Membri per accedere ai fondi del Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF), uno degli strumenti del <b>Next Generation EU </b>(NEU<b> – </b>anche detto <i>Recovery Fund</i>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Un importante strumento per rilanciare l’economia all’insegna di innovazione e sostenibilità, incentivando l’avvio di attività imprenditoriali ad alto valore aggiunto. E grazie a questo strumento il Governo contribuirà a <b>combattere il cambiamento climatico</b> e a promuovere l’inclusione in modo significativo, fissando obiettivi economici, sociali e ambientali misurabili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">I progetti del PNRR italiano sono raggruppati in 6 Missioni e sono guidati dai 3 assi strategici su cui si basa il NEU: </span><strong><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-bidi-font-family: Calibri;">digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale</span></strong><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">. Più nello specifico, entro il 2026, il Governo intende:</span></p>
<ul>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Modernizzare il Paese, puntando su digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo.</span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Migliorare e rendere sostenibili le infrastrutture, promuovendo progetti immobiliari pensati in chiave sostenibile che riqualificano efficacemente gli spazi urbani, atti a migliorare la qualità della vita dei cittadini rispettando l’ambiente.</span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Sostenere le nuove generazioni, con la costruzione di scuole moderne orientate all’innovazione e l’attenzione sull’occupazione, e l’imprenditorialità femminile.</span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Migliorare la coesione territoriale, contrastando le disuguaglianze sociali e le discriminazioni di genere.</span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Ma la Missione cui è stata assegnata la quota di risorse più ingente, circa 60 miliardi di euro sul totale di <b>191,5 destinati all’Italia</b> (che di fatto è la principale beneficiaria di questo </span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">finanziamento comunitario), riguarda la “</span><b><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Rivoluzione verde e transizione ecologica</span></b><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">I progetti di investimento contenuti in questo macro obiettivo si </span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">propongono di potenziare la rete di raccolta differenziata e ottimizzare gli impianti di riciclo materiali (economia circolare), semplificare le procedure di autorizzazione delle energie rinnovabili, tutelare </span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">il territorio e la risorsa idrica e incentivare agricoltura sostenibile e mobilità sostenibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 8.0pt 0cm 6.0pt 0cm;"><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;">Una sfida ambiziosa che permetterà di combattere concretamente il cambiamento climatico, integrando i principi ESG per ripensare le città e il territorio in chiave inclusiva e sostenibile, al fine di costruire un’economia</span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"> più equa, più green, più prospera</span><span style="font-family: 'Verdana',sans-serif;"> in linea con il quadro della Ue per il <b>Green Deal europeo</b></span><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Verdana',sans-serif;">.</span></p>
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		<title>Milano si aggiudica l’Earthshot Prize</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/milano-si-aggiudica-l-earthshot-prize/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 16:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grande successo per la città di Milano, che lo scorso 17 Ottobre si è aggiudicata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grande successo per la <strong>città di Milano</strong>, che lo scorso 17 Ottobre si è aggiudicata l’<strong>Earthshot Prize</strong>, un prestigioso riconoscimento internazionale che premia le migliori soluzioni per proteggere l&#8217;<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>Ad annunciare la vittoria è stato dall&#8217;Alexandra Palace di Londra il <strong>Principe William</strong>, alla presenza della moglie <strong>Kate Middleton</strong>, dopo la valutazione di un comitato di esperti internazionale che ha scelto Milano tra oltre 700 iniziative candidate da tutto il mondo.</p>
<p>Il progetto, vincitore della <strong>categoria “Un mondo senza sprechi”</strong>, si chiama <strong>Food Policy </strong>ed è una delle eredità di Expo 2015 che si basa sull’idea di rendere più sostenibile il sistema alimentare milanese.</p>
<p>In che modo? Torniamo a qualche anno fa. Nel 2017, <strong>Comune di Milano</strong> e <strong>Fondazione Cariplo &#8211; </strong>in collaborazione con <strong>Politecnico di Milano</strong>,<strong> Assolombarda </strong>e il <strong>Programma QuBì &#8211; </strong>hanno siglato un accordo per la definizione e l’adozione di una propria Food Policy, con l’obiettivo di delineare una visione condivisa sul futuro rapporto della città con il cibo e definire alcune azioni chiave per attuarla, valorizzando il <strong>tema dell’alimentazione</strong>.</p>
<p>Al fine di creare valore condiviso per la cittadinanza, sono stati quindi creati degli <strong>Hub di quartiere </strong>(Isola, Gallaratese e Lambrate) contro lo <strong>spreco alimentare</strong>, che permettono di salvare quotidianamente migliaia di tonnellate di cibo al mese, assicurando flussi di pasti equivalenti grazie al contributo di supermercati, mense aziendali e altri enti del Terzo settore.</p>
<p>Un progetto che permette così di sviluppare un<strong> sistema alimentare </strong>in grado di garantire <a href="https://www.marziachiesa.it/l-agricoltura-di-precisione-un-approccio-moderno-e-sostenibile-nella-coltivazione-4-0/"><strong>cibo sano</strong></a> e <strong>acqua potabile</strong> in quantità sufficiente e accessibile a tutti, in un’ottica di equità, resilienza e sostenibilità articolata nelle sue componenti sociali, economiche e ambientali.</p>
<p>La vincita dell’<a href="https://earthshotprize.org/"><strong>Earthshot Prize</strong></a>, con un valore pari a 1,17 milioni di euro, darà la possibilità di potenziare sempre più questi Hub e aprirne di nuovi garantendone la <strong>sostenibilità </strong>sul lungo periodo e di replicare questa virtuosa buona pratica nella rete delle città che lavorano con Milano sulle Food policy.</p>
<p>Un esempio virtuoso di come istituzioni e stakeholder possono promuove in sinergia processi di corresponsabilizzazione degli attori del sistema alimentare attraverso una cultura partecipativa che abbia un carattere inclusivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/milano-si-aggiudica-l-earthshot-prize/">Milano si aggiudica l’Earthshot Prize</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 10:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità? A</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come rivoluzionare il settore del water management a favore di una reale e concreta sostenibilità?</p>
<p>A questa domanda ho risposto in questa intervista realizzata per <a href="https://forbes.it/">Forbes Italia</a> in cui racconto dell’importante transizione green che stiamo attuando in <a href="https://sodai.com/">Sodai</a>, investendo in ricerca, sviluppo e patrimonio umano.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo completo, disponibile anche nell&#8217;edizione di Settembre!</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-674" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/1-1-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-676" src="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png" alt="" width="1100" height="1300" srcset="https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2.png 1100w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-768x908.png 768w, https://www.marziachiesa.it/wp-content/uploads/2021/09/2-2-585x691.png 585w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-svolta-green-parte-dallimpresa-la-mia-intervista-per-forbes-italia/">La svolta Green parte dall&#8217;impresa: la mia intervista per Forbes Italia</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>Gli strumenti della precision farming</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/gli-strumenti-della-precision-farming/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 13:11:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come raccontato nel mio ultimo articolo sulla Precision Farming, questo tipo di agricoltura viene chiamata “di</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/gli-strumenti-della-precision-farming/">Gli strumenti della precision farming</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come raccontato nel mio ultimo articolo sulla <a href="https://www.marziachiesa.it/l-agricoltura-di-precisione-un-approccio-moderno-e-sostenibile-nella-coltivazione-4-0/">Precision Farming</a>, questo tipo di agricoltura viene chiamata “di precisione” grazie a moderni strumenti che permettono interventi mirati, atti a ottimizzare e aumentare qualità e produttività del suolo.</p>
<p>Tra gli <strong>strumenti</strong> più conosciuti e diffusi troviamo la <strong>guida semiautomatica</strong> e il <strong>dosaggio a rateo variabile</strong> basato su sensori che rilevano in tempo reale i dati reputati interessanti per ottimizzare lo svolgimento dell’operazione.</p>
<p>Il<strong> monitoraggio satellitare,</strong> uno strumento che permette costante controllo sullo stato di salute dei campi e i<strong> droni</strong>, usati principalmente per la mappatura dei terreni e che permettono di rilevare anche problemi che non possono essere individuati né ad occhio nudo, né dai satelliti.</p>
<p>I <strong>sensori ambientali </strong>collocati sui campi, in grado di registrare dati meteo climatici e informazioni relative al fabbisogno idrico del suolo. L’impiego di droni e sensori permette di creare delle mappe interattive dello stato vitale del campo.</p>
<p><strong>Ad oggi una delle realtà italiane che si sta maggiormente distinguendo per capacità innovativa sul mercato degli APR (aeromobili a pilotaggio remoto), è <a href="https://www.primisgroup.com/"><u>Primis Group</u></a></strong> &#8211; tech company fondata da Alan Torrisi, Pietro Gorgazzini e Giacomo Parlanti &#8211; che coordina la prima rete nazionale di <strong>piloti certificati Enac</strong>, equipaggiati con droni professionali al top della categoria.</p>
<p>Affinché possa essere completamente efficace, è necessario che l’agricoltura di precisione si affidi a <strong>tecnologie dell&#8217;informazione</strong>, per <strong>acquisire dati</strong> che portino a decisioni finalizzate a migliorare la produzione agricola. Il fine è quello di migliorare e aumentare la produzione impiegando meno risorse, <strong>minimizzare i danni ambientali</strong> ed elevare gli <em>standard </em>qualitativi dei prodotti agricoli.</p>
<p>I <strong>vantaggi</strong> sono evidenti. Le <strong>aziende agricole</strong> ottimizzano sforzi e risorse e riducono consumi e sprechi, incrementando la produttività del terreno. Si abbattono i costi orari, grazie ad interventi gestiti in maniera più rapida ed efficace e aumenta la resa sulle performance riducendosi notevolmente l’affaticamento degli operatori coinvolti sul campo. Su questo tema, è importante precisare che nessuno degli strumenti di cui si avvale l’agricoltura di precisione potrà mai sostituire l’esperienza professionale di chi vive i campi agricoli, ma solo fornire un prezioso supporto per migliorare performance e risultati.</p>
<p>A vantaggio dell’<strong>ambiente</strong> c’è l’importante riduzione di sprechi di fertilizzanti e diserbanti, la riduzione di emissioni e la diminuzione del compattamento dei terreni grazie ad un utilizzo più razionale delle risorse.</p>
<p>In ultimo, ma non per importanza, i vantaggi per le <strong>Persone</strong> e, in generale, per dare una significativa svolta alla problematica legata al fabbisogno di cibo, in costante aumento a livello globale. Si stima che nel 2050 le bocche da sfamare sul nostro pianeta si aggireranno intorno ai 9 miliardi, diventa dunque una priorità aumentare la produzione di cibo senza che questo comporti lo sfruttamento di risorse chiave come acqua e concime ed è fondamentale che questa grande richiesta di produzione di alimenti non porti a compromettere le qualità fisiche e chimiche dei terreni.</p>
<p>La <em>precision farming</em> risulta quindi essere il modello più concreto e promettente per una produzione alimentare sostenibile.</p>
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		<title>Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</title>
		<link>https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 16:24:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di economia circolare, tuttavia molte sono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei Paesi più avanzati in materia di <strong>economia circolare</strong>, tuttavia molte sono ancora le potenzialità per la <strong>filiera del cemento e del calcestruzzo</strong>.</p>
<p>Si tratta infatti di una grande opportunità per tutte le aziende della rappresentanza industriale dei processi a valle del cemento che desiderano ridurre il proprio<strong> impatto ambientale</strong>, sfruttando <a href="https://www.marziachiesa.it/la-filiera-del-cemento-come-esempio-virtuoso-di-economia-circolare/">materiali sempre più intelligenti</a> e green.</p>
<p>Ha approfondito l’argomento <strong>Antonio Buzzi</strong>, Direttore Operativo (COO) della <strong>Buzzi Unicem Italia</strong> e Vice Presidente e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare <strong>FEDERBETON</strong>, in una interessante intervista di Andrea Dari per il portale <a href="https://www.ingenio-web.it/29907-cemento-co2-costa-oggi-30t-indispensabili-meccanismi-di-carbon-border-adjustment"><strong>Ingenio</strong></a> di che riporto per voi.</p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Quanto incide oggi la CO2 sul prezzo del cemento? Negli altri Paesi in cui siete presenti cosa si sta facendo?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I conti sono presto fatti. Anche prendendo a riferimento l’ambizioso fattore emissivo di riferimento (benchmark) per il settore del cemento, recentemente definito a livello EU in 0,693 tCO2/tcemento, e tenuto conto delle ultime quotazioni dei diritti di emissione di CO2, in assenza di allocazioni gratuite di diritti di emissione (a cui progressivamente si sta tendendo), ci avviciniamo ad un extra costo di quasi 30 eur/ton di cemento, valore questo che porta a raddoppiare i costi variabili produttivi.</em></p>
<p><em>Se in aggiunta consideriamo che questo impatto economico è quadruplicato in tre anni, si può ben comprendere quanto la cosa rischi di diventare insostenibile da qui in avanti, per altro non essendo pensabile ribaltare tali extra costi sul prodotto venduto, come invece accade per esempio per l’energia elettrica. I produttori di cemento dunque subiscono un duplice impatto economico: uno diretto, legato alle proprie emissioni di CO2 ed uno indiretto connesso ai propri consumi energetici. </em></p>
<p><em>Ogni Paese ed ogni produttore, è sottoposto alle regolamentazioni locali e ciascuno decide in base alle proprie politiche di gruppo come orientare le proprie scelte. Tuttavia, proprio in virtù di orientamenti associativi virtuosi, riterrei di poter dire che il nostro settore è globalmente orientato a migliorare costantemente il proprio footprint ambientale.</em></p>
<p><strong><u>L&#8217;uso dei rifiuti solidi urbani nella produzione del Cemento</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Uno dei temi forti e più controversi &#8211; soprattutto dal punto di vista politico nazionale e locale &#8211; riguarda l’uso dei rifiuti solidi urbani all’interno del ciclo di produzione del cemento. In molti paesi questa soluzione ha risolto due problemi, la gestione dei rifiuti e il consumo di combustibili fossili. In Italia spesso viene osteggiata (così come la realizzazione di termovalorizzatori). Perché si tratta di una soluzione verde? Perché non comporta problemi di inquinamento come alcuni credono?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>I combustibili derivanti dal processamento di rifiuti possono essere utilizzati nelle cementerie, quale alternativa sostenibile a quelli fossili, nel quadro più generale delle politiche europee per la creazione e promozione della c.d. “economia circolare” e nel rispetto della gerarchia europea dei rifiuti, ponendosi a valle di forme di riutilizzo e riciclaggio più virtuose, ma certamente non con queste in contraddizione, evitando in questo modo forme di smaltimento in discarica o termodistruzione.</em></p>
<p><em>Essi derivano dal recupero di quella frazione dei rifiuti che, al termine della raccolta differenziata, non può essere riutilizzata o riciclata.</em></p>
<p><em>In particolare, tali materiali, per essere impiegati quali combustibili nelle cementerie e in altri impianti (come le centrali termoelettriche), vengono attentamente selezionati, lavorati e trasformati in coerenza con la normativa vigente. Si tratta di una forma di recupero di materiali, comunque esistenti, il cui destino finale alternativo sarebbe lo smaltimento tramite l’incenerimento, il conferimento in discarica o l’export verso altri Paesi.</em></p>
<p><em>Considerato che il conferimento in discarica e l’incenerimento comportano emissioni di CO2 e/o altre sostanze, l’attività di co-combustione consente un immediato beneficio ambientale, nella misura in cui sostituire parte del combustibile fossile attualmente impiegato nei forni con combustibili di recupero, significa sottrarre rifiuti alla discarica e all’incenerimento, evitando le corrispondenti emissioni in atmosfera. Inoltre la frazione di biomassa contenuta nei combustibili di recupero &#8211; non presente invece in quelli fossili &#8211; è carbon neutral rispetto alle emissioni di CO2. Al contrario, nel caso del conferimento in discarica, si generano significative emissioni di metano dovute alla degradazione della componente organica dei rifiuti, che ha un effetto serra almeno 21 volte maggiore a quello generato dalla CO2.</em></p>
<p><em>Inoltre gli effetti di tale combustione e le sostanze che ne derivano sono perfettamente noti e determinati, in quanto costantemente monitorati in continuo (tramite sistemi SME) ed in discontinuo per i microinquinanti non riscontrabili “in diretta”, senza che residui alcuno spazio di incertezza per l’applicazione del principio di precauzione. In tal senso si è anche espresso il TAR con una recente sentenza.</em></p>
<p><strong><u>Evoluzione della composizione dei cementi</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Sempre per quanto riguarda i leganti, vi è una ricerca quanto mai attiva dedicata alle soluzioni tecnologiche che potrebbero consentire la sostituzione del clinker con altri materiali. Già oggi sono in commercio cementi di miscela in cui sono state introdotte materie prime seconde come le ceneri volanti, o le loppe. Ma ci sono studi in cui si prevede una sostituzione anche totale. Cosa ne pensi e ritieni che possa diventare una soluzione per i nuovi calcestruzzi verdi?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Le aggiunte attive come ceneri e loppe sono prodotti noti da decenni e già</em> <em>ampiamente impiegati nella produzione dei leganti idraulici e nel confezionamento dei calcestruzzi, tuttavia sono materiali “in via di estinzione”, almeno per quanto riguarda le ceneri volanti, o non sufficienti a livello globale per sostituire integralmente il clinker nei cementi. Certamente possono e continueranno a fornire un importante contributo per ridurre la componente clinker, ma non possono ritenersi l’unica soluzione. Sarebbe miope pensarlo.</em></p>
<p><em>Esistono oggi alcune soluzioni sul mercato, seppur molto di nicchia, basati prevalentemente su loppe e additivazioni alcaline, ma tali prodotti non rispondono ad alcuna norma europea, specialmente la EN 197-1, e non dispongono – a mia conoscenza – della marcatura CE. Non sono prodotti che possano rimpiazzare i normali cementi Portland ed il loro utilizzo è limitato ad applicazioni non strutturali.</em></p>
<p><em>Credo che si debba guardare in altre direzioni se pensiamo a produzioni globali, oggi già superiori a 4 miliardi di ton/anno. Non va inoltre dimenticato che nei calcestruzzi dovranno crescere significativamente le componenti di riciclato al proprio interno, agevolandone il mercato.</em></p>
<p><strong><u>Lo stato della produzione del calcestruzzo</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Nel nostro settore spesso l&#8217;attenzione verde viene dedicata solo alla produzione di cemento, anche se sappiamo che le cementerie di oggi sono impianti industriali ad altissima tecnologia, con livelli di gestione delle emissioni che probabilmente nessun altro settore industriale ha raggiunto. Minore attenzione viene, a mio parere, dedicata però alla produzione del componente che più utilizza il cemento, ovvero il calcestruzzo. Vediamo così presenti sul mercato impianti di betonaggio con piazzali cementati, sistemi efficienti di raccolta d’acqua e abbattimento delle polveri, impianti tecnologici dotati di ogni sistema di protezione ambientale (e del rumore, e della sicurezza) e altri impianti in cui forse il componente più sano è la ruggine che pervade ogni struttura metallica. Non ritieni che per un settore così strategico (non esiste costruzione che possa essere realizzata senza usare il calcestruzzo, almeno per le fondazioni) si dovrebbero definire normative tali da consentire la permanenza sul mercato di impianti con un livello qualitativo più uniforme? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Così come per le cementerie, anche per il calcestruzzo esiste un quadro normativo, seppur ancora migliorabile. Alla necessità del pieno rispetto delle norme, va aggiunto che essere sostenibili significa anche saper stare sul mercato effettuando investimenti orientati all’ambiente, al contenimento delle emissioni, al recupero completo delle acque, al contenimento del rumore, tutto in piena sicurezza per gli operatori di centrale e per l’indotto connesso. </em></p>
<p><em>Il quadro fornito dal Rapporto di sostenibilità 2019 di Federbeton mostra buone performance ambientali da parte del settore della produzione di calcestruzzo. Il 66% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotato di sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque di processo e di conteggio delle acque riutilizzate. La totalità delle aziende è dotata nei propri impianti di un sistema di raccolta delle acque meteoriche e di sistemi di raccolta e contenimento delle polveri. Infine oltre l’82% delle aziende rendicontate nel Rapporto è dotata di sistemi di mitigazione del rumore in impianto, previsti dalle norme solo laddove necessario.</em></p>
<p><strong><u>La certificazione CSC</u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>La certificazione CSC potrà essere la soluzione per una reale qualifica degli impianti produttivi? la sua complessità la porterà ad essere una soluzione applicata solo per gli impianti strategici? </em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Si ritiene che questo tipo di certificazione possa fornire una svolta rispetto a soluzioni del passato che si sono dimostrate fallimentari. Come tutti i processi ambiziosi in contesti sfidanti, il rigore della certificazione CSC richiede un elevato impegno, che dovrebbe ripagare chi lo adotta degli sforzi compiuti e portare beneficio in particolare all’ambiente, a garanzia di determinati requisiti di sostenibilità richiesti da molte nuove opere innovative, che auspichiamo possano essere progressivamente più numerose. Il CSC è una certificazione di filiera e come tale dovrebbe spingere a rendere più virtuoso tutto il circuito di approvvigionamento e fornitura. Diventa dunque uno strumento per valorizzare quelle imprese che intendono investire per adattarsi all’evoluzione in corso, e stimolo per il miglioramento continuo della filiera.</em></p>
<p><strong><u>Riflessioni sulla vita utile delle opere </u></strong></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Rimaniamo sul tema del calcestruzzo e dell’economia circolare. Il calcestruzzo armato con acciaio (che sia in barre o fibre non è un problema) è un materiale facilmente riciclabile. Se una struttura è poi solo in calcestruzzo armato la frantumazione a fine ciclo porta a aggregati di riciclo di grandissima qualità e quindi molto facili per essere riutilizzati. Non ritieni quindi che si debba tenere conto in modo maggiore di questo valore quando una struttura arriva a fine ciclo di vita? oggi spesso si prolunga la vita dell’opera operando degli incamiciamenti con materiali che poi, quando si dovrà prima o poi demolire la struttura creeranno grandi problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Credo che si debbano considerare sempre tutte le soluzioni possibili. Gli “incamiciamenti” di cui parli sono probabilmente valide soluzioni di manutenzione straordinaria da adottare in talune circostanze, ad esempio in un contesto che non consenta la ricostruzione integrale di un’opera. Non lo ritengo dunque in contraddizione con la successiva eventuale demolizione e riciclaggio. Piuttosto, per agevolare correttamente il recupero di materia a partire da rifiuti di costruzione e demolizione, comprese le demolizioni del calcestruzzo stesso, diventa fondamentale agevolare e abilitare nuove tecnologie per demolizioni selettive che consentano una separazione ispirata alla “raccolta differenziata” che tutti noi facciamo a casa nostra. Altrettanto sarebbe opportuno che già in fase progettuale si pensi al fine vita dell’opera ed in conseguenza di ciò, la si progetti agevolando questo passaggio. Per fare ciò è necessario mettere al tavolo più soggetti della filiera assumendo dunque una visione olistica, anche nel settore delle costruzioni, verso una sempre maggiore circolarità dei vari business, rendendoli sempre più interconnessi. Stimoli e agevolazioni fiscali potranno essere di aiuto ad incentivare e avviare un nuovo approccio.</em></p>
<p><strong>Andrea Dari</strong></p>
<p><em>Resto sulla domanda precedente per renderla più complessa. Le infrastrutture in cemento armato post guerra, soprattutto negli anni sessanta e settanta sono spesso firmate da grandi progettisti: Nervi, Cestelli Guidi, Morandi … Sto parlando di ponti, stadi, edifici pubblici. Quando deve prevalere il valore «storico» di un’opera e quando deve prevalere invece la scelta di una sostituzione?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>È una domanda a cui non so rispondere compiutamente, oltre ad essere forse più soggettiva che oggettiva. In generale potrei direi che ogni opera d’arte, se tale si tratta, è calata nel proprio momento storico e culturale di riferimento e come tale ha un valore intrinseco. Tale valore però – secondo il mio modesto parere – non si esprime solamente nella sua affermazione storica nel passato, ma deve essere “memoriale” su cui costruire il futuro, attivando nuove “sinapsi progettuali” e generando pensiero evolutivo, produttivo, ovvero arrivare a chiamare nuova arte, superamento della precedente e stimolo per chi verrà dopo, verso strutture e infrastrutture sempre più efficienti, ambientalmente integrate, socialmente utili. In una parola sempre più a misura d’Uomo.</em></p>
<p><strong>La deindustrializzazione</strong></p>
<p><strong>Andrea Dari </strong></p>
<p><em>Un’ultima domanda. Le politiche sulla CO2 richiedono investimenti. Le politiche sul contenimento delle emissioni richiedono investimenti. Le politiche di certificazione richiedono investimenti. La produzione nei Paesi virtuosi è in calo mentre crescono i mercati nei Paesi asiatici e africani. Quanto è importante la dimensione industriale di una company oggi per poter restare sul mercato e raccogliere tutte queste sfide, e quanto è importante il ruolo di sostegno che può esprimere il Paese (di sua provenienza) per restare sul mercato?</em></p>
<p><strong>Antonio Buzzi</strong></p>
<p><em>Gli investimenti sono fondamentali per “stare sul mercato”, ma il mercato è fondamentale a fornire le risorse necessario per compiere gli investimenti. Senza flussi di cassa positivi non ci sono investimenti. Può essere un circolo virtuoso o vizioso. Le aziende, indipendentemente dalla propria dimensione, arrivano fino a dove le proprie risorse interne lo consentono, dopodichè orientano le proprie scelte dove le sfide sono sostenibili e laddove il mercato sottostante è “generoso” o almeno vivace. Sta alla Politica comprendere come sostenere lo sviluppo di un Paese e sta alle imprese far comprendere alla politica in che modo e con quali investimenti i vari settori possono contribuire a favorire lo sviluppo dello stesso.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-parere-di-antonio-buzzi-vice-presidente-federbeton-sulla-transizione-ecologica-nella-filiera-del-cemento-e-del-calcestruzzo/">Il parere di Antonio Buzzi, Vice Presidente FEDERBETON, sulla transizione ecologica nella filiera del cemento e del calcestruzzo</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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		<title>La filiera del cemento come esempio virtuoso di economia circolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 12:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[CALCESTRUZZO]]></category>
		<category><![CDATA[CEMENTO]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIACIRCOLARE]]></category>
		<category><![CDATA[FEDERBETON]]></category>
		<category><![CDATA[FILIERADELCALCESTRUZZO]]></category>
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		<category><![CDATA[SOSTENIBILITA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervento del vice presidente di FEDERBETON e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare, Antonio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/la-filiera-del-cemento-come-esempio-virtuoso-di-economia-circolare/">La filiera del cemento come esempio virtuoso di economia circolare</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;intervento del vice presidente di FEDERBETON e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare, Antonio Buzzi, presso la 13ª Commissione permanente -Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato sulla proposte del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, traccia e descrive il percorso verso la transizione circolare della filiera del cemento e calcestruzzo.</em></p>
<p>In un mondo dove le riserve dei <strong>combustibili fossili</strong> sono a forte rischio esaurimento, è necessario andare alla ricerca di <strong>soluzioni sostenibili</strong>.</p>
<p>Ecco che entrano in gioco i <strong>combustibili di recupero </strong>che, non solo permettono di recuperare i rifiuti in un’ottica di <strong>economia circolare</strong>, ma contribuiscono a ridurre le emissioni di gas climalteranti ed evitare i conferimenti in discarica.</p>
<p>Ed è proprio in quest’ottica che <strong>FEDERBETON</strong>, la Federazione delle Associazioni della Filiera del Cemento e del Calcestruzzo Armato, promuove l’utilizzo di tali risorse con l’obiettivo di coinvolgere le componenti della rappresentanza industriale dei processi a valle del cemento nell’applicazione dei principi di <strong>circolarità</strong>.</p>
<p>Un ambito in cui le <a href="https://www.marziachiesa.it/importanza-della-transizione-green-per-imprese-e-investitori/">imprese</a> del settore stanno investendo molto con la finalità primaria di ridurre continuamente i propri impatti, le proprie emissioni e di contribuire al contenimento dei cambiamenti climatici in particolare, migliorando al contempo la propria competitività.</p>
<p>Intervenuto in audizione presso la <strong>13ª Commissione permanente -Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato</strong> sulla proposta del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, il vice presidente di FEDERBETON e Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare <strong>Antonio Buzzi </strong>ha recentemente presentato alcuni stimoli che vogliono segnare un ulteriore passo importante della Federazione nella direzione di un’economia più efficiente e sostenibile, con potenziali benefici effetti anche per la crescita economica del Paese.</p>
<p>La prima è quella di incentivare la produzione e l’utilizzo dei prodotti di recupero <strong><em>end of waste</em></strong> nella produzione del cemento e del calcestruzzo.</p>
<p>Il cemento e il calcestruzzo, infatti, possono fornire un importante contributo per raggiungere gli obiettivi di circolarità che l&#8217;Europa si è posta per il comparto dell’edilizia, recuperando scarti di altri processi industriali che normalmente verrebbero conferiti in discarica e sostituendoli invece alle materie prime naturali necessarie alla produzione di cemento e calcestruzzo, con potenziali benefici sia economici, che ambientali.</p>
<p>La seconda proposta è quella favorire e sostenere i progetti per la <strong>cattura e riutilizzo della CO2</strong> poiché, secondo le stime, questo permetterebbe di abbattere le emissioni di CO2 di oltre il 40% rispetto ai livelli attuali e addirittura dell’80% rispetto alla baseline del 1990.</p>
<p>Il terzo punto è quello di sostenere le <strong>imprese energivore</strong> nella riduzione delle emissioni climalteranti attraverso la compensazione degli oneri indiretti della CO2 connessi ai consumi dell’energia elettrica.</p>
<p>Secondo <strong>Buzzi</strong>, infatti, laddove si andasse verso una neutralità emissiva, ciò richiederà da un lato molti investimenti in <strong>innovazione </strong>tecnologica e consistenti aumenti di consumo di elettricità, con conseguenti costi connessi superiori a quelli attuali. Ecco perché occorrerebbe estendere tale beneficio a tutti quei settori, tra cui anche il cemento, suscettibili potenzialmente di elettrificazione (almeno parziale) dei loro processi produttivi a combustione. Le soluzioni basate sulla cattura della CO2 richiedono quantità incrementali di energia elettrica ed ulteriori necessità energetiche sarebbero favorite dalla produzione di idrogeno verde (tramite elettrolisi), potenzialmente necessaria per essere combinata con la CO2 catturata, per dare vita alla produzione di biocarburanti di sintesi.</p>
<p>Ultimo tema della proposta è quello di sfruttare le potenzialità ancora inespresse dell’utilizzo dei <strong>combustibili solidi secondari</strong>, in sostituzione parziale dei combustibili fossili, nella produzione del cemento.</p>
<p>Questo perché già oggi le cementerie italiane hanno una rilevante capacità di assorbimento dei combustibili di recupero che sono ottenuti da rifiuti non più riciclabili o non ancora riciclabili, in sostituzione di combustibili fossili provenienti dall&#8217;estero.</p>
<p>Ma i volumi attualmente autorizzati in Italia sono ben al di sotto delle reali potenzialità del settore. Basti pensare che in Europa il tasso di sostituzione calorica dei combustibili fossili con quelli di recupero è ormai prossimo al 50%, mentre in Italia siamo fermi al 20%.</p>
<p>La promozione di questa pratica a livello nazionale porterebbe dei vantaggi indubbi anche in ottica di decarbonizzazione, riducendo le emissioni di CO2 connesse alla combustione, grazie alla quota di biomassa contenuta nei CSS (Combustibile Solido Secondario, anche proveniente da rifiuti urbani),  evitando così le corrispondenti emissioni che si genererebbero con la termovalorizzazione o per effetto della degradazione del rifiuto in discarica.</p>
<p>Applicando queste soluzioni all’interno di un quadro normativo favorevole sarà quindi possibile avere significative ricadute positive per la collettività nello spirito dell’<strong>economia circolare</strong>, adattandoci ad un trend già ampiamente diffuso in Europa per minimizzare concretamente l’impatto ambientale, riducendo le emissioni di CO2 e conservando risorse naturali.</p>
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		<title>L’importanza della transizione green per imprese e investitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 16:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco perché imprese e investitori devono trarre vantaggio da una serie di nuovi operatori finanziari</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/importanza-della-transizione-green-per-imprese-e-investitori/">L’importanza della transizione green per imprese e investitori</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ecco perché imprese e investitori devono trarre vantaggio da una serie di nuovi operatori finanziari che possono accompagnarli sul sentiero della transizione green</em></p>
<p>A più di un anno dall’inizio dell’emergenza, la pandemia<strong> Covid-19 </strong>ha avuto tra i suoi effetti quelli di accelerare il processo di <strong>transizione green</strong>.</p>
<p>Tutto il tessuto imprenditoriale italiano, infatti, in questi mesi ha ripianificato le proprie strategie in termini di <strong>sostenibilità</strong>.</p>
<p>E, se almeno 1.000 miliardi di euro nei prossimi 7 anni saranno indirizzati dalla <a href="https://europa.eu/european-union/index_it">UE</a> a tematiche ambientali e sociali, sono ormai numerose le aziende che investono su aspetti come la<strong> tutela dell&#8217;ambiente</strong> e la salute e il benessere dei dipendenti.</p>
<p>Ciò che ne emerge è dunque che la sensibilità verso i <strong>temi di sostenibilità </strong>e <strong>cambiamento climatico </strong>è aumentata enormemente e la questione ambientale è diventata un tema centrale del dibattito politico e dello scenario manageriale italiano.</p>
<p>Al giorno d’oggi, integrare la <strong>sostenibilità</strong> nelle attività di <strong>business</strong> significa comprendere il cambiamento, cogliendo le istanze e le opportunità che derivano dal mercato e dalla società civile, e integrarlo pienamente a livello aziendale per essere preparati al futuro.</p>
<p>Questa tendenza ha una duplice finalità: quella del <strong>profitto aziendale</strong> unita a una <strong>diffusione di benessere</strong>, ottimizzando così le esternalità prodotte da un&#8217;azienda nello svolgimento della sua attività.</p>
<p>A questo si aggiunge l&#8217;evidenza che, in Borsa, le aziende che hanno migliorato il <strong>profilo di sostenibilità</strong>, hanno ottenuto performance superiori.</p>
<p>È chiaro dunque che l&#8217;interesse che questo tema suscita nei <strong>CDA </strong>delle aziende e presso gli investitori istituzionali, soprattutto per le <strong>PMI</strong>, sia da sempre maggiore ed ecco perché le aziende devono cominciare a fare impresa sostenibile, mantenendo alto il proprio <a href="https://www.marziachiesa.it/l-importanza-della-reputazione-sostenibile/"><strong>rating ESG</strong></a>.</p>
<p>Secondo le ultime statistiche, inoltre, le aziende quotate che hanno migliorato il loro profilo di sostenibilità, hanno sovraperformato il mercato del 76%.</p>
<p>Insomma, si può affermare che implementare nelle aziende italiane la transizione green in maniera autentica farà bene al sistema e ai portafogli degli investitori, contribuendo alla crescita economica e all’occupazione, per arrivare a una società più inclusiva rispettosa dell’ambiente.</p>
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		<title>Brand etici e sostenibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 13:15:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dare una nuova vita agli oggetti, anziché gettarli. Sono sempre più i brand che perseguono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dare una nuova vita agli oggetti, anziché gettarli. Sono sempre più i <strong>brand </strong>che perseguono una filosofia etica e sostenibile, orientati all’<strong>economia circolare</strong>, che scelgono di trasformare i propri scarti di produzione in nuovi prodotti con un pay back davvero interessante in termini di benefici economici, oltre che ambientali.</p>
<p>In questo articolo ne citerò solo alcuni di diversi settori merceologici, ma è chiaro che la <a href="https://www.marziachiesa.it/gli-strumenti-necessari-per-diventare-unazienda-sostenibile/"><strong>transizione green</strong></a> stia diventando un’esigenza prioritaria per moltissime aziende, che, tramite progetti innovativi, non solo hanno la possibilità di mitigare l’impatto ambientale della propria attività in conformità con le migliori pratiche di <strong><em>Corporate Social Responsibility</em></strong>, ma anche di ottenere importanti risparmi in termini di risorse, siano esse naturali o economiche.</p>
<p><strong>FOOD</strong></p>
<p>Il settore del food è uno dei primi che si è mosso in termini di <strong>sviluppo sostenibile</strong> grazie all’avvento degli alimenti <strong>bio</strong> e della<strong> tracciabilità di filiera</strong>, detenendo il primato di progetti a basso impatto ambientale.</p>
<p>Alcuni studi dimostrano infatti che almeno 1/3 della produzione alimentare venga riutilizzata, trasformando i rifiuti in nuove risorse.</p>
<p>La sfida dell’<strong>Economia Circolare</strong> è quindi senza dubbio prioritaria per il sistema agroalimentare mondiale e anche nazionale. E lo dimostrano i numerosi colossi nostrani del food, tra cui <strong>Lavazza</strong>, che collabora attivamente con il Politecnico di Torino e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per creare prodotti riutilizzabili (come ad esempio le capsule); o <strong>Ferrero </strong>che ha messo a punto un processo in grado di riutilizzare in ottica circolare un materiale normalmente di scarto, il guscio delle nocciole, estraendone una fibra prebiotica molto interessante, l’Axos, che ha proprietà antiossidanti ed effetti benefici su sistema immunitario, cardiovascolare e sul metabolismo dei lipidi.</p>
<p><strong>FASHION</strong></p>
<p>Anche l’industria della moda, spinta dal desiderio di diminuire il proprio<strong> impatto ambientale</strong>, ha cercato negli ultimi anni un’alternativa ai materiali di origine fossile e animale da utilizzare nel tessile.</p>
<p>Questa tendenza ha spinto molte aziende di <strong>haute couture</strong>, ma anche di <strong>fast fashion</strong>, a realizzare collezioni di abiti e accessori partendo proprio dai materiali esistenti, mixandoli, ripensandone i volumi e le proporzioni, ispirati dalla possibilità di creare pezzi unici e irripetibili e, al tempo stesso, di avviare il proprio percorso creativo verso una strada sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e delle persone.</p>
<p>Tra i brand sostenibili più impegnati nella tecnica dell<em>‘upcycling, </em>ovvero della trasformazione di ciò che è considerato rifiuto in una nuova risorsa per un altro ciclo produttivo, vi è ad esempio <strong>Stella McCartney</strong>, che ha lanciato la sua luxury label nel 2011 con l’intento di offrire capi glam, con fibre naturali o sintetiche, partendo dai tessuti dead stock.</p>
<p>L’italiana <a href="https://www.marziachiesa.it/italia-does-it-better-un-futuro-verso-la-sostenibilita/">Gucci</a>, che già dal 2015, ha iniziato il proprio percorso di Sostenibilità lanciando la propria iniziativa per ridurre l’impatto ambientale e annunciando la scelta di seguire la filosofia fur free, ha lanciato la piattaforma “Equilibrium” per monitorare e comunicare i suoi progressi sociali e ambientali, ai quali si aggiunge la scelta radicale di diventare completamente carbon neutral.</p>
<p>O ancora il brand Pangaia, che redige un report, consultabile anche dal sito, sull’impatto ambientale della produzione e sulla propria visione, in continua evoluzione, per il divenire; la mission è quella di diventare un’azienda “Earth Positive” che restituisce all’ambiente più di quanto dall’ambiente prende.</p>
<p><strong>FURNITURE</strong></p>
<p>Anche il settore dell’arredamento si è mosso in tal senso, con la nascita del <strong>design sostenibile</strong>.</p>
<p>Questo movimento creativo, conosciuto anche come <strong>ecodesign</strong>, nasce dall’urgenza di salvare il nostro Pianeta da livelli di inquinamento sempre più allarmanti.</p>
<p>La risposta dei designer contemporanei si è così concretizzata da un lato nella scelta di <strong>materiali ecosostenibili</strong> per lo sviluppo di progetti innovativi, dall’altro nel riutilizzo dei materiali.</p>
<p>L’ultimo esempio? Il colosso svedese dell’arredamento low cost, <strong>IKEA</strong>, che, nel corso del 2021, comincerà a vendere pezzi di ricambio per poter prolungare la vita dei propri articoli, contrastando lo spreco di risorse, con lo scopo di diventare, entro il 2030, <strong>un’azienda circolare</strong>, i cui prodotti possono cioè essere interamente riutilizzati, riparati o riciclati.</p>
<p>La<strong> sostenibilità</strong> è quindi un tema sempre più caro al mondo aziendale: oggi i brand che decidono di essere sostenibili ed etici, investendo in strategie green, non si limitano a essere positivi per l’ambiente e la comunità, ma si assicurano un vantaggio competitivo ed economico ormai comprovato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il 26 Marzo 2021 torna &#8220;M&#8217;Illumino di Meno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Chiesa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 15:55:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>M’illumino di Meno è la Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-26-marzo-2021-torna-m-illumino-di-meno/">Il 26 Marzo 2021 torna &#8220;M&#8217;Illumino di Meno&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>M’illumino di Meno</strong> è la <strong>Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili </strong>lanciata da <strong>Caterpillar</strong> e <strong>Radio2 </strong>nel 2005: l’edizione 2021 torna venerdì 26 marzo ed è dedicata al “<strong>Salto di specie</strong>”, l’evoluzione ecologica nel nostro modo di vivere necessaria per uscire migliori dalla pandemia.</p>
<p>L’invito di <strong>M’illumino di Meno 2021</strong> è raccontare i piccoli e grandi salti di specie nelle nostre vite. Quelli già fatti e quelli in programma: dalla mobilità all’abitare, dall’alimentazione all’<strong>economia circolare</strong>.</p>
<p>Ed è proprio l&#8217;<strong>economia circolare</strong> il tema centrale di questa ricorrenza, con l’obiettivo di <strong>ridurre gli sprechi</strong> con gesti non solo simbolici, ma anche concreti &#8211; racchiusi nel cosiddetto “<strong>Decalogo di M&#8217;illumino di Meno</strong>” – che vanno dallo spegnere le luci, al realizzare nuovi oggetti partendo da quelli che hanno perso la loro funzione e che andrebbero altrimenti buttati. Il fine ultimo è quello di dare un apporto concreto per la salvaguardia del Pianeta.</p>
<p>Negli ultimi anni sono state tantissime le <a href="https://www.marziachiesa.it/gli-strumenti-necessari-per-diventare-unazienda-sostenibile/">aziende</a> che hanno aderito all’iniziativa, affermando così l’Italia come paese fortemente impegnato nel rispetto dell’ambiente e nel riutilizzo delle risorse.</p>
<p>Molti imprenditori hanno infatti messo in pratica la scelta di adottare un sistema produttivo circolare, permettendo così di potenziare il proprio <strong>business</strong>, aprire nuove <strong>opportunità di sviluppo </strong>e incentivare l’innovazione ambientale e tecnologica.</p>
<p>Anche in<strong> Sodai </strong>vogliamo cambiare le cose, lasciando in eredità al Pianeta una logica diversa, ponendo particolare attenzione al <strong>recupero</strong> e al<strong> riutilizzo dell&#8217;acqua</strong> e delle materie prime, al limitare gli sprechi e al risparmio energetico.</p>
<p>E poi, forse, la vera novità e allo stesso tempo la chiave del successo è il coinvolgimento di tutto il team in primis, ma anche dei clienti a cui offriamo un miglioramento a tutto tondo della qualità della vita aziendale e dei processi, tramite soluzioni volte al supporto e alla realizzazione dei progetti applicando la logica del <strong>&#8220;TAKE-MAKE-REUSE”</strong>.</p>
<p>Far parte di un grande movimento volto a ridurre l’<strong>impatto ambientale</strong>, avvalendosi dei principi dell&#8217;<strong>economia circolar</strong>e, è la base per diventare cittadini e imprenditori responsabili e poterne viverne i risultati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marziachiesa.it/il-26-marzo-2021-torna-m-illumino-di-meno/">Il 26 Marzo 2021 torna &#8220;M&#8217;Illumino di Meno&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.marziachiesa.it">Marzia Chiesa</a>.</p>
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